4.5.11

Obama Osama


Obama sostiene che il mondo è un luogo più sicuro ora che Osama è morto. Con tutta la simpatia per il presidente americano ne dubito. Purtroppo non sarà ne migliore nè peggiore di prima, ma sicuramente più pericoloso perché questa guerra tra modi differenti di intendere la vita induce i protagonisti a comportamenti violenti e crudeli oltre ogni limite.

La storia dell'umanità è piena di guerre, con il loro corollario di atrocità, fin dalle origini e non voler più chiamare guerra la guerra non cambia le cose.
La morte di Osama riporta alla mente lo scontro finale tra Achille e Ettore nell'Iliade e lo scempio del cadavere di Ettore - tuttavia reso, infine, all'implorante padre Priamo.
Lascio ai lettori rintracciare i parallelismi.

[Ettore ad Achille prima del combattimento finale]
Ma gli Dei, fidi custodi
de' giuramenti, testimon ne sièno,
che se Giove l'onor di tua caduta
mi concede, non io sarò spietato
col cadavere tuo, ma renderollo,
toltene solo le bell'armi, intatto
a' tuoi. Tu giura in mio favor lo stesso.
Non parlarmi d'accordi, abbominato
nemico, ripigliò torvo il Pelìde:
nessun patto fra l'uomo ed il lïone,
nessuna pace tra l'eterna guerra
dell'agnello e del lupo, e tra noi due
né giuramento né amistà nessuna,
finché l'uno di noi steso col sangue
l'invitto Marte non satolli.
...
[Ettore, colpito e morente, si rivolge ad Achille]

E a lui così l'eroe languente: Achille,
per la tua vita, per le tue ginocchia,
per li tuoi genitori io ti scongiuro,
deh non far che di belve io sia pastura
alla presenza degli Achei: ti piaccia
l'oro e il bronzo accettar che il padre mio
e la mia veneranda genitrice
ti daranno in gran copia, e tu lor rendi
questo mio corpo, onde l'onor del rogo
dai Teucri io m'abbia e dalle teucre donne.
Con atroce cipiglio gli rispose
il fiero Achille: Non pregarmi, iniquo,
non supplicarmi né pe' miei ginocchi
né pe' miei genitor. Potessi io preso
dal mio furore minuzzar le tue
carni, ed io stesso, per l'immensa offesa
che mi facesti, divorarle crude.
...
[Achille parla ai suoi dopo aver ucciso Ettore]
E voi frattanto, giovinetti achivi,
intonate il peana: alto è il trionfo
che riportammo: il grande Ettòr, dai Teucri
adorato qual nume, è qui disteso.
Disse, e contra l'estinto opra crudele
meditando, de' piè gli fora i nervi
dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio
insertovi bovino, al cocchio il lega,
andar lasciando strascinato a terra
il bel capo. Sul carro indi salito
con l'elevate glorïose spoglie,
stimolò col flagello a tutto corso
i corridori che volâr bramosi.
Lo strascinato cadavere un nembo
sollevava di polve onde la sparta
negra chioma agitata e il volto tutto
bruttavasi, quel volto in pria sì bello,
allor da Giove abbandonato all'ira
degl'inimici nella patria terra.

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