6.10.09

Chi si loda s'imbroda

Laus in ore proprio sordescit, dicevano i latini, ma "Lui" è il migliore di tutti, dal Regno alla Repubblica, dal 1860 ad oggi, e lo afferma spudoratamente nel salotto della televisione dove "è di casa"

Lodo Mondadori, lodo Schifani, lodo Alfano.
C'è attesa per la decisione circa la legittimità del lodo Alfano che oggi (ma potrebbe anche slittare) dovrebbero prendere i giudici della Corte Costituzionale.
C'è chi vede nell'addensarsi delle vicende giudiziarie intorno al premier - dalla condanna al corrotto Mills (del quale il corruttore non può che essere Berlusconi) alla condanna di risarcimento della Fininvest a favore di De Benedetti - una specie di autunno del patriarca o, meglio, del sultano.
Eppure non mi riesce di condividere l'ottimismo di chi ritiene vicino il crollo del "regime", né quello di chi spera in prossime elezioni.
Questa Italia, per una ragione o per l'altra, e troppo simile al marciume di chi la governa e gli italiani, purtroppo, sono rappresentati da coloro che hanno scelto.
La metà di popolo che vorrebbe sinceramente qualcosa di diverso è troppo frammentata per poter davvero contare e manca comunque di rappresentanti condivisi e credibili.
L'idea di rafforzare personaggi come Rutelli, D'Alema, Bersani e Franceschini o Casini e Buttiglione, (ma anche Di Pietro e soci perdio!) fa venire l'orticaria. Né si salvano molti di quelli che nel Parlamento non sono nemmeno riusciti ad entrare.
Questa non è una sinistra, ma una corte dei miracoli scalcagnata con tanti vassalli e valvassini uno peggio dell'altro. L'ultima, in ordine di tempo, prova di stupidità (o malafede, chissà?) l'hanno appena data quegli "onorevoli" che non si sono presentati a votare contro lo scudo fiscale! Il governo ne sarebbe risultato battuto (per ben due volte!) e della risonanza mediatica dell'evento si sarebbe avvalsa tutta l'opposizione. Ma quale opposizione? È inesistente, in tutt'altre faccende affaccendata, lontano anni luce dalle persone reali che pretende di rappresentare. Allo sfascio il PD tutto resta sulle spalle di un ex giudice e poliziotto come Di Pietro, un comico d'avanspettacolo come Grillo, un manipolo di giornalisti più o meno volonterosi del gruppo Espresso e i liberi battitori della TV e del Web (tipo Travaglio, Santoro, ecc) rivolti a una audience già preventivamente convinta di quanto vanno asserendo.
Ancora una volta non resta che opporre, gramscianamente, l'ottimismo della volontà al pessimismo della ragione. Magra soddisfazione.

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