Lo stato d’eccezione provocato da un’emergenza immotivata
-
Coronavirus. La paura dell’epidemia offre sfogo al panico, e in nome della
sicurezza si accettano misure che limitano gravemente la libertà
giustificando l...
2012-10-26
Ferrara e l'addio del suo Cavaliere
Se è vero - faccio ancora fatica a crederci - Berlusconi se ne va. Toglie definitivamente il disturbo dopo vent'anni di occupazione della scena politica.
Giuliano Ferrara, barrisce il suo addio dalle colonne del Foglio. Da buona e consapevole mosca cocchiera del Cav, del quale è una dei tanti grati beneficiati, si auto incensa, in quanto ghostwriter, celebrando il discorso d'apertura, richiamato paro paro nelle poche parole di chiusura, pronunciato da Berlusconi.
Era il gennaio 1994, la scesa in campo a tutela dei suoi interessi privati - come capirà bene chi vuol capire negli anni successivi. Il discorso televisivo "L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti..."
Per Ferrara è la "fine di un’epoca, quella del carisma personale, delle emozioni, dei grandi progetti sognatori, del fuoco nella pancia..."
Per noi comuni cittadini che della mensa del grande sognatore non raccoglievamo neppure una briciola è la fine di un incubo.
Ma solo l'incubo del suo eventuale ritorno in prima persona - almeno si spera!
Perché il "berlusconismo", con lo sdoganamento politico dei peggiori figuri circolanti in Italia, e la giustificazione di ogni folle rincorsa al profitto personale in totale dispregio degli interessi collettivi è ancora saldamente qui e ci resterà per un pezzo.
Pervade i ceti abbienti.
È di oggi il niet della Confindustria a un prelievo irpef del 3% sull'eccedenza oltre i centocinquantamila euro all'anno di guadagni (alla fin fine poche decine di euro, meno di una cena in qualche ristorante neppure troppo rinomato). Lorsignori si sentono taglieggiati.
Analogamente la Consulta blocca, potendolo fare, il taglio agli stipendi di magistrati e alti dirigenti - del del 5% per la parte eccedente l'importo di 90000 euro fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150000 euro.
E così la "casta", dopo decenni di sperperi e appropriazioni indebite di denaro pubblico, si oppone con successo ad ogni ipotesi di riduzione drastica e reale dei mille privilegi di cui gode.
Chiunque possa scarica i propri costi aggiuntivi su chi non può fare a meno di pagare, e sempre più manca di potere contrattuale, lo fa spudoratamente. I lavoratori dipendenti e i pensionati, l'ultima ruota del carro, quelli dai quali si può prelevare a man bassa invece non hanno alcuna voce in capitolo.
Non c'è più il governo Berlusconi, è vero, ed è un sollievo, ma il grande tecnico, il "professor" Monti con il suo stuolo di super competenti che faticano a parlare con i comuni mortali e quando lo fanno sembrano straniti, come alieni che di questo mondo sanno e capiscono poco, non ha cambiato di molto gli andazzi.
Certo, lo stile sgangherato del satrapo di Arcore, con il suo seguito di malaffare e corruzione che ha infettato permanentemente tutta la politica e la società italiana ha lasciato il posto alla sonnolenta compostezza del liberista friedmaniano, ma per i ceti meno abbienti le cose vanno sempre peggio mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e prepotenti.
Ferrara si dice pronto, insieme a quel che resta del movimento berlusconiano che si lascerà consigliare dal capo carismatico, a favorire "una certa Italia verso politiche di riforma liberali e pro mercato, in reazione al ritorno nella crisi di una cultura vetero-laburista, pianificatrice, collettivista secondo i canoni peggiori del Novecento"
Continuare a fare il pesce pilota degli squali che compongono l'1% della popolazione mondiale è la sua vocazione.
Io mi auguro al contrario che l'epopea della Dallas italiana impersonata da Berlusconi perda rapidamente appeal e venga cancellata definitivamente dal nostro palinsesto istituzionale come il sequel dell'omonima soap americana è stata cancellata da Canale 5 perché nessuno l'ascolta più.
[Ndr: Anche Gramellini - ben più sagacemente - su La Stampa, Ultima fermata Dallas, rileva il parallelismo tra J.R e Silvio]
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2012-10-19
2012-10-15
Orecchiette di grano arso, asparagi e pomodorini
Arrivi a casa e vuoi farti un veloce piatto unico di pasta e verdure?
Vediamo in dispensa. Ci sono rimaste delle orecchiette di grano arso. Hanno un colore scuro, di per sé poco invitante, ma un buon sapore, un po' particolare. Sono un composto di semola di grano duro, acqua, farina di grano tostato al 25%.
Ne prendo i soliti 80 grammi per un piatto da singolo.
Vediamo in frigorifero. A suo tempo ho surgelato una grande confezione di asparagi freschi e ce ne sono ancora. Ne prendo quattro o cinque. Ci sono anche piccoli pomodorini. Ne prendo sette o otto (sono poco più grandi di una biglia). Prendo anche mezzo scalogno e una punta di peperoncino rosso.
Procedura.
Mentre le orecchiette cuociono in abbondante acqua salata affettare sottilmente lo scalogno e farlo appassire in una piccola padella con poco olio extravergine di oliva. Aggiungere il peperoncino spezzettato, gli asparagi tagliati in piccoli pezzi, ed infine i pomodorini spellati e aperti in quattro parti. Salare. Quando le orecchiette sono pronte, ma al dente, metterle nella padella insieme al sugo aggiungendo, all'occorrenza, un po' d'acqua di cottura. Rigirare e impiattare.
Completare con ricotta salata grattugiata.
È ovvio che le orecchiette di grano arso possono essere sostituite da qualsiasi altro formato di pasta e la ricotta salata non è indispensabile, ma così il piatto è particolarmente gustoso.
Vediamo in dispensa. Ci sono rimaste delle orecchiette di grano arso. Hanno un colore scuro, di per sé poco invitante, ma un buon sapore, un po' particolare. Sono un composto di semola di grano duro, acqua, farina di grano tostato al 25%.
Ne prendo i soliti 80 grammi per un piatto da singolo.
Vediamo in frigorifero. A suo tempo ho surgelato una grande confezione di asparagi freschi e ce ne sono ancora. Ne prendo quattro o cinque. Ci sono anche piccoli pomodorini. Ne prendo sette o otto (sono poco più grandi di una biglia). Prendo anche mezzo scalogno e una punta di peperoncino rosso.
Procedura.
Mentre le orecchiette cuociono in abbondante acqua salata affettare sottilmente lo scalogno e farlo appassire in una piccola padella con poco olio extravergine di oliva. Aggiungere il peperoncino spezzettato, gli asparagi tagliati in piccoli pezzi, ed infine i pomodorini spellati e aperti in quattro parti. Salare. Quando le orecchiette sono pronte, ma al dente, metterle nella padella insieme al sugo aggiungendo, all'occorrenza, un po' d'acqua di cottura. Rigirare e impiattare.
Completare con ricotta salata grattugiata.
È ovvio che le orecchiette di grano arso possono essere sostituite da qualsiasi altro formato di pasta e la ricotta salata non è indispensabile, ma così il piatto è particolarmente gustoso.
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2012-10-14
Il libro dell'inquietudine - Frammenti
Fernando Pessoa
Invidio tutte le persone per non essere me. Come tutte le cose impossibili, questa mi è sempre parsa la maggiore di tutte, è quella che maggiormente si è costituita in mia ansia quotidiana, in mia disperazione di tutte le ansie tristi. 21
Alcuni governano il mondo, altri sono il mondo. Tra il milionario americano, con conti in Inghilterra, o in Svizzera, e l’autorità socialista di un villaggio, non c’è differenza di qualità ma solo di quantità. Al di sotto di loro ci siamo noi, gli amorfi, lo sconclusionato drammaturgo William Shakespeare, il maestro di scuola John Milton, il vagabondo Dante Alighieri, il garzone che ieri mi ha fatto una commissione, o il barbiere che mi racconta barzellette, il cameriere che mi ha appena augurato
amabilmente buona salute, per aver io bevuto solo metà del solito vino. 35
A me, quando vedo un morto, la morte sembra una partenza. Il cadavere mi dà l’impressione di un abito abbandonato. Qualcuno se ne è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell’unico abito che indossava. 37
Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta, che è la più spaventosa delle stanchezze. Non pesa come la stanchezza del corpo, né inquieta come la stanchezza della conoscenza emotiva. È un peso della coscienza del mondo, un non poter respirare con l’anima. 40
Vivere una vita priva di passioni ma colta, nella serenità delle idee, leggendo, sognando, e pensando di scrivere; una vita sufficientemente lenta per rimanere sempre ai margini del tedio, sufficientemente meditata per non imbattersi mai in esso. Vivere questa vita lontano dalle emozioni e dai pensieri; viverla solo nel pensiero delle emozioni e nell’emozione dei pensieri. 42
La solitudine mi deprime; la compagnia mi opprime. La presenza di un’altra persona svia i miei pensieri: sogno la presenza di tale persona con una distrazione speciale, che tutta la mia attenzione analitica non riesce a definire. 45
L’idea di un qualsivoglia obbligo sociale – andare ad un funerale, trattare insieme a qualcuno una questione d’ufficio, andare alla stazione ad attendere una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta – solo l’idea mi sconvolge i pensieri per un’intera giornata, e a volte comincio a preoccuparmi il giorno prima, e dormo male, e il caso nella sua dimensione reale, quando si verifica, è assolutamente insignificante, e non giustifica nulla. Tuttavia, la cosa si ripete e io non imparo mai ad imparare. 46
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2012-10-11
Farro, porro, zucchine, pomodorini, mazzancolle, peperoncino
Il farro è il frumento alle origini. Ricco di fibre, di vitamine e di sali minerali, poco calorico, contiene metionina ed era il cibo dei legionari romani. [Grazie Wiki!]
