13.5.10

Nucleare? Facciamo due conti

casa con pannelli fotovoltaici e termici

Nessuno le vuole nell'orto di casa, ma cresce la richiesta di centrali atomiche anche in Italia.
Il Riformista - giornale inutile come molti altri, ma assai presente nelle rassegne stampa - è a favore, e non gli è parso vero di pubblicare la lettera che "un nutrito gruppo di intellettuali, scienziati, imprenditori, parlamentari" ha spedito a Bersani. «Un Pd nucleare»
Ha risposto al "nutrito gruppo" il Manifesto - giornale utile quant'altri mai, ma poco citato e sempre sull'orlo del tracollo, non avendo né padroni né padrini - con un articolo di Mattioli e Scalia che la dice lunga già dal titolo: Lobby e vecchi merletti.
Disperatamente tentando di mantenere una visione critica della realtà in tempi così desolatamente conformisti - in ogni direzione - confesso una certa perplessità.
Intanto sgombrerei il campo da un virtuoso luogo comune accampato per ridurre i consumi energetici, al quale io stesso mi sono appellato: educare le persone a consumare meno e meglio. Battaglia persa. L'unica possibilità per diminuire gli sprechi sarebbe, forse, garantire un minimo d'energia a prezzi ridottissimi per consumi primari e stangare progressivamente con costi elevati gli utenti oltre questa soglia di consumi.
Ciò detto mi chiedo se tutto quanto è stato autorevolmente affermato circa i costi enormi del nucleare per la costruzione di centrali, e la loro dismissione dopo tempi relativamente brevi d'esercizio, rimanga valido. Personalmente ritengo di sì, come ritengo sempre validi gli argomenti degli antinuclearisti relativi alla scarsità d'uranio sul pianeta e all'irrisolto problema dello smaltimento delle scorie radioattive.
Innegabilmente il bisogno di energia è tanto e non ho ragione di dubitare dei dati forniti dal "nutrito gruppo" sulla produzione energetica in Italia: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento. L’energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento.
Orbene è proprio sul solare (del quale si parla sempre poco) che mi sfugge qualcosa.
Se ho ben capito un impianto fotovoltaico da 3 kWp, destinato principalmente ad utenti domestici con consumi elettrici indicativamente pari a 4000 kWh, equivalenti ad una spesa annua di circa 700 €, viene proposto da Enel al prezzo, chiavi in mano, di 14.520,00 € (IVA inclusa). Tale costo però sarebbe coperto per il 100% dagli introiti del meccanismo incentivante “Conto Energia” e dai benefici dello Scambio sul Posto. Per realizzare l'impianto occorrono solamente 24mq di tetto orientato verso sud. (dati enel.it). Mi chiedo: quanti chilometri quadrati di tetti rivolti verso sud ci sono in Italia? Tappezziamoli di pannelli solari in rete tra loro e poi vediamo se resteremo allo 0,2 per cento. Non ho la competenza e l'autorevolezza per effettuare tutti i calcoli necessari ma che qualcuno li esegua, per favore, e ci dica.
Secondo l'economista e saggista Jeremy Rifkin l’analogia tra rete e sistema energetico è molto forte. Nel suo ultimo libro La civiltà dell'empatia si augura che in futuro gli utenti producano singole parti, pezzi d’energia/informazioni che verranno immagazzinate (come avviene sui server) per poi essere condivise.
In alcuni luoghi sta già avvenendo la transizione verso edifici in grado di produrre l’energia di cui necessitano, l’immagazzinamento dell’energia in eccesso, la ridistribuzione della stessa nei vari punti della rete.
Ad esempio il progetto Free Energy - 1000 impianti fotovoltaici a costo zero per la Città di Busto Arsizio (80.000 abitanti) va in questa direzione. Basterà avere un tetto, da 20 a 28 mq, rivolto a sud e si potrà usufruire di elettricità gratis per i prossimi 21 anni. (Vedere zeroemission.tv e comunicati stampa sul sito del comune di Busto Arsizio)
Se è stato possibile lì perché non dovrebbe esserlo altrove? Basterebbe , come si diceva una volta, la volontà politica.

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