23.4.10

La montagna ha partorito un pidocchio

Così conclude il suo editoriale sullo scontro Fini-Berlusconi Vittorio Feltri. Chi sia il pidocchio è chiaro a tutti. Fini ha detto la sua rendendosi colpevole di lesa maestà. Sembra davvero di vivere in altri tempi dove potere assoluto e gerarchie sono le uniche cose che contano. Forse però i tempi non sono mai cambiati e soltanto pochi illusi, controcorrente e ignorati dai più, hanno coltivato idee assurde di uguaglianza e democrazia. Non certamente Massimo Fini che dell'autoritarismo era un paladino. Solo ora che a praticarlo non è più lui si accorge di quanto sia insopportabile. Troppo tardi. Ha un bel gridare "il re è nudo!". Gli manca l'innocenza del fanciullo nella famosa favola di Andersen. Del resto questo reuccio in sedecesimo che risponde al nome di Silvio Berlusconi ha mostrato al mondo tutte le sue inverecondie e soltanto chi non le vuole vedere non le ha già viste da un pezzo. Intanto la sua corte di beneficati resta lì intorno più compatta che mai. Nessun Gran Consiglio gli ha votato contro e la BerlusconRai prosegue nella sua campagna di disinformazione di massa. Fintantoché un italiano su quattro continuerà a votare orante il Silvio, lui potrà impunemente strepitare che governa in nome del popolo. Eppure questi sono i dati reali emersi dalle urne nelle regionali di marzo, estrapolati dall'istituto Pragma-Emg sul 100% del campione, a livello nazionale: il Pdl è al 26,7% e il Pd al 25,9%. La Lega Nord si assesta al 12,7%, l’Italia dei Valori al 6,9%, l’Udc al 5,8%, Sinistra Ecologia e Libertà al 3%, la Federazione della Sinistra al 2,9%, il movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo all’1,8%, la Destra di Storace e la lista Pannella Bonino entrambe allo 0,7% e l’alleanza di centro-democrazia cristiana allo 0,4%. Dunque il "pidocchio" Fini non è poi l'unico tra i peli asfaltati sulla testa del cavaliere. Il guaio è che all'orizzonte manca qualsiasi alternativa.

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