14.8.11

Vanessa Diffenbaugh - Il linguaggio segreto dei fiori

Vanessa Diffenbaugh - Il linguaggio segreto dei fiori
Titolo originale: The Language of Flowers
Traduzione di Alba Mantovani
342 pag., 18,60 € - Edizioni Garzanti 2011
ISBN 978-88-11-68661-3

Una ragazza tosta che comunica con il linguaggio dei fiori.

"'Il fiore che stai cercando è sicuramente il cardo comune, che simboleggia la misantropia. Misantropia significa odio o sfiducia nei confronti dell’umanità.'
'Umanità vuol dire tutte le persone?'
'Sì.'
Ci pensai per un attimo. Misantropia. Nessuno aveva mai descritto i miei sentimenti con un’unica parola. La ripetei nella mente per essere sicura di non dimenticarla."

"Avevo amato molto, più di una volta, però avevo riconosciuto quel sentimento solo dopo aver fatto tutto ciò che era in mio potere per distruggerlo"

"Non mi fido, come la lavanda. Mi difendo, come il rododendro. Sono sola come la rosa bianca, e ho paura. E quando ho paura, lascio che la mia voce siano i fiori."

Direi che nelle tre citazioni si racchiude più o meno tutto quanto c'è da sapere su Victoria Jones, la protagonista assoluta - insieme al linguaggio dei fiori, appunto - di questo libro.

Victoria è una diciottenne che non ha mai avuto genitori, con un'infanzia e un'adolescenza più che dura alle spalle. Si difende a modo suo da tutto quanto la circonda e lo fa con caparbia determinazione. Però sotto sotto resta convinta di essere lei stessa la causa di quanto le è capitato e le capita. Ciò la induce a comportamenti e scelte il più delle volte assurdi che, in definitiva, le si rivoltano contro.
Un bel personaggio, ben definito psicologicamente inserito in una storia interessante - la storia della sua rivincita sociale e della riconquistata capacità di amare - che coinvolge emotivamente il lettore impedendogli di prendere quella distanza da lei e dagli eventi che permetterebbe di comprendere le inverosimiglianze e gli artifici letterari di cui è farcito il testo.

Lo si legge di un fiato, dall'inizio alla fine, perché scorre via liscio come l'olio, in una scrittura - almeno per quel che si può capire in traduzione - piana e corretta, finanche scialba per non distogliere mai l'attenzione dalla narrazione (furbescamente "romantica" fino allo scontato ed incredibile "lieto fine").

Alle spalle di questo best seller annunciato - e strapagato da subito ad una scrittrice esordiente come la Diffenbaugh - s'intuisce la mano sapiente di qualche abile editor. Fiutata la validità della storia, con un elaborato lavoro di montaggio e revisione, quando non riscrittura, si è riconfezionata la buona idea di partenza in modo che rispondesse ai canoni immateriali, ma percepibili come il profumo dei fiori, della letteratura di largo consumo. Operazione riuscita.


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