18.11.05

Bla, bla, bla

macchina che scrive solo blaUna macchina per scrivere che permette la sola composizione della parola "bla" è in esposizione al Museo di storia tedesca, che ospita una speciale mostra dedicata ad opere caricaturali, realizzate sul tema della censura nel regime comunista della Germania dell'Est. (lastampa.it)

Non so se Casini, presidente della Camera, sa usare un computer o navigare in Internet. Molti politici e uomini con posti di notevole responsabilità, forse la maggior parte in Italia, non lo sanno fare e non se ne vergognano neppure. In compenso si riempiono la bocca con l'importanza delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione nei processi di sviluppo democratico in tutto il mondo. A Casini e al ministro "tecnologico" Stanca le autorità tunisine non hanno negato il visto d'ingresso nel Paese come al direttore di Reporter Senza Frontiere, che avrebbe dovuto partecipare al Summit mondiale sulla società dell'Informazione, promosso dalle Nazioni Unite. Loro si schierano sempre con chi governa, mai con le loro vittime come nel caso dei "giovani di Zarzis", ragazzi accusati di aver scaricato da internet dei documenti ritenuti sovversivi e condannati: sei a 13 anni di prigione, un minorenne a due anni e, gli altri due, uno a 26 anni e uno a 19 anni e tre mesi. "Nel loro dossier non esistono prove della loro colpevolezza, hanno la sola colpa di voler navigare liberamente su Internet e di avere opinioni ritenute sovversive dal governo tunisino» racconta il loro avvocato e attivista per i diritti umani Radhia Nasraoui.
Il Summit in Tunisia, appena concluso (ascolta la corrispondenza di F. Diasio, amisnet.org), è stato una farsa secondo Amnesty International che denuncia in un rapporto le violazioni dei diritti umani in quel paese.
In compenso ha dato visibilità alle censure che il regime di Ben Alì pratica regolarmente compresa quella di oscurare i siti internet sgraditi. Tra gli altri ne hanno fatto le spese anche 'Amisnet' e 'Lettera22', due associazioni italiane di liberi giornalisti, colpevoli di avere promosso un appello e una raccolta firme per la liberazione dei cosiddetti 'internauti di Zarzis'.

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