3.5.08

Insulti e insulsi. Santoro, Travaglio, Petruccioli, Sgarbi, Grillo, Napolitano, Veronesi e la Rai tivi

Grillo

Pur non sentendomi troppo “grillino” condivido buona parte delle cose che dice Beppe, anche perché le pensavo già prima che lui ne facesse un cavallo di battaglia. Grillo non è un fenomeno di oggi come troppi disattenti analisti sembrano credere. Sforna spettacoli alternativi da oltre vent'anni e, se devo essere sincero, lo preferivo nella fase più spiccatamente “ecologista” pur disapprovandolo quando dimostrava di non capir niente della rivoluzione informatica – nel bene e nel male - spaccando computer sul palcoscenico. Da persona intelligente, quando ha compreso meglio, ha cambiato totalmente atteggiamento rilanciando sé stesso proprio grazie alle nuove tecnologie (che nuove non lo sono più da un pezzo anche se tipi lungimiranti come Mieli le consideravano solo una moda, simile al borsello!)
Non ho neppure mai apprezzato la grevità di linguaggio, gli insulti gratuiti e lo sfottò sulle caratteristiche fisiche dei presi di mira (ricordo con un certo raccapriccio quanto diceva sulla vecchia signora della pubblicità della candeggina, ma il punto focale era la critica, feroce e sacrosanta della pubblicità). Questione di gusti. Grillo ha comunque il dono di far ridere crassamente chi l’ascolta predicendo catastrofi che ci riguardano con una superficialità invidiabile. Non è un mago: ha soltanto l’intelligenza, non rara nei comici e rarissima nei politici, di consultare ed ascoltare esperti di vario tipo, ripetendone poi, a suo modo, le indicazioni. Grillo non è un fine satirico – non a caso è stato scoperto da Pippo Baudo. È un comico puro. Piace ai più e fa storcere il naso agli snob. Ci voleva il vecchio stalinista Petruccioli, uomo di destra, sinistra e centro, ma mai divergente dal pensiero dominante, per indignarsi alle riproposta televisiva di spezzoni del “vaffanculo day” di Torino.
Petruccioli e compagni (di centro, destra e sinistra) ambirebbero ad una televisione anni cinquanta quando non si poteva dire “membro di governo” perché ricordava il cazzo e offendeva le pudiche orecchie delle italiche famiglie. Non si scandalizzano, Petruccioli & C., dell’infame televisione ed informazione che di norma ci propinano, né dell’indegna gazzarra da neurodeliri del solito Sgarbi che, con la bava alla bocca, ha continuato per tutta la trasmissione ad insultare i presenti (Travaglio dovrebbe denunciarlo ed estorcergli un bel po’ di soldi). Con chi se la prendono Petuccioli & C.? Col povero Santoro – povero, rispetto ai colleghi, per i redditi dichiarati. Ha avuto l’ardire, il giornalista, d’informare gli italiani circa una manifestazione con più di cinquantamila persone coinvolte. Non vogliono, le vestali della casta, una televisione capace di mettere in dubbio le virtù degli intoccabili. Forse che Napolitano non è rimasto quel sepolcro imbiancato, più realista del re, dei tempi d’oro del PC? Forse che Veronesi, uomo per altro di sicura intelligenza ed abilità - buono anche lui indifferentemente per tutti i regimi - non è ampiamente sovvenzionato, oltre che da noi tutti, da finanziatori con ben precisi interessi? Se lo dicessero gli elzeviristi “seri”, anziché incensare senza ritegno i potenti d’ogni risma, non ci sarebbe bisogno di un comico per metterli alla berlina.

PS
Grillo s’è incazzato per la pubblicazione dei redditi on-line. Why? Guadagna molto. E allora? Buon per lui e complimenti per averlo dichiarato al fisco. Invece è assai istruttiva la lettura dei redditi. Scoprire che il proprio vicino, con un tenore di vita della madonna, e fautore di idee politiche vincenti, dichiara assai meno di te che non puoi evadere un cent e fatichi ad arrivare a fine mese - o figura addirittura in passivo - fa piacere. Sarà mica un evasore?

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