9.12.10

Stupidopoli. Compravendita parlamentari, Alemanno, Frattini, WikiLeaks e giornalisti "embedded"

Se, e dico se, gli italiani fossero mediamente più attenti alle allucinanti vicende politiche che vedono protagonisti gli uomini pubblici dell'olimpo berlusconiano - anziché perdersi nella marea melmosa delle chilometriche trasmissioni dedicate a povere ragazzine scomparse, trucidi omicidi, grandifratellesche emozioni - si renderebbero conto della deriva grottesca di questo fine impero del cavalier Silvio da Arcore.
Vanno forte le quotazioni dei parlamentari in procinto di passare a dare una mano, o meglio un voto, non a gratis, al decotto Berlusconi - ultimi due tizi dell'Italia dei Valori - ah! ah! ah! la dice lunga sulla capacità del Di Pietro di scegliersi gli uomini da eleggere, ma anche di questo avevamo già avuto esperienza.
Nel clima di si salvi chi può, in una Roma allo sfascio economico, il duro e puro sindaco Alemanno sistema all'Atac, l'azienda dei trasporti, parenti, amici, sodali di partito e pure una ex cubista. Ben 854 assunzioni a chiamata diretta alla faccia della crisi.
Franco Frattini, miracolosamente assurto da maestro di sci a ministro degli esteri, continua a sparar cazzate. All'annucio delle rivelazioni di WikiLeaks aveva parlato di "terroristi che vogliono distruggere il mondo" e di "11 settembre della diplomazia". Per l'arresto del capo di WikiLeaks, Assange, esulta, rivendicandolo come un colpaccio della diplomazia: «Era ora, per fortuna l’accerchiamento internazionale ha avuto successo» e rincara «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono»
Mah! Per il momento è arrestato per un caso assai dubbio, per quel che se ne sa, di stupro, e, comunque, se risultasse colpevole, è giusto che venga punito. Non si vede però come possa essere condannato per i danni arrecati alla relazioni internazionali anche se, senza dubbio, cercheranno di incastrarlo e metterlo a tacere in ogni modo.
Chi conosce la fiaba I vestiti nuovi dell'Imperatore di Hans Christian Andersen sa che ci vuole l'ingenuità di un bambino per far emergere la verità, specie quando è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo vedere e tacciono solamente per timore reverenziale. Ora che "il re è nudo" (e non ci si riferisce soltanto alle risapute "marachelle" del nostro piccolo satrapo nazionale) ci si spreca in commenti, spesso al limite del demenziale, sul come evitare che le persone comuni sappiano quel che pensano davvero coloro che li governano e sul come limitare di fatto la libertà d'informazione.
Magari ci riusciranno e non mancheranno neppure, come non sono mai mancati, i giornalisti "embedd" sempre pronti a scodinzolare al seguito dei potenti in nome della "responsabilità". Allora avremo fatto un altro bel balzo indietro sulla strada della effettiva democratizzazione.

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