Avendo un sacchetto di farro bio, di quello che cuoce in una mezzoretta, e del brodo di petto di pollo ho proceduto più o meno come per un risotto.
Dose singola abbondante per piatto unico (nella foto metà dose).
In una piccola casseruola (io ho usato un minuscolo wok con coperchio di vetro) affettare finemente il porro (un pezzettino di quattro o cinque centimetri ), soffriggerlo insieme a un mezzo peperoncino rosso fresco, privato dei semi e spezzettato, in poco olio d'oliva vergine, aggiungere una piccola zucchina affettata sottile, salare, mescolare e unire 80 grammi di farro dopo averlo lavato in acqua corrente. Coprire con brodo caldo e portare a cottura.
Il coperchio di vetro permette di controllare la quantità di liquido e aggiungerne all'occorrenza. L'ideale è averne messo una giusta quantità per un totale assorbimento a fine cottura senza doverne aggiungere.
Tre o quattro minuti prima che il brodo sia completamente riassorbito unire qualche pomodorino ciliegino tagliato in due o quattro parti e le mazzancolle sgusciate(cinque o sei).
Ne risulta un piatto molto saporito. Io l'ho accompagnato con un bicchiere di Roero Arneis.
Il brodo di pollo o carne non è indispensabile. Basterebbe brodo vegetale, ma il piatto risulterebbe un po' meno gustoso.
Evidentemente questa preparazione del farro si presta a molte varianti.
Ad esempio invece dei crostacei potrebbe esserci del prosciutto cotto tagliato a dadini, unito subito al soffritto di porro, magari sostituendo la zucchina con dei piselli.
Il peperoncino fresco non deve sovrastare i gusti con un piccante eccessivo. Si può anche usare quello secco o pepe o niente del tutto. In luogo del porro si potrebbe mettere scalogno o semplicemente cipolla. E così via.
Ogni variante comporta, ovviamente, diversità di sapori.
Avendo un sacchetto di farro bio, di quello che cuoce in una mezzoretta, e del brodo di petto di pollo ho proceduto più o meno come per un risotto.
Dose singola abbondante per piatto unico (nella foto metà dose).
In una piccola casseruola (io ho usato un minuscolo wok con coperchio di vetro) affettare finemente il porro (un pezzettino di quattro o cinque centimetri ), soffriggerlo insieme a un mezzo peperoncino rosso fresco, privato dei semi e spezzettato, in poco olio d'oliva vergine, aggiungere una piccola zucchina affettata sottile, salare, mescolare e unire 80 grammi di farro dopo averlo lavato in acqua corrente. Coprire con brodo caldo e portare a cottura.
Il coperchio di vetro permette di controllare la quantità di liquido e aggiungerne all'occorrenza. L'ideale è averne messo una giusta quantità per un totale assorbimento a fine cottura senza doverne aggiungere.
Tre o quattro minuti prima che il brodo sia completamente riassorbito unire qualche pomodorino ciliegino tagliato in due o quattro parti e le mazzancolle sgusciate(cinque o sei).
Ne risulta un piatto molto saporito. Io l'ho accompagnato con un bicchiere di Roero Arneis.
Il brodo di pollo o carne non è indispensabile. Basterebbe brodo vegetale, ma il piatto risulterebbe un po' meno gustoso.
Evidentemente questa preparazione del farro si presta a molte varianti.
Ad esempio invece dei crostacei potrebbe esserci del prosciutto cotto tagliato a dadini, unito subito al soffritto di porro, magari sostituendo la zucchina con dei piselli.
Il peperoncino fresco non deve sovrastare i gusti con un piccante eccessivo. Si può anche usare quello secco o pepe o niente del tutto. In luogo del porro si potrebbe mettere scalogno o semplicemente cipolla. E così via.
Ogni variante comporta, ovviamente, diversità di sapori.
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2012-10-10
Il Grillo nuotatore... ma allora lo fa apposta!
Troppo intelligente il Beppe e troppo incredibile che i suoi esperti comunicatori non cogliessero l'immediato collegamento metaforico con altri illustri nuotatori... dunque tutto ben calcolato! (si spera)
In Sicilia candidati buoni per tutti i culi
Per la serie "tutti gli uomini di Casini", l'uomo della politica sèria che fa solo cose sèrie, è un fan della sèrietà e ha nelle sue file solo candidati sèri perché, vivaddio, bisogna essere sèri!Elezioni in Sicilia: spunta un candidato per due partiti
2012-10-01
Una risata vi seppellirà. Il Washington Post riaccende l'attenzione per Grillo
Oggi il Washington Post ha dedicato a Beppe Grillo un lungo articolo ( In Italy, a comedian is getting the last laugh)
Non dice niente di particolarmente nuovo, denota però l'interesse dell'America per il movimento del comico genovese. La ragione è semplice: in questo clima di totale disfacimento della credibilità delle forze politiche in campo, potrebbe terremotare l'Italia e con essa l'intera Europa.
Non da solo ovviamente. Il Movimento 5 Stelle è un sasso in movimento insieme a tanti altri di natura simile o contraria che si stanno smuovendo in Europa e potrebbero trasformarsi nella valanga che va a infrangere la delicata cristalleria degli stati europei, uniti solo nell'euro.
Lo strillio continuo "lo vuole l'Europa" per giustificare qualsiasi scelta del governo Monti - e magari anche la sua permanenza post elettorale - la dice lunga sull'isteria che dilaga in Italia tra tutti coloro che vedono in Monti l'unica salvezza per sé stessi e gli interessi che rappresentano. Il trimarano Casini, Fini, Montezemolo, con vasta ciurma annessa, che tesse le lodi del Professore sperando di mantenere in poppa il vento del Quirinale e del Vaticano la dice lunga al proposito.
Le cazzate che spara il playboy Berlusconi (come lo definisce il giornale americano) appena apre bocca, e la ladroneria sguaiata del personale politico targato PDL, li fa sperare che sia ormai politicamente defunto sia il cavaliere che il suo partito (ma attenti tutti a vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso!)*
D'altra parte la totale scempiaggine delle querelle interne alla cosiddetta "sinistra" ne fanno una potenziale alternativa intenta a martellarsi le palle da sola (vecchio sport nel quale i suoi leader eccellono).
Insomma più sono le eclatanti disgrazie altrui e più è intenso per l'asse fluttuante tra centro e destra il tentativo di mascherare il proprio niente politico, tentando di occultare anche le enormi responsabili sia per la situazione economico-sociale, sia per gli insopportabili livelli di malversazione e corruzione.
_________________________
* i sondaggi di Mentana su La 7 attribuiscono ancora a Berlusconi, nonostante tutto, un 11% di favori personali, alla pari con Bersani ormai sorpassato anche da Renzi, salito al 14%
Non dice niente di particolarmente nuovo, denota però l'interesse dell'America per il movimento del comico genovese. La ragione è semplice: in questo clima di totale disfacimento della credibilità delle forze politiche in campo, potrebbe terremotare l'Italia e con essa l'intera Europa.
Non da solo ovviamente. Il Movimento 5 Stelle è un sasso in movimento insieme a tanti altri di natura simile o contraria che si stanno smuovendo in Europa e potrebbero trasformarsi nella valanga che va a infrangere la delicata cristalleria degli stati europei, uniti solo nell'euro.
Lo strillio continuo "lo vuole l'Europa" per giustificare qualsiasi scelta del governo Monti - e magari anche la sua permanenza post elettorale - la dice lunga sull'isteria che dilaga in Italia tra tutti coloro che vedono in Monti l'unica salvezza per sé stessi e gli interessi che rappresentano. Il trimarano Casini, Fini, Montezemolo, con vasta ciurma annessa, che tesse le lodi del Professore sperando di mantenere in poppa il vento del Quirinale e del Vaticano la dice lunga al proposito.
Le cazzate che spara il playboy Berlusconi (come lo definisce il giornale americano) appena apre bocca, e la ladroneria sguaiata del personale politico targato PDL, li fa sperare che sia ormai politicamente defunto sia il cavaliere che il suo partito (ma attenti tutti a vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso!)*
D'altra parte la totale scempiaggine delle querelle interne alla cosiddetta "sinistra" ne fanno una potenziale alternativa intenta a martellarsi le palle da sola (vecchio sport nel quale i suoi leader eccellono).
Insomma più sono le eclatanti disgrazie altrui e più è intenso per l'asse fluttuante tra centro e destra il tentativo di mascherare il proprio niente politico, tentando di occultare anche le enormi responsabili sia per la situazione economico-sociale, sia per gli insopportabili livelli di malversazione e corruzione.
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* i sondaggi di Mentana su La 7 attribuiscono ancora a Berlusconi, nonostante tutto, un 11% di favori personali, alla pari con Bersani ormai sorpassato anche da Renzi, salito al 14%
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Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve"
A poco a poco il '900 se ne va...
Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve"
Morto Eric Hobsbawm il grande storico marxista del "secolo breve"
Ripropongo qui Manifesto per la storia un suo discorso pronunciato all'Accademia britannica nel novembre 2004
Marigold Hotel
Niente più di una piacevole commediola old fashioned con noti attori inglesi impegnati a dimostrare che, nonostante tutto, anche "vecchio" può essere bello. Infatti i protagonisti sono pensionati (o comunque in età da pensione) non troppo ben messi, ciascuno con le sue vicissitudini esistenziali.
