24.4.06

L'atomica di Ahmadinejad

AhmadinejadSecondo giornali americani l’amministrazione Bush formulerebbe piani atomici per la distruzione dei siti atomici iraniani. Speriamo che la rivelazione sia destituita di fondamento, ma sappiamo che chi l’arma l’ha potrebbe usarla contro chi la vorrebbe. Il Presidente americano non esclude l’uso preventivo della forza per dissuadere gli iraniani. Certo un’altra guerra di “democratizzazione” dopo il disastro iracheno – più che annunciato da chiunque non avesse ottusa mentalità neocon – sembrerebbe da escludere. Altra cosa sarebbe la brutalità risolutiva di un attacco atomico a distanza.
Suona strano riparlare di attacchi atomici dopo l’attenuarsi delle paure apocalittiche della contrapposizione planetaria USA-URRS. Cose del passato. Chi ha meno di trent’anni non ne ha memoria diretta. La caduta del muro di Berlino ha cambiato tutto. Così almeno nella percezione comune. Ora il pericolo appare il contrasto tra civiltà. Con i due imperi antitetici era più facile schierarsi. Tutti gli altri attori della scena internazionale contavano così poco che ogni movimento di liberazione, o presunto tale, aveva l’incondizionato appoggio dell’intellighenzia occidentale. Persino Ayatollah Khomeini, esule a Parigi, era arruolato tra le file dei democratici. Si è visto in seguito di quale abbaglio si trattasse. Adesso le certezze sono minori. Ahmadinejad, con quello che dice, fa paura. In possesso di un’arma atomica ancora di più. L’odio delle grandi masse islamiche per l’occidente è a livelli tali che neanche una aggressione atomica cambierebbe granché le cose. Gli islamici più moderati radicalizzerebbero le posizioni, ma considerando il loro attuale peso politico ciò non avrebbe grande importanza. L’ostacolo resta la coscienza democratica mondiale. Il no all’uso delle armi atomiche ha ragioni di fondo che prescindono qualsiasi considerazione. Ostacolo non insormontabile. Crescono di numero coloro che individuano nell’uso indiscriminato della forza lo strumento indispensabile di garanzia per la sopravvivenza della così detta civiltà occidentale. Il nostro modello di vita, non sostenibile e tanto meno esportabile, è però insanabilmente declinante. Se si vuole davvero arginare il disastro occorre cambiar rotta anziché difendere ad ogni costo indifendibili privilegi.

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