26.3.11

Gulliver: bombe, cannoni, politica e la natura umana


[Sua Maestà] Rimase letteralmente sbalordito a sentire la storia degli avvenimenti che si erano verificati negli ultimi cento anni [ndr: qui si parla del XVII secolo e non del XX, ma poco cambia], bollandoli come un cumulo di cospirazioni, ribellioni, assassini, massacri, rivoluzioni, esili: gli effetti peggiori che l'avarizia, la faziosità, l'ipocrisia, la perfidia, la crudeltà, la rabbia, la follia, l'odio, l'invidia, la brama, la malizia e l'ambizione possono produrre.

"Mio piccolo amico Grildrig [ndr: questo il nome di Gulliver nel paese dei giganti dove è stato abbandonato nel suo secodo viaggio], mi hai fatto un gran panegirico della tua patria, dimostrandomi che le qualità essenziali per diventare un legislatore sono l'ignoranza, l'ozio e il vizio; che le leggi sono spiegate, interpretate ed applicate in maniera ineccepibile da quanti hanno interesse e abilità nel pervertirle, confonderle ed eluderle. Qualche aspetto delle vostre istituzioni può essere stato almeno tollerabile in origine, ma ormai è cancellato ed il resto si è deteriorato nella corruzione. Da quanto hai detto non sembra affatto che, ad un certo ruolo nella società, debba corrispondere una certa condotta di vita, e tanto meno che i nobili vengano dichiarati tali in nome della loro virtù, che i preti vengano promossi per la pietà e la dottrina, i soldati per il valore, i giudici per l'integrità, i senatori per l'amore del paese, i cancellieri per la saggezza. Certo spero che tu, che hai passato gran parte della vita viaggiando, sia immune dai molti vizi del tuo paese, ma da quello che ho sentito dalle tue relazioni e dalle risposte che ti ho tirato fuori a gran fatica, non posso fare altro che ritenere la maggior parte dei tuoi compatrioti la razza più perniciosa di vermiciattoli detestabili a cui la natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della terra."

Dichiarò di aborrire e disprezzare i misteri, gli artifici e gli intrighi tanto nei sovrani che nei ministri. Non sapeva dire cosa intendessi con segreto di stato, quando non si aveva a che fare né con nemici né con nazioni rivali. Tutta la sua conoscenza del governare si limitava a poche cose: al buon senso e alla ragione, alla giustizia e alla clemenza, alla velocità nel compimento delle cause civili e penali e ad altri luoghi comuni che non vale la pena di menzionare. Secondo lui, chiunque fosse riuscito a fare crescere due spighe di grano o due fili d'erba dove ne cresceva uno solo, avrebbe reso un servizio al suo paese e all'umanità, tanto più grande dell'intera progenie dei politicanti messi insieme.

Quando Gulliver, credendo di fare cosa grata, propone al re la polvere da sparo e la costruzione di armi che "sarebbero state in grado di radere al suolo le mura fortificate delle più grandi città del regno in poche ore, compresa la stessa capitale, se mai avesse osato discutere i suoi [del re] ordini"
Il re rimase inorridito dalla descrizione di quelle terribili macchine e dalla proposta che gli avevo fatto. Non sapeva capacitarsi come un insettuccio debole e impotente come me (questa fu la sua definizione), potesse concepire idee così abominevoli, perverse e irresponsabili, senza mostrare il minimo segno di commozione davanti a tutte le scene di sangue e di distruzione che gli avevo presentato come effetto di quelle terribili macchine, e concluse che il loro inventore doveva essere stato qualche genio del male, nemico dell'umanità.

Gulliver lo compatisce così:

...bisogna saper comprendere anche un re che vive escluso dal resto del mondo, completamente all'oscuro degli usi e dei costumi vigenti negli altri paesi; in uno stato d'ignoranza, dunque, che è il più favorevole al sorgere dei pregiudizi e di una visuale ristretta che, noi europei, abbiamo di gran lunga superato.

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Gulliver's Travels, 1726, ed. riveduta nel 1735)

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