Finiscono in uno sgangherato hotel indiano, completamente spaesati nel mezzo di un'India molto di maniera nella quale restano soltanto sahib stranieri. Solo perché l'idea consolatoria del film è che ci sia sempre la possibilità di ricominciare e rifarsi una felicità il lieto fine è garantito.
Finiscono in uno sgangherato hotel indiano, completamente spaesati nel mezzo di un'India molto di maniera nella quale restano soltanto sahib stranieri. Solo perché l'idea consolatoria del film è che ci sia sempre la possibilità di ricominciare e rifarsi una felicità il lieto fine è garantito.
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2012-09-30
Divorzio Vauro - Il manifesto: botta e risposta
Non è tanto la separazione tra Vauro e il manifesto a sorprendermi, quanto il passaggio di Vauro a Il fatto quotidiano, un giornale, per lui che si dichiara comunista, che di comunista ha ben poco.
_________________________________________________________________________________
Vauro ci lascia.
Una lettera e una risposta
Una lettera e una risposta
Con la lettera che
qui riportiamo una firma storica e importantissima del "manifesto" ci ha
informati del suo passaggio a un'altra testata. Una perdita grave,
amaro frutto della crisi che sta attanagliando la nostra impresa
Dire arrivederci è sempre un
po' penoso. Lo è ancora di più dopo aver vissuto insieme per quasi
trent'anni la splendida e tormentata avventura che è stata ed è il
manifesto. Tanto penoso che sarei stato tentato di andarmene zitto
zitto,quatto quatto. Ma non me lo sarei mai perdonato. Ed allora eccomi
qua a cercare di mettere insieme poche parole per un saluto. Un saluto a
tutti i compagni e le compagne del giornale. Un saluto ideale e
commosso a quelli, come Luigi, che non sono più tra noi. Un saluto a chi
ci legge ed anche( e sono troppi) a chi ha smesso di farlo. Sento di
avere un enorme debito con gli uomini e con le donne del manifesto. Il
debito di una libertà mai "concessa"ma sempre scaturita dal confronto,
dalla discussione anche aspra sulle idee e sul modo di scriverle o
disegnarle. Un debito che, permettetemi di dirlo, sento in maniera
particolare nei confronti di Valentino. Vecchio compagno che in questi
tempi di rampanti "giovani" rottamatori continua a spendere tutto se
stesso con passione, dolore ed ostinazione perché una preziosa
esperienza di pensiero libero come quella che il manifesto ha
rappresentato in tutti questi anni non venga rottamata. E' un debito che
so non potrò mai saldare, tanto meno adesso che prendo commiato dalle
pagine di questo giornale. Del quale però continuerò ad essere un fedele
lettore. L'ho già detto, è difficile trovare parole per un saluto. Ho
in mano una copia de il manifesto. Sotto la testata, in caratteri più
piccoli, c'è ancora scritto «quotidiano comunista». C'è chi sostiene che
comunista sia ormai un termine obsoleto che non significa più niente o
peggio. Per me significa molto. e allora saluti comunisti compagni. A
pugno chiuso.
Vauro
La risposta della redazione
La decisione di Vauro di lasciarci ci
sorprende. E ci amareggia. Perché riguarda una persona che ha
contribuito a scrivere la storia del nostro giornale. Comprendiamo la
sua scelta. Il manifesto sta attraversando il momento più difficile
della sua esistenza quarantennale. La direzione, la redazione, i
tecnici, tutte e tutti sanno di avere un futuro incerto, perché siamo
"in liquidazione" e del doman non v'è certezza. Eppure tutte e tutti
hanno capito che proprio la difficoltà del momento richiede uno sforzo
più grande perché il manifesto possa continuare il suo cammino di
testata storica dell'informazione in Italia. E' vero che alcune firme,
alcuni collaboratori, hanno preso altre strade (paghiamo poco o nulla).
In momenti di crisi come questo è difficile lavorare senza un ritorno
economico adeguato. Eppure abbiamo sempre pensato che le idee, la
libertà di opinione e di espressione, il confronto anche aspro ma sempre
franco, la passione per la battaglia politica, fossero una garanzia per
poter continuare a combattere. Forse ci siamo in parte illusi. L'uscita
di Vauro, che va al Fatto Quotidiano, lo conferma. Gli facciamo tanti
auguri (e che possa avere la stessa libertà di matita che ha avuto al
manifesto) e per salutarlo gli dedichiamo una sua vignetta d'archivio.
Per noi che restiamo a fare il giornale, e a difenderlo da chi lo vorrebbe volentieri seppellire - di questi tempi le copie che vendiamo fanno gola a molti - questo arrivederci è comunque un'ulteriore sfida professionale, culturale, ideale. E proprio da oggi chiediamo alle matite amiche del manifesto di inviarci (dimafoni@ilmanifesto.it; Fax: 0668719573 o 0668719331) le loro vignette per scegliere (nei prossimi giorni vi diremo come) quelle del futuro.
Per noi che restiamo a fare il giornale, e a difenderlo da chi lo vorrebbe volentieri seppellire - di questi tempi le copie che vendiamo fanno gola a molti - questo arrivederci è comunque un'ulteriore sfida professionale, culturale, ideale. E proprio da oggi chiediamo alle matite amiche del manifesto di inviarci (dimafoni@ilmanifesto.it; Fax: 0668719573 o 0668719331) le loro vignette per scegliere (nei prossimi giorni vi diremo come) quelle del futuro.
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2012-09-29
Pezzi di merda e libertà d'opinione
(Orrori quotidiani - Sallusti, una elaborazione del giugno 2011 buona allora come oggi)
Se io dico a qualcuno (non stiamo a sottilizzare se a voce o con altri mezzi) che è un pezzo di merda è ingiuria, diffamazione, calunnia, pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico, oppure mi sono limitato ad esprimere un'opinione?
Ancora: quando una notizia è falsa, è falsa: "sei un pezzo di merda", detto a una persona, è letteralmente falso e calunnioso - più che altro per la merda. Sennonché c'è il senso figurato ovvero il significato metaforico... e qui si finisce in un ginepraio linguistico.
Mah!
Per quanto concerne la "diffamazione a mezzo stampa" così si esprime la Cassazione.
"Il diritto di cronaca (e di critica) è la libertà di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti, anche lesivi della reputazione, sancito in linea di principio dall’art. 21 Cost. e regolato dalla L. 8 febbraio 1948 n. 47. Esso è considerato legittimamente esercitato dalla ormai consolidata giurisprudenza di legittimità quando ricorrano le seguenti condizioni: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità (oggettiva o anche solo putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti, che non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche solo colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente collegati ai primi da mutarne completamente il significato; c) forma civile dell’esposizione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da perseguire, improntata a serena obiettività, almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui tutti hanno diritto (continenza)."
Cassazione civile, sez. III, n. 6973 del 22 marzo 2007 in www.legge-e-giustizia.it
Altrove si specifica: "In primis è da evidenziare che il bene giuridico tutelato dalla norma è l’onore di un soggetto, il quale sia nel sentimento e nell'idea che ciascuno ha di sé (da un punto di vista soggettivo) e come il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale (da un punto di vista oggettivo).
Se si dovesse tener conto dei punti a, b e c, come espressi dalla Cassazione, apriti cielo: non si salverebbe nessuno. Il novantanove per cento dell'informazione non ha alcuna utilità sociale, la verità troppo spesso si salva soltanto nella forma putativa, il "serio e diligente lavoro di ricerca" è un optional ben poco utilizzato, l'alterazione dei significati attraverso la pratica del montaggio delle notizie, sottacendo elementi ed ampliando l'informazione là dove interessa, con buona pace di qualsiasi serena obiettività, è la prassi. In quanto all'intento denigratorio e al disprezzo per la dignità delle persone di cui si parla è la metodologia più comunemente usata.
Se poi tiriamo in ballo anche l'onore, l'idea che ciascuno ha di sé, il rispetto e la stima di cui gode, tutti concetti abbastanza aleatori, non ne veniamo più fuori.
Relativamente all'affaire Sallusti scrive Robecchi - uno che ha ancora il gusto di documentarsi - sul suo Blog nel post Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere:
Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
Poi riporta l'articolo incriminato (QUI) - in realtà frutto del sacco di Farina, agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti, radiato dall’Ordine dei Giornalisti e parlamentare PDL da tutti noi lautamente pagato, che per Sallusti ha scritto il pezzo.
Leggerselo e confrontarlo con il fatto reale è istruttivo.
Conclusione assolutamente personale: per quanto inducano orrore individui come Sallusti, Farina e compagnia bella, metterli in galera non ha senso alcuno. Se esprimono opinioni idiote come quella di mettere a morte giudici, medici e genitori, a isolarli dovrebbe essere soltanto il disprezzo delle persone pensanti. Altro paio di maniche è la pubblicazione di notizie palesemente false e ricostruite fantasiosamente senza alcun rispetto per la realtà dei fatti. Sanzionare duramente loro e gli editori per i quali fanno gli scribacchini prezzolati sembra sacrosanto. Ma la minaccia del carcere serve soltanto a creare intorno a loro un alone di pseudo martirio del tutto immeritato.
Se io dico a qualcuno (non stiamo a sottilizzare se a voce o con altri mezzi) che è un pezzo di merda è ingiuria, diffamazione, calunnia, pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico, oppure mi sono limitato ad esprimere un'opinione?
Ancora: quando una notizia è falsa, è falsa: "sei un pezzo di merda", detto a una persona, è letteralmente falso e calunnioso - più che altro per la merda. Sennonché c'è il senso figurato ovvero il significato metaforico... e qui si finisce in un ginepraio linguistico.
