7.1.08

Pugni

Titolo Pugni
Autore Grossi Pietro
Editore Sellerio, Palermo, 2006, 188 p., brossura, € 12,00

Difficile liberarsi dell’adolescenza. Alla fine non ci si riesce mai completamente.

Pugni opera prima di Pietro Grossi – in realtà seconda poiché nel 2000 Polistampa aveva pubblicato Touché – ha imposto al pubblico il giovane autore come scrittore di buona razza.
Raccolta di tre racconti disuguali. In tutti i protagonisti sono coppie di maschi a confronto.
Nel primo racconto, Boxe, si parla di due pugili appena oltre la soglia dell’adolescenza, diversi e simili ad un tempo. I loro soprannomi li definiscono. ‘Il ballerino, anche studente di pianoforte, tutto tecnica e leggerezza, non combatte mai, se non un’unica volta, perché la madre non vuole. ‘La capra’, sordomuto, solido e potente, raggiunge subito ragguardevoli risultati. Li accomuna l’insicurezza di adolescenti sfigati. Entrambi trovano identità soltanto sul ring, affratellati dalla stessa passione. Ne viene fuori una geniale metafora della condizione giovanile.
Veri fratelli sono quelli del secondo racconto, Cavalli, ambientato in un mitico west atemporale. Anche loro allo stesso tempo uguali e differenti, si avviano da subito, ancora bambini, a destini antitetici pur senza staccarsi mai completamente dalla condivisa matrice originaria. I cliché abbondano nella narrazione, ma non infastidiscono.
Il terzo racconto, La scimmia, decisamente meno felice dei precedenti, è di stampo giovanilista. Trentenni in difficoltà, poco cresciuti emotivamente, si misurano con i fantasmi di generazioni percepite come più fortunate. Tentano comunque di conformarsi alla realtà nelle vesti vaghe di artisti o, più concrete, di venditori di prosciutto. Altrimenti se ne autoescludono diventando scimmie e passando il tempo a giocare con i gusci di pistacchio.
Tutti i protagonisti del libro si muovono immersi in un mondo totalmente maschile, nel quale le donne sono soltanto un pallido contorno. Tuttavia, pur scarsamente delineate, emanano forza. Esseri alieni all’universo impregnato di maschi valori che l’autore disegna, fondamentalmente incomprensibili, i personaggi femminili conservano una loro inquietante indispensabilità.

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