23.3.06

Digital Generation

ragazza con computerCosì come emerge dal Rapporto 2006 dell’Osservatorio AIE sull’editoria digitale: solo il 5% non usa il pc, più della metà ha un Ipod, il 25% chatta e il 9% ha un blog. In sintesi? Il futuro – per i giovani, ma anche per gli editori - è lì. datamanager.it

Questi i numeri dall’indagine di Mannheimer sui consumi tecnologici dei 14-24enni. Come sempre i dati raccontano verità parziali. L'Italia rimane un paese tecnologicamente arretrato anche per il digital divide causato dai costi e dalla disomogenea copertura con l'adsl. Tuttavia è indubbio che si stia affacciando sulla ribalta del mercato una nuova generazione di media cultura che consuma musica digitale scaricata da internet. Più complessa la verità sulla "comunicazione". Una cosa è ascoltare musica o giocare, altra cosa comunicare. Non basta, ad esempio, aprire un blog; bisogna anche saperlo usare e avere voglia e tempo per farlo. La maggior parte dei blog muoiono subito dopo essere nati. Pochi si trascinano stancamente per qualche tempo, pochissimi si consolidano. Ciò nonostante è in embrione una generazione di comunicatori con caratteristiche diverse dalle precedenti. Sono sempre più i giovani e giovanissimi che producono cose egregie in rete. Drammaticamente fuori gioco resta la scuola. Gli insegnanti faticano a cogliere il senso profondo della rivoluzione digitale e le sue implicazioni sull'informazione e sulla comunicazione (per non dire sull'economia). Sono cambiati i parametri culturali e coloro che della cultura dovrebbero essere i mediatori non se ne sono accorti o, pur accorgendosene, hanno fatto ben poco per adeguarsi. Per la verità una colpa relativa considerando la scarsa attenzione delle "gerarchie scolastiche" – e dei “politici” – all'argomento. Ci sono stati tanti proclami, ma pochi incentivi concreti a sostegno dei costi economici e temporali necessari per un reale aggiornamento della professionalità docente.

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