Mah!
Per quanto concerne la "diffamazione a mezzo stampa" così si esprime la Cassazione.
"Il diritto di cronaca (e di critica) è la libertà di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti, anche lesivi della reputazione, sancito in linea di principio dall’art. 21 Cost. e regolato dalla L. 8 febbraio 1948 n. 47. Esso è considerato legittimamente esercitato dalla ormai consolidata giurisprudenza di legittimità quando ricorrano le seguenti condizioni: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità (oggettiva o anche solo putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti, che non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche solo colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente collegati ai primi da mutarne completamente il significato; c) forma civile dell’esposizione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da perseguire, improntata a serena obiettività, almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui tutti hanno diritto (continenza)."
Cassazione civile, sez. III, n. 6973 del 22 marzo 2007 in www.legge-e-giustizia.it
Altrove si specifica: "In primis è da evidenziare che il bene giuridico tutelato dalla norma è l’onore di un soggetto, il quale sia nel sentimento e nell'idea che ciascuno ha di sé (da un punto di vista soggettivo) e come il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale (da un punto di vista oggettivo).
Se si dovesse tener conto dei punti a, b e c, come espressi dalla Cassazione, apriti cielo: non si salverebbe nessuno. Il novantanove per cento dell'informazione non ha alcuna utilità sociale, la verità troppo spesso si salva soltanto nella forma putativa, il "serio e diligente lavoro di ricerca" è un optional ben poco utilizzato, l'alterazione dei significati attraverso la pratica del montaggio delle notizie, sottacendo elementi ed ampliando l'informazione là dove interessa, con buona pace di qualsiasi serena obiettività, è la prassi. In quanto all'intento denigratorio e al disprezzo per la dignità delle persone di cui si parla è la metodologia più comunemente usata.
Se poi tiriamo in ballo anche l'onore, l'idea che ciascuno ha di sé, il rispetto e la stima di cui gode, tutti concetti abbastanza aleatori, non ne veniamo più fuori.
Relativamente all'affaire Sallusti scrive Robecchi - uno che ha ancora il gusto di documentarsi - sul suo Blog nel post Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere:
Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
Poi riporta l'articolo incriminato (QUI) - in realtà frutto del sacco di Farina, agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti, radiato dall’Ordine dei Giornalisti e parlamentare PDL da tutti noi lautamente pagato, che per Sallusti ha scritto il pezzo.
Leggerselo e confrontarlo con il fatto reale è istruttivo.
Conclusione assolutamente personale: per quanto inducano orrore individui come Sallusti, Farina e compagnia bella, metterli in galera non ha senso alcuno. Se esprimono opinioni idiote come quella di mettere a morte giudici, medici e genitori, a isolarli dovrebbe essere soltanto il disprezzo delle persone pensanti. Altro paio di maniche è la pubblicazione di notizie palesemente false e ricostruite fantasiosamente senza alcun rispetto per la realtà dei fatti. Sanzionare duramente loro e gli editori per i quali fanno gli scribacchini prezzolati sembra sacrosanto. Ma la minaccia del carcere serve soltanto a creare intorno a loro un alone di pseudo martirio del tutto immeritato.
2012-09-26
Se ne vadano tutti (foto del 25 settembre spagnolo)
Oggi in Spagna, domani, magari, in Italia. Non se ne può più.
Altre foto della manifestazione spagnola da Twitter QUI
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2012-09-24
Hysteria, una buona vecchia commedia in stile british (e Un medico di De André)
Un medico, Fabrizio De André
Potrebbe essere la storia, alquanto rimaneggiata, del vibratore alle sue origini.
Vibratore inteso come stimolatore, beninteso, che nella buona e casta America è nella disponibilità di quasi il cinquanta per cento delle donne (quantunque ne sia vietata la vendita in parecchi stati del sud, come in Texas dove evidentemente è considerato ben più letale delle armi da fuoco che sono in libero commercio!)
Potrebbe essere la storia di un dottore in bilico, come il medico di De Andrè, tra fedeltà al giuramento d'Ippocrate, ambizione e avidità di denaro.
Potrebbe essere il confronto protofemminista tra aspirazioni di liberazione sociale e sessuale della donna (incarnate dalla suffragetta Charlotte, la sorella maggiore) e la tenera, romantica, sottomessa Emily, sorella minore. (Non a caso la brava regista Tanya Wexler inquadra la prima sempre in toni cupi e ambienti degradati e la seconda in colori pastello, tra fiori e ponticelli da giardino di Monet)
Potrebbe essere ancora la sarcastica presa per i fondelli della scienza medica paludata, piena di errori e pregiudizi o, più in generale, della predilezione tutta maschile e un po' fatua per la scienza in generale e la tecnologia (interpretata nel film da un piacevolissimo Rupert Everett, "smanettone" ante litteram)
E il film è tutto questo e altro ancora (la rappresentazione dell'ipocrisia, egoismo e stupidità delle classi dominanti a confronto con le condizioni delle classi sfruttate), ma alla fin fine rimane solo una commedia leggera, adatta per far passare piacevolmente... il tempo di un film. Merito non da poco!
Tra medici sudicioni, fanatici del salasso con le sanguisughe, che negano l'esistenza dei batteri e avventurosi neofiti prefreudiani che ritengono il genere femminile affetto, nella quasi totalità, da isteria e praticano alle pazienti la masturbazione manuale fino a slogarsi le giunture delle dita, nell'assoluta certezza che il loro godere sia solo un liberarsi dai parossismi isterici - essendo notoriamente impossibile alle donne il godimento senza penetrazione del membro maschile - la vicenda si snoda superficiale e prevedibile per concludersi con un inevitabile lieto fine.
Potrebbe essere la storia, alquanto rimaneggiata, del vibratore alle sue origini.
Vibratore inteso come stimolatore, beninteso, che nella buona e casta America è nella disponibilità di quasi il cinquanta per cento delle donne (quantunque ne sia vietata la vendita in parecchi stati del sud, come in Texas dove evidentemente è considerato ben più letale delle armi da fuoco che sono in libero commercio!)
Potrebbe essere la storia di un dottore in bilico, come il medico di De Andrè, tra fedeltà al giuramento d'Ippocrate, ambizione e avidità di denaro.
Potrebbe essere il confronto protofemminista tra aspirazioni di liberazione sociale e sessuale della donna (incarnate dalla suffragetta Charlotte, la sorella maggiore) e la tenera, romantica, sottomessa Emily, sorella minore. (Non a caso la brava regista Tanya Wexler inquadra la prima sempre in toni cupi e ambienti degradati e la seconda in colori pastello, tra fiori e ponticelli da giardino di Monet)
Potrebbe essere ancora la sarcastica presa per i fondelli della scienza medica paludata, piena di errori e pregiudizi o, più in generale, della predilezione tutta maschile e un po' fatua per la scienza in generale e la tecnologia (interpretata nel film da un piacevolissimo Rupert Everett, "smanettone" ante litteram)
E il film è tutto questo e altro ancora (la rappresentazione dell'ipocrisia, egoismo e stupidità delle classi dominanti a confronto con le condizioni delle classi sfruttate), ma alla fin fine rimane solo una commedia leggera, adatta per far passare piacevolmente... il tempo di un film. Merito non da poco!
Tra medici sudicioni, fanatici del salasso con le sanguisughe, che negano l'esistenza dei batteri e avventurosi neofiti prefreudiani che ritengono il genere femminile affetto, nella quasi totalità, da isteria e praticano alle pazienti la masturbazione manuale fino a slogarsi le giunture delle dita, nell'assoluta certezza che il loro godere sia solo un liberarsi dai parossismi isterici - essendo notoriamente impossibile alle donne il godimento senza penetrazione del membro maschile - la vicenda si snoda superficiale e prevedibile per concludersi con un inevitabile lieto fine.
2012-09-23
2012-09-22
Cosa piove dal cielo? (ovvero Un cuento chino)
Delicato, surreale e tragico. Tre aggettivi per un film che tocca corde sentimentali diverse riuscendo a mantenere intatto lo straniamento dello spettatore.
"Mi piace collezionare delle cose. Colleziono notizie incredibili, assurde."
Dice il protagonista al giovane cinese che gli è piombato tra capo e collo - e del quale non riesce a disfarsi - sconvolgendo la routine di una esistenza sempre uguale.
Sebastián Borensztein, cinquantenne regista - ma non solo - argentino, riesce a mantenere leggera l'ossessiva ripetitività delle azioni di Roberto, il burbero proprietario di un negozio di ferramenta, che dopo la morte dei genitori (la madre muore nel darlo al mondo, il padre quando lui ha 19 anni ed è soldato nella guerra, delle Falkland) vive in solitudine la propria vita ai limiti di un autismo esteriore che maschera un mondo interiore di sentimenti inespressi.
"La vita non ha senso, è assurda". Di questo è convinto Roberto che raccoglie ritagli di giornale delle notizie più strampalate che può trovare. Neppure l'amore manifesto di una vicina riesce a smuovere Roberto dall'ottundimento sentimentale di cui si è fatto scudo. Ma poi, come una mucca caduta dal cielo, arriva il cinese...
"Mi piace collezionare delle cose. Colleziono notizie incredibili, assurde."
Dice il protagonista al giovane cinese che gli è piombato tra capo e collo - e del quale non riesce a disfarsi - sconvolgendo la routine di una esistenza sempre uguale.
