30.3.12

A proposito di stragi. Follia?


Checché se ne dica non c'è follia nei "folli" attentati che costellano la nostra esistenza. Non erano "folli" né Mussolini né il sua "allievo" Hitler che di tanto superò il maestro. Neppure i terroristi che si schiantarono sulle torri gemelle erano folli e i brigatisti che assassinarono l'indifeso Biagi (di cui ricorre il decimo anniversario). Non sono folli i ragazzi che uccidono nei licei americani e Anders Behring Breivik che ha compiuto la strage di Oslo.
Ci sono sempre ideologie e un brodo di cultura condivisa alle spalle degli esecutori materiali di crimini orrendi.
Le nostre società sono incubatrici di violenza e xenofobia.
Il singolo attentatore può anche essere fuori di testa ma non più fuori di testa dei tanti con i quali condividiamo la quotidianità.
Scriveva Ivan Illich che qualunque società per essere stabile, ha bisogno di registrare la devianza. Gli individui dall’aria strana o dal contegno eccentrico costituiscono un fattore di sovversione fino a quando le caratteristiche che li accomunano non abbiano ricevuto una designazione formale e la loro condotta sconcertante non sia stata sistemata in una casella riconosciuta.
Ascrivere a follia quanto appare incomprensibile è consolatorio e in qualche modo tranquillizzante.
Bernard Henry-Lévy concludeva il suo articolo sul Corriere di qualche giorno fa:
Avviso ai piromani della difesa di una «identità nazionale» intesa come entità chiusa, timorosa, che si nutre di risentimento e di odio: è il contratto sociale a essere ucciso in una strage di questa sorta; è la base stessa del vivere insieme che, quando si scatena simile follia, vacilla e viene meno. Non c'è peggiore offesa alla nostra cultura, all'anima del nostro Paese, alla sua Storia e, tutto sommato, alla sua grandezza, del razzismo e, oggi, dell'antisemitismo.
Anche lui parla di "follia", ma con ogni evidenza si riferisce alla follia del razzismo negato a parole quasi da tutti, ma condiviso nei fatti da tanti.
Bossi e i suoi leghisti, I Borghezio e i Gentilini con i loro linguaggi assurdi, non sono folli, ma coscienti provocatori che soffiano sulle paure viscerali della "gente" per spingerli a sostenere con i voti i loro comitati d'affari nelle amministrazioni pubbliche. Nessuna meraviglia però se tra "gente" tanto mal consigliata qualcuno passa dalle parole ai fatti.
Il più terra terra degli esempi è l'omofobia. Non passa giorno che non si registrino nuovi episodi di violenza nei confronti dei gay.
Il razzismo è multiforme e si scatena contro ogni forma di "diversità".
Insulti, calci in culo, schiaffoni e pestaggi sono il primo passo dei pogrom. La storia lo insegna, ma chissenefrega della storia?

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