6.2.13

Borsa, spread, banche, finanza, massoneria... Rivoluzione

A me e a tutti quelli che come me non posseggono altro se non gli occhi per piangere, dei crolli in borsa potrebbe non fregare un beato nulla. Altro paio di maniche per lo spread. Lo spread, continua a viaggiare intorno ai 4,50% sui Btp decennali e ci riguarda, visto che è l'indicatore degli interessi da sborsare su un debito che altri hanno contratto (e goduto), ma che dobbiamo onorare noi lavoratori dipendenti o pensionati che paghiamo le tasse fino all'ultimo centesimo, sempre spremuti, governo dopo governo. Alla facciazza della balla cosmica che non esiste come sostiene il cacciaballe di Arcore. E invece no, non possiamo fregarcene, come si è ben visto in questi ultimi anni di democrazia sospesa, lacrime e sangue, perché mercati, borse, finanza, banche, debito pubblico e privato, occupazione sono strettamente correlati e, quel che è peggio, lontani da qualsiasi nostra possibilità d'intervento. A dettare le agende politiche sono banche e finanza. Siamo nel 2013 e c'è ancora chi sostiene che le redini di banche e finanza siano saldamente nelle mani della massoneria. A me, fin dai tempi di Gelli e della P2, è sempre sembrato incredibile che un residuato storico così improbabile avesse ancora tanta influenza, eppure... A riprendere gli intrecci oggi su Il Fatto Quotidiano, Fabrizio d'Esposito: "L'ex numero uno dell'Abi è nella massoneria da tempo". Ci sono tanti nomi; oltre a Mussari, Luigi Berlinguer e Denis Verdini (per par condicio?) spiccano Giuliano Amato e soprattutto il suo sodale in Astrid, Franco Bassanini.
Bassanini, legato in anni giovanili alla FUCI di Milano, ex Psi, eletto per due legislature nel collegio Senese, ministro di Prodi, D'Alema e Amato, presidente della Cassa Depositi e Prestiti da molti anni è un think tank potente.
Perché questa digressione? Perché mi ha colpito sentire dire a Ballarò da Berlusconi che i soldi necessari alle sue folli promesse, avrebbe potuto farseli prestare proprio dalla Cassa Depositi e Prestiti come già fatto in passato. Significa qualcosa?
Unica certezza è il merdaio nel quale ci troviamo, quasi senza speranza. Più finemente ne parla Barbara Spinelli nell'articolo su La Repubblica: Se pure Keynes è un estremista.
A un mese da un voto comunque inutile perché, quantunque ci si auguri che gli italiani non siano tanto idioti da ridare la palla in mano a Berlusconi, le cose non cambieranno un granché da come stanno, cosa possiamo fare noi inutile 99% di un mondo in mano all'1% dei sempre più ricchi?
A sì, potremmo fare la rivoluzione, ribaltare il sistema. Confiscare i beni delle banche, dei ricconi, di tutti coloro che ci hanno governato e hanno rubato a man bassa. Altroché rivoluzione civile! Come disse qualcuno: "La rivoluzione non è un pranzo di gala".
Però c'è un però! A parte il piccolo dettaglio che non si vede chi in Italia, in Europa o, peggio che andar di notte, in America, potrebbe realizzarla 'sta rivoluzione, e poi? Troppi hanno qualche piccola cosa da perdere oltre "le loro catene".
Inoltre la storia non è incoraggiante al proposito. Sembra regola che alle menti pensanti, anche nelle migliori rivoluzioni, subentrino i peggiori tipacci, mentre dei colpi di Stato reazionari i peggiori tipacci sono direttamente a capo.
E allora? Allora davvero non so e non vedo chi possa tirarci fuori dal guano.
Non certo il cacciaballe di Arcore, ma comunque "a un dio fatti il culo non credere mai" (De André - Coda di lupo).


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