Sebastián Borensztein, cinquantenne regista - ma non solo - argentino, riesce a mantenere leggera l'ossessiva ripetitività delle azioni di Roberto, il burbero proprietario di un negozio di ferramenta, che dopo la morte dei genitori (la madre muore nel darlo al mondo, il padre quando lui ha 19 anni ed è soldato nella guerra, delle Falkland) vive in solitudine la propria vita ai limiti di un autismo esteriore che maschera un mondo interiore di sentimenti inespressi.
"La vita non ha senso, è assurda". Di questo è convinto Roberto che raccoglie ritagli di giornale delle notizie più strampalate che può trovare. Neppure l'amore manifesto di una vicina riesce a smuovere Roberto dall'ottundimento sentimentale di cui si è fatto scudo. Ma poi, come una mucca caduta dal cielo, arriva il cinese...
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2012-09-21
Deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali...
Che dire ancora di questi sciamannati politici della repubblica berlusconbossiana - nella quale hanno rosicato come topi nel formaggio tutti, un po' da tutte le parti? Non resta che condividere la disperazione di Gramellini al quale è caduta la testa sulla tastiera. A questi non basta più dimezzare gli stipendi e poi mandarli a casa, bisognerebbe trovare il modo di recuperare il mal tolto, tutto fino all'ultimo centesimo e magari qualcosa di più per i danni che hanno fatto (nessuna pena corporale, ma colpirli nel pecunio sì, perdinci!)
Il Senato decollato
Per riprendermi dalle foto del toga party laziale - deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali - sentivo il bisogno di rifugiarmi in un’istituzione seria, il Senato della Repubblica. Ieri quell’augusto consesso si occupava di violenza sulle donne. Nell’accostarmi al dibattito, trasmesso dalla tv parlamentare, mi domandavo quali mozioni ed emozioni avrebbero prevalso. In realtà la domanda che avrei dovuto pormi era un’altra: a che ora sarebbe atterrato l’aereo del vicepresidente Nania.
L’uomo incaricato di presiedere la seduta, Nania appunto, era infatti ancora all’aeroporto di Catania per un ritardo di cui ha subito incolpato il ministero dei Trasporti. Ingenuamente mi sono chiesto cosa ci facesse il vicepresidente del Senato a Catania di giovedì. Già il Parlamento funziona due giorni e mezzo alla settimana. Sarà troppo pretendere che almeno quelle sessanta ore i nostri stipendiati le trascorrano a Roma nel luogo di lavoro? In attesa del decollo di Nania, sullo scranno presidenziale è salita Rosy Mauro, che dopo lo scandalo della Lega si è dimessa da vicepresidente vicario, però non da vice semplice. La capisco: i distacchi vanno centellinati. Ma anche lei aveva un aereo in partenza e così «per impegni urgenti e improrogabili» (qualche laurea all’estero?) una donna ha sospeso la seduta dedicata alla violenza sulle donne. Dopo mezz’ora di buio istituzionale senza precedenti è dovuto accorrere il presidente Schifani, interrompendo un incontro coi beagle della Brambilla. Sto cercando una battuta per chiudere, ma dalla disperazione mi è caduta la testa sulla tastiera. La rialzerò appena atterra Nania. (Massimo Gramellini - La Stampa)
Il Senato decollato
Per riprendermi dalle foto del toga party laziale - deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali - sentivo il bisogno di rifugiarmi in un’istituzione seria, il Senato della Repubblica. Ieri quell’augusto consesso si occupava di violenza sulle donne. Nell’accostarmi al dibattito, trasmesso dalla tv parlamentare, mi domandavo quali mozioni ed emozioni avrebbero prevalso. In realtà la domanda che avrei dovuto pormi era un’altra: a che ora sarebbe atterrato l’aereo del vicepresidente Nania.
L’uomo incaricato di presiedere la seduta, Nania appunto, era infatti ancora all’aeroporto di Catania per un ritardo di cui ha subito incolpato il ministero dei Trasporti. Ingenuamente mi sono chiesto cosa ci facesse il vicepresidente del Senato a Catania di giovedì. Già il Parlamento funziona due giorni e mezzo alla settimana. Sarà troppo pretendere che almeno quelle sessanta ore i nostri stipendiati le trascorrano a Roma nel luogo di lavoro? In attesa del decollo di Nania, sullo scranno presidenziale è salita Rosy Mauro, che dopo lo scandalo della Lega si è dimessa da vicepresidente vicario, però non da vice semplice. La capisco: i distacchi vanno centellinati. Ma anche lei aveva un aereo in partenza e così «per impegni urgenti e improrogabili» (qualche laurea all’estero?) una donna ha sospeso la seduta dedicata alla violenza sulle donne. Dopo mezz’ora di buio istituzionale senza precedenti è dovuto accorrere il presidente Schifani, interrompendo un incontro coi beagle della Brambilla. Sto cercando una battuta per chiudere, ma dalla disperazione mi è caduta la testa sulla tastiera. La rialzerò appena atterra Nania. (Massimo Gramellini - La Stampa)
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2012-09-18
Pubblico - Libération
Un nuovo giornale è sempre benvenuto, non fosse altro per il coraggio di chi si accinge all'impresa.
Non so se se ne senta davvero il bisogno. Continuo a pensare che i giornali di carta siano ormai morti che camminano.
Dubito che Telese sia in grado di aggiungere qualcosa di nuovo all'asfittico panorama dei quotidiani italiani.
Ma se provava questo impellente bisogno di distinguersi, auguri.
Pubblico richiama nella grafica Libération e nel titolo La Repubblica. In quanto ad autorevolezza vedremo.
Seguiremo anche lui - rigorosamente on-line - nei limiti del possibile (si ha la più pallida idea di quanto tempo occorra a un drogato dell'informazione per dar retta a tutti in rete?)
Per il momento due articoli a confronto: Rabbia, amore, sete di giustizia c'è ancora chi dice no Inna Shevchenko. Un esprit sein (Libération)
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Noam Chomsky, dopo Pavia, Trieste
Social network
Non cambia il linguaggio, cambia solo la percezione. I social media creano l’illusione di avere tanti amici (vedi Facebook) ma non sono amici, solo conoscenze superficiali.
Un piccolissimo assaggio del chomsky-pensiero su La Stampa Occupy Wall Street? Ora deve fare un salto di qualità
Non cambia il linguaggio, cambia solo la percezione. I social media creano l’illusione di avere tanti amici (vedi Facebook) ma non sono amici, solo conoscenze superficiali.
Un piccolissimo assaggio del chomsky-pensiero su La Stampa Occupy Wall Street? Ora deve fare un salto di qualità
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2012-09-15
Lo squalo (favoletta morale a finale aperto)
Il grosso squalo, vetusto, ma non per questo meno temibile, bordeggiava in profondità senza perdere di vista l'ombra della nave sopra di lui.
A tratti guizzava sotto il pelo dell'acqua, giusto per mostrare un attimo il ghigno dei denti triangolari e avvisare i passeggeri che lui c'era ancora, era lì e aspettava.
Da quando un nuovo comandante aveva preso il timone per lo squalo le cose erano andate peggio. La nave, ormai sul punto di affondare, si era raddrizzata quel tanto che ne permetteva una incerta navigazione.
Lo squalo ne aveva avuto di tempo per distruggere la carenatura. Complici, l'inanità dell'equipaggio, la bramosia degli ufficiali occupati più a spartirsi i guadagni dei carichi trasportati che a governare la nave, l'indifferenza e la stoltezza dei passeggeri ed infine le ultime terribili tempeste, era quasi riuscito nell'intento. Quel marinaio, più esperto di altri nella navigazione in acque infestate da squali, era riuscito a rallentare la sua sistematica opera di distruzione.
Il fasciame, già in parte marcio e provato dagli attacchi degli innumerevoli squali che lo avevano preceduto, era sul punto di cedere definitivamente. Ci sarebbe voluto poco e il possente muso e la coda avrebbero aperto una irrimediabile falla al disotto della linea di galleggiamento.
Il nuovo capitano però era riuscito a mettere qualche toppa ed ora tentava di tornare in porto, per affidare la nave alle cure di un cantiere, ben consapevole che in caso di affondamento in mare aperto nessuno sarebbe arrivato a salvarlo.
Lo squalo tuttavia non si dava per vinto. Attendeva paziente l'occasione per riemergere colpire, e colpire ancora fintantoché non si fosse aperta una breccia sufficiente.
Sul ponte i passeggeri più attenti osservavano preoccupati la massa scura e flessuosa in perenne movimento sotto la superficie. Si chiedevano se quell'equipaggio d'incapaci e quegli ufficiali corrotti sarebbero stati in grado di portarli a salvamento. Anche della perizia del nuovo capitano dubitavano, considerando che per rendere più leggera e veloce la nave, e più rapido il rientro in acque sicure, l'aveva alleggerita di gran parte del carico e delle provviste sicché a bordo si faceva la fame e il morale era sempre più basso. Per giunta c'era il fondato sospetto che non tutti patissero le medesime restrizioni. Non certo i privilegiati che potevano permettersi di trattare in qualche modo con il capitano frustrandone le buone intenzioni di condivisione dei sacrifici - sempre che ne avesse davvero avute, cosa della quale molti dubitavano. Men che meno gli ufficiali e i loro amici.
Le cose stavano a questo punto e gli aiuti che il capitano aveva pur richiesto con una certa insistenza tardavano a partire. Del resto il capitano stesso, non si capiva bene se per orgoglio, o perché non volesse che altri mettessero il naso negli affari di bordo, sembrava intenzionato a far da sé fino all'ultimo.
