18.8.08

Vietato non vietare. Elenco della spesa degli italici divieti

Decoro, decenza, sicurezza! In loro nome sindaci-sceriffi, tanto creativi quanto sadici, inventano divieti a raffica. L’intento è banale: far cassa, sostituendo con multe salate (si va dai cinquanta ai cinquecento euro a botta e anche più) l’abolita tassa sulla casa. Saranno felici i loro elettori, morti viventi in città sempre più morte? Legisti e fascisti assicurano di sì, ma persino quei bacchettoni d’inglesi s’indignano (The Indipendent).
Non si può andare a puttane (non tanto per il fatto in sé ma per l’intralcio della circolazione) e neppure vendere alcunché. Anche rovistare nei rifiuti in cerca di cibo o chiedere l’elemosina (sia pure nella terra natia di San Francesco, il mendico più famoso d’Italia) è proibito. Nulla di particolarmente nuovo.
Banditi i nudisti. Vietato spogliarsi in ogni forma e farsi massaggiare sui litorali, giocare (pure costruire castelli di sabbia!), fare il bagno di notte e di mattina presto, correre a tuffarsi in mare, fumare e consumere cibo in spiaggia o per strada, passeggiare con una bottiglia di birra in mano, dare briciole ai piccioni, andare in giro in costume, indossare zoccoli per strada, sedersi sui gradini, sedersi in tre su una panchina (e sdraiarsi o appoggiare i piedi sulla stessa), leggere distesi sull’erba, entrare nei parchi in più di due, baciarsi in auto, posteggiare i camper e, ovviamente, danneggiare i cartelli di divieto.
Insomma se si vuol mangiare e bere bisogna sederi ai tavoli di bar e ristoranti dove esercenti ladri estorcono dieci euro per un panino, cinque per un bicchiere d’acqua, o per l’abuso tutto italico del “coperto”, e via spendendo.
Qualcuno poi ha il coraggio di chiedersi come mai si va sempre meno in vacanza, calano gli stranieri e gli italiani che possono preferiscono andare all’estero!

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