9.3.10

Senza regole. Giorgio Gaber - La libertà

Giorgio Gaber - La libertà

Senza regole chiunque fa il cazzo che vuole. Questa però non è libertà.
Libertà, come cantava Gaber, è partecipazione.
Prendere parte, comunicare con l'altro senza prevaricazioni, appartenere a un comune sentire senza perdere la propria identità ed autonomia. Considerare il limite della propria libertà come il confine oltre il quale si limita l'altrui libertà.
Concetti che sembravano scontati tra i cattolici come tra i comunisti in tempi storici nei quali le guerre di religione parevano barbarie del passato e il futuro si voleva crederlo luogo d'incontro tra diversi nel reciproco rispetto della diversità.

Oggi l'unica partecipazione che sembra interessare è quella ai profitti, di qualsiasi natura siano e non importa quanto a scapito degli altri. La libertà individuale si confonde con la sopraffazione dell'altro. Chi è ricco potente e famoso può permettersi qualsiasi eccesso fregandosene di tutto e di tutti. Da una posizione dominante si ostenta financo fastidio per qualsiasi genere di limitazione giuridica all'espansione illimitata del proprio volere. Il diritto del più forte, sempre esistito, ma contrastato da chi crede nella libertà nell'uguaglianza e nella fraternità come base per un mondo migliore, torna ad essere rivendicato, in varie forme, come giusto, anziché condannato in quanto contrastante con qualsiasi speranza di pacifica convivenza.

Considerazioni senza pretese le mie, sull'onda dei pasticci sulle elezioni regionali di questi giorni e delle posizioni assunte dal governo, ma più in generale dettate dall'arroganza del potere negli ultimi anni. Chi comanda vuol decidere tutto senza pastoie ignorando come le regole condivise, siano la sostanza della democrazia.
Il can-can suscitato dagli avvenimenti in corso, per altro, fa sì che i contenuti delle proposte di coloro che si propongono per essere votati diventino inesistenti. L'accavallarsi di scandali ed illegalità d'ogni genere suscita disgusto, rende ogni cosa indistinta ed allontana dalla politica anche coloro che non ne erano refrattari.
Dal pozzo senza fondo di connivenze e corruzione legato all'espansione smisurata del concetto di "protezione civile" ed ai suoi appalti senza regole e controlli continuano ad emergere brutture ma nessuno ci fa più caso. Ad esempio oggi il Corriere pubblica stralci emblematici di verbali dei magistrati:
«...i relativi documenti fiscali del negozio Foresti [la ditta che ha arredato con stoffe costose l'appartamento del figlio di Balducci] sono stati emessi a favore della società Maddalena, società consortile costituitasi per la realizzazione dell'appalto del palazzo delle conferenza nell'ambito del G8. A riprova del fatto che, anche per le fatturazioni, la gestione dei costi per la realizzazione delle opere, era gestita in modo del tutto "privato" a solo discapito dei conti pubblici su cui, alla fine, andavano a gravare indirettamente anche i "favori" elargiti dall'imprenditore per il pubblico funzionario connivente che gli garantiva l'aggiudicazione della pubblica gara»
E ancora:
«Ciò che si era creato nell'ambiente della gestione degli appalti sui Grandi Eventi era proprio una totale e completa "mercificazione" di tutto il sistema a favore di interessi privati, possibile proprio grazie alla connivenza di tutti o quasi dei centri decisionali interessati e degli organismi dotati dei relativi poteri di spesa. È di tutta evidenza come all'interno del Dipartimento la corruzione interessasse proprio tutto il sistema nel suo complesso e non solo il solo vertice. Le numerosissime conversazioni intercettate infatti danno modo di comprendere come Diego Anemone e gli altri imprenditori "graditi" nell'ambiente avessero contatti quotidiani non solo con i dirigenti dell'ufficio, ma con la struttura nel suo complesso, occupandosi delle esigenze di tutti i dipendenti (dal pagamento del rinfresco di matrimonio alla singola impiegata, al procacciamento di finanziamenti in banca a chi era incaricato di gestire i mandati di pagamento, alla generica consegna di buste dal contenuto vago, alla dazione di regali di Natale di elevato valore per i vari funzionari) con favori e regalie distribuiti a tutti i livelli gerarchici, così da garantirsi effettivamente l'aggiudicazione e la successiva gestione di appalti in spregio a tutti i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, con ingente danno economico pubblico»
Cose gravissime non tanto in sé, per l'entità, ma in quanto indice di un malcostume così diffuso da non essere quasi più percepito come tale. In effetti, presi da altri fatti, non se ne parla più. Eppure sono queste parole degli inquirenti che si occupano degli appalti "Grandi Eventi" che mi hanno spinto a scrivere queste righe.

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