Ciò che davvero segretamente temeva chi avesse un po' di buon senso è che lo squalo partisse di nuovo risolutamente all'attacco. La fragilità manifesta della nave non garantiva protezione adeguata, né a bordo c'erano fiocinieri in grado di fermare definitivamente l'insaziabile pesce, né marinai tanto abili da portare la nave in acque sicure.
Di volta in volta questo o quell'ufficiale si faceva avanti chiedendo a gran voce che la nave fosse affidata a lui, ché ben avrebbe saputo come trarla in salvo.
Ma, conoscendo i trascorsi di questi ufficiali, pochi davano loro credito e le parole erano parole al vento.
Qualcuno tra i passeggeri stessi godeva di buona considerazione, ma essendo pressoché privo di precedenti esperienze marinaresche si diffidava dall'affidargli eccessive responsabilità.
Altri proponevano soluzioni allettanti, ma scarsamente praticabili, considerando le condizioni a bordo, sicché raccoglievano scarsi proseliti.
Tale era la situazione mentre la tempesta continuava a rumoreggiare all'orizzonte e i venti incostanti sbatacchiavano qua e là lo scafo.
Intanto lo squalo, sicuro nel suo liquido elemento, continuava ad ambire la preda...
2012-09-01
Bentornato ispettore Callaghan (ovvero memoria corta, frottole, conservatori e contraddizioni)
Gli elettori americani, non diversamente dagli elettori di tutti gli altri paesi, hanno la memoria corta e sono facile preda della propaganda elettorale di chi ha più soldi per farla e pelo sullo stomaco nel raccontar balle.
Ecco perché, localmente, temo il ritorno in prima persona del Cavaliere già ben sapendo che, anche se per qualche ragione il vessillo Berlusconi si automettesse in soffitta, pezzi pesanti di berlusconismo zavorreranno l'Italia chissà per quanto tempo ancora.
In suolo americano il grande Eastwood si è rimesso nei panni del peggior ispettore Callaghan.
Al proposito non posso che condividere l'opinione dell'amico Nuccio Lodato che cito integralmente (scusandomene con lui).
Dopo la fulminata e inopinata uscita di Eastwood alla GOP Convention di Tampa, ammirando la fulminante replica di Obama e lasciando ai seguaci della "Moral Guidance" l'arduo compito di un'eventuale apologia, non si può che utilizzare al contrario una citazione proustiana. In "All'ombra delle fanciulle" a un certo punto il Narratore dice, parlando del dottor Cottard (destinato poi, i lettori lo sanno, a folgorante verduriniana carriera...): "In quel momento la mamma ed io capimmo che quell'imbecille era un grande clinico".
Parlando del nostro o ex-nostro di ieri, non possiamo che concludere parafrasando: "In quel momento capimmo che quel grande artista era un ..."
A proposito di memoria corta, frottole, conservatori e contraddizioni Think Progress riporta un articolo nel quale si elencano dieci cose fatte da Reagan - indiscusso campione dei conservatori - delle quali poco si parla. [Articoliscelti: Dieci cose che i Conservatori non vogliono che si sappiano su Ronald Reagan]
Ecco perché, localmente, temo il ritorno in prima persona del Cavaliere già ben sapendo che, anche se per qualche ragione il vessillo Berlusconi si automettesse in soffitta, pezzi pesanti di berlusconismo zavorreranno l'Italia chissà per quanto tempo ancora.
In suolo americano il grande Eastwood si è rimesso nei panni del peggior ispettore Callaghan.
Al proposito non posso che condividere l'opinione dell'amico Nuccio Lodato che cito integralmente (scusandomene con lui).
Dopo la fulminata e inopinata uscita di Eastwood alla GOP Convention di Tampa, ammirando la fulminante replica di Obama e lasciando ai seguaci della "Moral Guidance" l'arduo compito di un'eventuale apologia, non si può che utilizzare al contrario una citazione proustiana. In "All'ombra delle fanciulle" a un certo punto il Narratore dice, parlando del dottor Cottard (destinato poi, i lettori lo sanno, a folgorante verduriniana carriera...): "In quel momento la mamma ed io capimmo che quell'imbecille era un grande clinico".
Parlando del nostro o ex-nostro di ieri, non possiamo che concludere parafrasando: "In quel momento capimmo che quel grande artista era un ..."
A proposito di memoria corta, frottole, conservatori e contraddizioni Think Progress riporta un articolo nel quale si elencano dieci cose fatte da Reagan - indiscusso campione dei conservatori - delle quali poco si parla. [Articoliscelti: Dieci cose che i Conservatori non vogliono che si sappiano su Ronald Reagan]
2012-08-28
Fisiognomica (Ferrara, Travaglio e compagnia cantante)
Lo so, non bisognerebbe mai lasciarsi indurre a valutazioni sulla personalità basandosi sull'aspetto fisico delle persone.
Il determinismo lombrosiano che pretendeva di dedurre i comportamenti criminali dai tratti somatici delle persone è morto e sepolto (per fortuna!).
Epperò... certe facce degli "onorevoli" in carica, certi volti dei collaboratori intorno a Napolitano, per non parlare della corte dei miracoli che circonda Berlusconi, o dei banchieri lustri e soddisfatti che ci hanno portato dove siamo (e non solo in Italia), sembrano dirla lunga sulle mani nelle quali stiamo.
Mi ero un po' disintossicato, in questa lunga e calda estate, dalla dipendenza da informazione. Girovagando qua e là mi ero illuso di potermene un po' fregare degli accadimenti politico-economici - specie nostrani - che, senza voler essere profeta di sventure, ci porteranno allo sfacelo. Al pari della stragrande maggioranza delle persone "normali" vivevo le mie giornate come se niente fosse, occupandomi d'altro, fregandomene serenamente dello spread, di Monti, della Merkel e di quant'altro.
Sarà quel che sarà, intanto che possiamo farci noi? Di fondo questo è l'atteggiamento rassegnato e fatalista dei più per sfuggire all'incubo di dipendere per il nostro futuro dal ceto politico che - e questo è il dramma - ci siamo lasciati colpevolmente imporre.
Francamente è tutto così un assurdo melting pot che a sentire parlare di destra e sinistra in termini novecenteschi come se queste categorie esistessero ancora fa solo incazzare specie se ha farlo sono i Pd last genaration che, pur avendo apertamente sposato il liberismo più sfrenato, hanno la faccia tosta di considerarsi "l'unica vera sinistra".
Fascisti! Zombi! S'insultano l'un l'altro coloro che dovrebbero essere alternativi al ventennio berlusconiano. Da scompisciarsi o terrorizzarsi nella consapevolezza che stanno preparandoci un'altra fase del tutto simile alla precedente (se non addirittura con gli stessi protagonisti).
E disputano, nel generale disinteresse, per propinarci la polpettina avvelenata dell'ennesima riforma elettorale quasi la democrazia elettorale - quella vera che è sempre stata più un'idea che una realtà - non fosse morta e sepolta da un pezzo.
A riportarmi alla cruda realtà ieri sera Mentana su La7 che con finta ingenuità ha messo in onda l'ennesimo baraccone mediatico senza capo ne coda.
A scambiarsi palate di merda, spandendone dappertutto, i due "grandi giornalisti" Ferrara e Travaglio - che non si sono risparmiati neppure i rispettivi apprezzamenti fisici - con contorno di Di Pietro, uno spaesato Macaluso nelle vesti di "amico di Napolitano" e l'appoggio esterno dell'inconsistente dirigente DP in carriera di turno, incapace di qualsiasi pensiero originale.
Una pena infinita.
[Chi vuole può rivedere la pseudo-rissa tra i due super antipatici campioni dell'egocentrismo italico - ma non lo consiglio - QUI]
Il determinismo lombrosiano che pretendeva di dedurre i comportamenti criminali dai tratti somatici delle persone è morto e sepolto (per fortuna!).
Epperò... certe facce degli "onorevoli" in carica, certi volti dei collaboratori intorno a Napolitano, per non parlare della corte dei miracoli che circonda Berlusconi, o dei banchieri lustri e soddisfatti che ci hanno portato dove siamo (e non solo in Italia), sembrano dirla lunga sulle mani nelle quali stiamo.
Mi ero un po' disintossicato, in questa lunga e calda estate, dalla dipendenza da informazione. Girovagando qua e là mi ero illuso di potermene un po' fregare degli accadimenti politico-economici - specie nostrani - che, senza voler essere profeta di sventure, ci porteranno allo sfacelo. Al pari della stragrande maggioranza delle persone "normali" vivevo le mie giornate come se niente fosse, occupandomi d'altro, fregandomene serenamente dello spread, di Monti, della Merkel e di quant'altro.
Sarà quel che sarà, intanto che possiamo farci noi? Di fondo questo è l'atteggiamento rassegnato e fatalista dei più per sfuggire all'incubo di dipendere per il nostro futuro dal ceto politico che - e questo è il dramma - ci siamo lasciati colpevolmente imporre.
Francamente è tutto così un assurdo melting pot che a sentire parlare di destra e sinistra in termini novecenteschi come se queste categorie esistessero ancora fa solo incazzare specie se ha farlo sono i Pd last genaration che, pur avendo apertamente sposato il liberismo più sfrenato, hanno la faccia tosta di considerarsi "l'unica vera sinistra".
Fascisti! Zombi! S'insultano l'un l'altro coloro che dovrebbero essere alternativi al ventennio berlusconiano. Da scompisciarsi o terrorizzarsi nella consapevolezza che stanno preparandoci un'altra fase del tutto simile alla precedente (se non addirittura con gli stessi protagonisti).
