14.1.11

Deludente la decisione della Corte costituzionale

C'è poco da dire. Il senso di delusione per la decisione della Consulta era inevitabile. Si sapeva già che avrebbe dato un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Riaffermando la centralità del giudice rispetto alle decisione di concedere o meno il legittimo impedimento, da un lato si ribadisce che nessuno, nemmeno Berlusconi, può decidere autonomamente se presentarsi o meno ad un processo che lo riguarda, dall'altro si ammette la possibilità per il capo del governo di avere buone ragioni per far slittare i suoi procedimenti legali. Evidentemente il problema è che non dovrebbe proprio esistere il caso di un primo ministro imputato di reati comuni che resta tranquillamente al suo posto.
Comunque, ma già lo si sapeva, Berlusconi può dormire sonni tranquilli, almeno per quanto riguarda l'eventualità di finire in galera per i processi in corso. Ci penseranno i suoi avvocati-parlamentari, pagati a nostre spese, a tirare in lungo i procedimenti fino alla loro prescrizione, in futuro esattamente come in passato.
Tanta attesa e tanto rumore per nulla. Berlusconi lo sapeva tanto bene da potersi permettere di affermare che se ne fregava delle decisioni della Consulta.
Non capisco, proprio non capisco, l'euforia dei giornali che, a seconda delle tendenze politiche, vedono nel pronunciamento della Corte costituzionale un segnale comunque a proprio favore.
La decisione è un compromesso che nei fatti non cambia nulla. Come spesso accade in questo disgraziato paese tutto va avanti come sempre.
E intanto a Milano parte un nuovo procedimento contro Berlusconi. Le ipotesi di reato per il presidente del Consiglio sono «concussione» e «prostituzione minorile» per il caso Ruby.
[Vedere Corriere della Sera: Caso Ruby: Berlusconi indagato ]

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