12.5.13

Amour - Michael Haneke (2012)

Amour, regia di Michael Haneke (2012)

Finalmente un film che vale la pena seguire per intero senza dormicchiarci o fare altro nel frattempo. Non certo "leggero", ma intenso, triste, brutalmente tenero.
Giustamente molti lo considerano il miglior film del 2012.
A dispetto del titolo non è un film d'amore e neppure lontanamente ammicca alle tante edificanti e consolatorie finzioni sull'amore nella terza e quarta età.
L'azione si svolge per intero in un borghese interno francese novecentesco che ha conosciuto giorni migliori. La scena ha toni grigi e luci smorzate come se una polvere senza speranza continuasse a deporsi. Il crudo realismo degli interni ben si combina con la durezza della decadenza fisica, la solitudine, l'impreparazione alla morte di una coppia di ultra ottantenni che hanno vissuto il pieno della loro esistenza a metà del secolo scorso.
Trintignant e Emmanuelle Riva ben interpretano i ruoli e hanno la giusta età. Isabelle Huppert la figlia che vive altrove, sta lì a segnalare il passaggio del testimone di un tormentato cambio generazionale.
Trintignant e Gassman "Il sorpasso"
Trintignant (come non rivederselo in mente nel film "Il sorpasso" di Risi con Gassman? Ma anche in “Un uomo e una donna” di Claude Lelouch e “Z-L’orgia del potere” di Costa-Gavras e “Il conformista” di Bernardo Bertolucci - e tanti altri, visto che ha partecipato ad oltre 130 film).
Emmanuelle Riva "Hiroshima mon amour"
Riva (che non ricordavo certo nei panni della giovane ebrea nel film Kapò di Pontecorvo, né in "Hiroshima mon amour" di Resnais e neppure nel più recente "Tre colori - Film Blu" di Kieslowski).
Entrambi grandi interpreti di una sfacelo esistenziale inevitabile al quale solo la morte può dare soluzione.
E infatti a me è sembrato un film sulla opportunità del morire quando la vita smette di offrire la possibilità di una esistenza dignitosa. Direi che non è neppure una questione di età. Da un certo punto in poi nulla e nessuno può più aiutare. Non l'amore del compagno (o della compagna) che sta accanto, non l'attenzione filiale, non l'accanimento terapeutico, men che meno le cure di una badante. La morte resta l'unica liberazione possibile. Ama veramente chi restituisce la pace del nulla.

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