E disputano, nel generale disinteresse, per propinarci la polpettina avvelenata dell'ennesima riforma elettorale quasi la democrazia elettorale - quella vera che è sempre stata più un'idea che una realtà - non fosse morta e sepolta da un pezzo.
A riportarmi alla cruda realtà ieri sera Mentana su La7 che con finta ingenuità ha messo in onda l'ennesimo baraccone mediatico senza capo ne coda.
A scambiarsi palate di merda, spandendone dappertutto, i due "grandi giornalisti" Ferrara e Travaglio - che non si sono risparmiati neppure i rispettivi apprezzamenti fisici - con contorno di Di Pietro, uno spaesato Macaluso nelle vesti di "amico di Napolitano" e l'appoggio esterno dell'inconsistente dirigente DP in carriera di turno, incapace di qualsiasi pensiero originale.
Una pena infinita.
[Chi vuole può rivedere la pseudo-rissa tra i due super antipatici campioni dell'egocentrismo italico - ma non lo consiglio - QUI]
2012-08-20
La preghiera delle Pussy Riot - condannate per questo ai lavori forzati - contro Putin (l'amicone del cavaliere di Arcore)
«Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!».
2012-08-16
La rana e lo scorpione
Stranamente ho trovato qualcuno che non conosceva ancora questo celeberrimo apologo [ndr: breve racconto, nel quale parlano cose e animali, dotato di un finale a sorpresa moraleggiante come la coda dello scorpione del pungiglione velenoso].
Sconosciuta l'origine di questa favola che non è né di Esopo né Zen, ma, forse, deriva da qualche narrazione persiana.
Questa è la mia versione.
Uno scorpione volendo attraversare un fiume, chiese a una rana: “Mi daresti un passaggio sulla tua schiena fino all’altra sponda?”
La rana gli rispose: “E se poi, quando siamo in acqua, tu mi pungi?
"Sono mica stupido." Disse lo scorpione. "Non so nuotare, se muori tu muoio anch'io."
La rana si lasciò convincere, caricò lo scorpione sul dorso e iniziò la traversata.
A metà percorso però lo scorpione trafisse la rana con il suo pungiglione.
La rana morente chiese allo scorpione che stava annegando: "Ma perché lo hai fatto?"
Lo scorpione rispose mentre affogava: "Non posso farci niente. É nella mia natura."
2012-08-15
2012-08-14
2012-08-13
Indro e le spose bambine
la moglie bambina di Indro Montanelli
Venduta come sposa per 3000 euro Ragazza di 13 anni seviziata da sposo e madre, titola il Corrierone.
Ma Indro Montanelli in Eritrea con sole 500 lire si era comprato una moglie dodicenne e, in aggiunta, un cavallo e un fucile.
Però, diceva, là è un'altra cosa, a quall'età sono già donne, animalini docili.
"Gli ho messo su un tucul con qualche pollo e lei mi raggiungeva ogni quindici giorni, ovunque fossi."
E bravo il Cilindro! Mica razzista lui, solo una considerazione un po' così delle donne, vero Travaglio?
Venduta come sposa per 3000 euro Ragazza di 13 anni seviziata da sposo e madre, titola il Corrierone.
Ma Indro Montanelli in Eritrea con sole 500 lire si era comprato una moglie dodicenne e, in aggiunta, un cavallo e un fucile.
Però, diceva, là è un'altra cosa, a quall'età sono già donne, animalini docili.
"Gli ho messo su un tucul con qualche pollo e lei mi raggiungeva ogni quindici giorni, ovunque fossi."
E bravo il Cilindro! Mica razzista lui, solo una considerazione un po' così delle donne, vero Travaglio?
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2012-08-10
La fine del mondo che conosciamo
Qualche sera fa ho visto scorrere alcuni fotogrammi del film The road tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy.
Mi è tornato intero alla memoria il romanzo, bello e "deprimente" come pochi (fa il paio con Cecità di José Saramago).
Non amo particolarmente il genere apocalittico - la cui prima e per certi versi insuperabile matrice sta proprio nella Bibbia. Ancor meno mi appassionano gli zombi in tutte le loro varianti. I cadaveri ambulanti in putrefazione mi dicono assai poco a parte, forse, nei "divertenti" film cult di Romero.
Mi intriga maggiormente il genere post-apocolittico. A catastrofe avvenuta i sopravissuti devono fare i conti con una realtà che non ha più nulla in comune con la vita così come la conosciamo. Le reazioni individuali, la lotta estrema per la sopravvivenza, gli sforzi di adattamento, l'aggregarsi e aggrapparsi a minime speranze spesso frustrate dai fatti, il cedere, il lasciarsi andare o il rialzarsi per proseguire, già di per sé fiducia nel futuro, sono temi metaforici di carattere universale.
Ad altri livelli, tutti noi affrontiamo e ci confrontiamo con analoghe tematiche esistenziali, già nel nostro mondo pre-apocalittico.
In tempi di crisi, mutamenti climatici, disastri ambientali, incapacità di far fronte comune, la catastrofe sembra incombere. Paure pesanti per un futuro sempre più incerto, lasciamo poco spazio alla speranza, mentre gli squali dell'economia divorano quel poco che resta delle sicurezze collettive.
Non è un caso dunque se fiorisce una letteratura in questi termini (vedi It’s the End of the World as We Know It). Una letteratura, ma anche film e serie televisive nelle quali gli americani sono maestri.
Mi è tornato intero alla memoria il romanzo, bello e "deprimente" come pochi (fa il paio con Cecità di José Saramago).
Non amo particolarmente il genere apocalittico - la cui prima e per certi versi insuperabile matrice sta proprio nella Bibbia. Ancor meno mi appassionano gli zombi in tutte le loro varianti. I cadaveri ambulanti in putrefazione mi dicono assai poco a parte, forse, nei "divertenti" film cult di Romero.
Mi intriga maggiormente il genere post-apocolittico. A catastrofe avvenuta i sopravissuti devono fare i conti con una realtà che non ha più nulla in comune con la vita così come la conosciamo. Le reazioni individuali, la lotta estrema per la sopravvivenza, gli sforzi di adattamento, l'aggregarsi e aggrapparsi a minime speranze spesso frustrate dai fatti, il cedere, il lasciarsi andare o il rialzarsi per proseguire, già di per sé fiducia nel futuro, sono temi metaforici di carattere universale.
Ad altri livelli, tutti noi affrontiamo e ci confrontiamo con analoghe tematiche esistenziali, già nel nostro mondo pre-apocalittico.
In tempi di crisi, mutamenti climatici, disastri ambientali, incapacità di far fronte comune, la catastrofe sembra incombere. Paure pesanti per un futuro sempre più incerto, lasciamo poco spazio alla speranza, mentre gli squali dell'economia divorano quel poco che resta delle sicurezze collettive.
Non è un caso dunque se fiorisce una letteratura in questi termini (vedi It’s the End of the World as We Know It). Una letteratura, ma anche film e serie televisive nelle quali gli americani sono maestri.
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2012-07-13
Da Berlino. Torna Silvio torna!
Uno se ne va qualche giorno a Berlino, stacca dall'angoscia del "dacci oggi il nostro spread quotidiano" tanto caro ai media nostrani, forieri - purtroppo non infondatamente - di catastrofiche notizie.
Stacca mentalmente e sta subito meglio non solo per il fresco (il tempo in Germania non è un granché), ma soprattutto perchè mangiare e bere costa assai meno che a Milano, i locali senza eccessive pretese sono tantissimi, le persone non se la tirano come da noi e vivono in maniera decisamente più rilassata. Andare a zonzo per la città a piedi o in bicicletta e con la U-Bahn ed la S-Bahn, poi, è un piacere.
Berlino si sa è Berlino, non la Germania: una città sempre un po' senza soldi, scapestrata, ma "sexy", come dice il suo sindaco. E così, pare, i berlinesi vogliono che resti.
Uno stacca, poi torna in Italia. L'economia va di male in peggio. E'tte pareva! Se qualcuno davvero ha creduto alle panzane sulla decisiva vittoria italiana all'ultimo vertice di Bruxelles o era un illuso o era un idiota.
Ma più che il tormentone della crisi senza fine è "la politica" che subito ti attanaglia lo stomaco.
Di che si sproloquia? Ma del ritorno del Fanfulla da Arcore, diamine, di che altro? Quasi se ne fosse davvero andato e non tenesse saldamente per le palle Monti, il suo Passera, i suoi passerotti e il fido Angelino fosse qualcosa di più di una marionetta nelle sue mani. L'Alfano. Pare che dopo l'ennesima genuflessione davanti al suo boss l'abbiano visto piangere, e ne ha ben donde.
Berlusconi c'è - deve pur salvaguardare i suoi interessi aziendali - e i suoi fan fanno la hola. C'è da scommettere che questa volta non si presenterà più come l'uomo dei miracoli, ma come la mamma salvifica dei suoi figli derelitti. Ti può far venir voglia di vomitare, ma questa è l'Italia e forse ce la meritiamo pure.
Alla facciazza di chi lo dava per finito lui c'è e ci riproverà. Ora che la sbornia pro Monti (anche grazie alle non poche cazzate dell'esimio Prof e dei suoi colleghi sponsorizzati dall'uomo del Colle) sta finendo c'è da scommettere che molti torneranno a seguirlo.
Quanti non so e non penso che nessuno sia in grado di dirlo. Scrivevo l'1 luglio, prima della nuova auto candidatura a premier: "Non sarebbe la prima volta che Berlusconi si dimostra capace di clamorose rimonte e tuttora tra i suoi e la Lega, nonostante i disastri e l'immagine devastata, continuano a essere ben oltre il 20 per cento. Un loro ritorno diretto al governo è la maggiore disgrazia che potrebbe capitare." [1]
Sembra proprio che al peggio non ci sia mai fine e chi spera in un exploit dei grillini tanto strepitoso dal portarli a diventare il primo partito italiano mi sembra francamente accecato.
