2005-11-03

Periferie in fiamme

banlieue in fiamme - corriere.it“Somma di marginalità” dice il sociologo e intende essere poveri, immigrati ed altro ancora tutto insieme. “Plebaglia” per Sarkozy ministro degli interni francese. “Ragazzi che non fanno niente da mattina a sera con genitori che se ne fregano” sostiene un vicino di casa francese-francese. Questi giovani che da una settimana bruciano la banlieue parigina sono francesi anche loro, figli di immigrati ormai di terza generazione. Abitano palazzoni anonimi a dieci fermate di métro dagli Champs Elysées. Finita l’era della fabbrica di massa che aveva chiamato qui i loro nonni, senza lavoro e senza soldi, ma con tutti gli appetiti indotti dalla società dei consumi, sono sempre i primi ad essere fermati, perquisiti, insultati, picchiati dalla polizia a tolleranza zero. Come meravigliarsi della loro rabbia? Sono violenti e rispondono con la violenza alla violenza. A noi, tranquilli cittadini, fanno paura.
Ricorreva ieri il trentennale della morte di Pier Paolo Pasolini e, benché da allora tutto sia cambiato, alcune polemiche di spessore culturale tornano alla memoria[1]. Forse i suoi ragazzi di borgata non erano tanto dissimili da questi francesi o quelli che si muovono ai margini della legalità nella ricca Bologna. In qualche modo ne erano antesignani. Pasolini sbagliava nel crederli portatori di valori antichi. Erano semmai le prime vittime della dissoluzione di ogni valore. Sbagliava anche nel vedere i poliziotti come proletari in divisa. Poco contava la loro estrazione sociale. Erano addestrati a terrorizzare per pochi soldi e il gusto, spesso sadico, di poterlo fare. Ce ne sarebbe stato sempre più bisogno, in Italia e altrove. Parigi spesso è il luogo dove scoppia la scintilla della rivolta che poi dilaga anche altrove. Chissà che anche questo non sia un inizio. Le condizioni, purtroppo, ci sono tutte e le soluzioni possibili, a parte la repressione, sembrano poche.


[1]
Vedere su pasolini.net Il Pc ai giovani!! e La polemica con Franco Fortini
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