2012-07-01
Sgradevoli pensierini di un caldo 1 luglio sull'orlo del baratro e prima di una partita del cui risultato frega assai poco ché, se il calcio fosse davvero metafora della vita, la vita sarebbe proprio una bella merda
Un tempo neppure troppo lontano quando contraevi un debito poi dovevi pagarlo, magari a rate, fino a estinzione. Non c'era l'idea che se alla scadenza non avevi i soldi potevi ricorrere ad un altro prestito, e dunque moltiplicare i debiti, perché era abbastanza ovvio per tutti che, a parità di introiti, non avevi alcuna possibilità di rifondere anche il secondo se già non ce la facevi con il primo.
Ancora. Se spendevi più di quanto mensilmente versavi sul conto in banca e andavi "in rosso"pagavi gli interessi, ma se continuavi a farlo per mesi e il disavanzo (il tuo debito) cresceva a un certo punto ti chiamavano e ti chiedevano di "rientrare" nelle tue reali disponibilità. Se volevi continuare a dormire sonni tranquilli non ti restava che ridurre le spese per qualche tempo fino a tornare al pareggio.
Dunque? Dunque tutto questo per dire che se non si vuole essere "schiavi" del debito e quindi delle banche una politica di "rigore" e "pareggio di bilancio" non sembra di per sé sbagliata.
Però è evidente che nessuno può cavarsela avendo uno introito di 1 (non importa cosa) e nel contempo un'uscita costante più che doppia .
Questa, se ho ben capito, è più o meno la nostra "situazione Italia".
Coloro che vogliono uscire dall'euro sostengono che il ritorno alla lira sarebbe vantaggioso. Per chi e come non è chiaro considerando che immediatamente i nostri risparmi perderebbero almeno un terzo del loro valore, l'inflazione sarebbe incontrollabile e ci vorrebbero borsate di denaro per fare la spesa. Inoltre resterebbe comunque da pagare almeno una parte del debito e non si capisce con cosa se non con cartastraccia senza valore quale diventerebbe la nostra amata lira. Si dice che diventeremmo però iper competitivi, la produzione aumenterebbe e con essa i posti di lavoro. Tutto da vedere. Marchionne e soci continuerebbero a decentrarsi in Cina o dovunque potrebbero pagare la manodopera cinque, o più, volte in meno che da noi. Cosa ci comprerebbe in Europa un lavoratore italiano pagato con un sacco di lire che varrebbero l'equivalente attuale di duecento, duecentocinquanta euro?
Non so se Monti all'ultimo vertice europeo sia davvero riuscito a strappare qualcosa di positivo per noi e gli altri paesi come noi perennemente sull'orlo del baratro. Tutti ci giurano. I peana si sprecano. Vedremo. Non sono certo i rimbalzi dei "mercati" la garanzia. Quelli salgono e scendono secondo logiche ignote ai comuni mortali, economisti compresi. Ci sta, essendo entità astratte. Magari domani precipitano e qualcuno ci lucrerà e qualcun altro racconterà le solite palle sulle ineluttabili ragioni del tonfo.
Detesto Monti, i suoi "tecnici", il suo liberismo economico, la non volontà di ridistribuire equamente "i sacrifici", le mazzate ai lavoratori, il succhiar sangue ai pensionati, e quant'altro. Ma se penso che Berlusconi e i suoi berluscones - che comunque lo tengono per le palle - potrebbero riguadagnare voti cavalcando ancora una volta il populismo più becero, mi auguro che resti al governo.
Non sarebbe la prima volta che Berlusconi si dimostra capace di clamorose rimonte e tuttora tra i suoi e la Lega, nonostante i disastri e l'immagine devastata, continuano a essere ben oltre il 20 per cento . Un loro ritorno diretto al governo è la maggiore disgrazia che potrebbe capitare.
D'altra parte quelli del PD, attualmente dati come maggioranza relativa, e i loro fluttuanti alleati, continuano a mancare totalmente di attendibilità. Un'accolita di personaggi squalificati che legano le loro sorti ad individui anche più squalificati, da Casini a Di Pietro.
M5s? Si sono montati un po' la testa con i successi alle amministrative e lo schifo per "i politici" che spinge le simpatie di pancia verso la loro direzione. Sbaglierò, ma al dunque i consensi nei loro confronti si ridurrebbero considerevolmente. Questo è un paese conservatore che se davvero dovesse pensare di mettere nelle loro mani le proprie sorti non penso proprio che li voterebbe. Un conto è qualche amministrazione locale, altro il governo dell'Italia. Troppo pericoloso. Troppo poco si è visto cosa saprebbero fare davvero.
Io stesso, che pure simpatizzo per una loro forte presenza all'opposizione, non scenderei mai in guerra con l'accoppiata Grillo-Casaleggio [vedi un estratto del loro libro Siamo in guerra].
Insomma, a Monti e alla sua credibilità internazionale sembra proprio non esserci alternativa, almeno per il momento, piaccia o non piaccia, a meno che non si sfasci l'Europa, prospettiva più che possibile, ma non auspicabile.
Ancora. Se spendevi più di quanto mensilmente versavi sul conto in banca e andavi "in rosso"pagavi gli interessi, ma se continuavi a farlo per mesi e il disavanzo (il tuo debito) cresceva a un certo punto ti chiamavano e ti chiedevano di "rientrare" nelle tue reali disponibilità. Se volevi continuare a dormire sonni tranquilli non ti restava che ridurre le spese per qualche tempo fino a tornare al pareggio.
Dunque? Dunque tutto questo per dire che se non si vuole essere "schiavi" del debito e quindi delle banche una politica di "rigore" e "pareggio di bilancio" non sembra di per sé sbagliata.
Però è evidente che nessuno può cavarsela avendo uno introito di 1 (non importa cosa) e nel contempo un'uscita costante più che doppia .
Questa, se ho ben capito, è più o meno la nostra "situazione Italia".
Coloro che vogliono uscire dall'euro sostengono che il ritorno alla lira sarebbe vantaggioso. Per chi e come non è chiaro considerando che immediatamente i nostri risparmi perderebbero almeno un terzo del loro valore, l'inflazione sarebbe incontrollabile e ci vorrebbero borsate di denaro per fare la spesa. Inoltre resterebbe comunque da pagare almeno una parte del debito e non si capisce con cosa se non con cartastraccia senza valore quale diventerebbe la nostra amata lira. Si dice che diventeremmo però iper competitivi, la produzione aumenterebbe e con essa i posti di lavoro. Tutto da vedere. Marchionne e soci continuerebbero a decentrarsi in Cina o dovunque potrebbero pagare la manodopera cinque, o più, volte in meno che da noi. Cosa ci comprerebbe in Europa un lavoratore italiano pagato con un sacco di lire che varrebbero l'equivalente attuale di duecento, duecentocinquanta euro?
Non so se Monti all'ultimo vertice europeo sia davvero riuscito a strappare qualcosa di positivo per noi e gli altri paesi come noi perennemente sull'orlo del baratro. Tutti ci giurano. I peana si sprecano. Vedremo. Non sono certo i rimbalzi dei "mercati" la garanzia. Quelli salgono e scendono secondo logiche ignote ai comuni mortali, economisti compresi. Ci sta, essendo entità astratte. Magari domani precipitano e qualcuno ci lucrerà e qualcun altro racconterà le solite palle sulle ineluttabili ragioni del tonfo.
Detesto Monti, i suoi "tecnici", il suo liberismo economico, la non volontà di ridistribuire equamente "i sacrifici", le mazzate ai lavoratori, il succhiar sangue ai pensionati, e quant'altro. Ma se penso che Berlusconi e i suoi berluscones - che comunque lo tengono per le palle - potrebbero riguadagnare voti cavalcando ancora una volta il populismo più becero, mi auguro che resti al governo.
Non sarebbe la prima volta che Berlusconi si dimostra capace di clamorose rimonte e tuttora tra i suoi e la Lega, nonostante i disastri e l'immagine devastata, continuano a essere ben oltre il 20 per cento . Un loro ritorno diretto al governo è la maggiore disgrazia che potrebbe capitare.
D'altra parte quelli del PD, attualmente dati come maggioranza relativa, e i loro fluttuanti alleati, continuano a mancare totalmente di attendibilità. Un'accolita di personaggi squalificati che legano le loro sorti ad individui anche più squalificati, da Casini a Di Pietro.
M5s? Si sono montati un po' la testa con i successi alle amministrative e lo schifo per "i politici" che spinge le simpatie di pancia verso la loro direzione. Sbaglierò, ma al dunque i consensi nei loro confronti si ridurrebbero considerevolmente. Questo è un paese conservatore che se davvero dovesse pensare di mettere nelle loro mani le proprie sorti non penso proprio che li voterebbe. Un conto è qualche amministrazione locale, altro il governo dell'Italia. Troppo pericoloso. Troppo poco si è visto cosa saprebbero fare davvero.
Io stesso, che pure simpatizzo per una loro forte presenza all'opposizione, non scenderei mai in guerra con l'accoppiata Grillo-Casaleggio [vedi un estratto del loro libro Siamo in guerra].
Insomma, a Monti e alla sua credibilità internazionale sembra proprio non esserci alternativa, almeno per il momento, piaccia o non piaccia, a meno che non si sfasci l'Europa, prospettiva più che possibile, ma non auspicabile.
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