14.2.11

Egitto-Italia, Mubarak-Berlusconi, Suleiman-La Russa

Accostamenti audaci.
In questi giorni, pur aderendo con tutto il cuore alle manifestazioni popolari in Nord Africa (prima Tunisia, poi Egitto, ora, forse, Algeria) mi sono chiesto spesso: e poi?
Benissimo rivoltarsi fino alla cacciata di odiosi dittatori e comunque sempre invidiabile il risultato di riuscirci, infine. Eppure di fronte a tante esaltazioni per i fermenti democratici e titubanze sul futuro, qualche dubbio mi è venuto.
Una partita per il potere arbitrata da ingenti forze armate mi lascia tremendamente scettico circa il risultato.
Oggi ho trovato un articolo interessante di Raouf Ebeid analista politico egiziano-americano, ben più informato di me sui retroscena di quei luoghi, ma non meno diffidente. Omar Suleiman: non è questo il cambiamento .
Leggerlo dà il senso di quanto la realtà di chi ha la forza del potere sia sempre lontana dalle speranze popolari.
Alla fin fine non sono i migliori a farcela, ma i più furbi con in mano gli apparati repressivi e tanti appoggi economici e politici. Il fatto di essere corresponsabili con le peggiori nefandezze del precedente regime sembra improvvisamente passare in second'ordine.

Oggi in Italia le donne hanno invaso le piazze, non credo tanto contro Berlusconi e il suo ridicolo maschilismo anni cinquanta, quanto contro il berlusconismo come sistema di valori in auge da oltre quindici anni - essenzialmente grazie alla sua potenza mediatica - che offre della donna una visione umiliante.
La visione del mondo dei berlusconiani è riuscita a corrompere ulteriormente il debole tessuto collettivo di una nazione mai davvero coesa intorno all'idea di Stato inteso come entità capace di stipulare un forte patto sociale. L'alleanza strategica con i leghisti, pur per molti versi dissimili, ha peggiorato non poco la situazione. Ne sono un esempio le incredibili vicende relative alle celebrazioni del centocinquantenario dell'unità d'Italia delle quali, in ultima analisi, non frega niente a nessuno. A ben guardare neppure il centenario di cinquant'anni fa, pur in un clima di diffusa ipocrisia, suscitò grandi entusiasmi. Al nord i "terroni" erano trattati non troppo diversamente da come oggi sono trattati gli extracomunitari. Le diversità tra italiani sono sempre state profonde e non sono tanto diversità linguistiche e geografiche quanto differenze di radici culturali.

Sicuramente la maggioranza degli italiani ne ha basta di Berlusconi e, forse anche più di lui, della banda del buco che lo circonda. Però grazie ad una "porca" legge elettorale, è sufficiente una risicata maggioranza relativa per far la parte del leone e governare. L'attuale opposizione manca completamente di credibilità e ad eventuali elezioni potrebbe non riuscire a mettere insieme una maggioranza alternativa. Detronizzare Berlusconi è un obiettivo perché si sbloccherebbe una situazione ormai insostenibile, ma poi? Chi potrebbe essere il Suleiman italico? Un individuo quale La Russa - per molti versi emblematico del regime berlusconiano - come disprezzo per la democrazia potrebbe avere la giusta somiglianza. Le analogie però si fermano lì. Fortunatamente sembrerebbe fuori discussione. Ha raggiunto la posizione che ha raggiunto solo grazie al fatto che Berlusconi si circonda volentieri di individui tanto avidi quanto mediocri, ma nessuno si fiderebbe di lui neppure per mandarci a spasso il cane. Ma il marciume della commistione economico-politica che tiene comunque in mano le sorti di questa Italia è così ramificata, anche trasversalmente agli schieramenti politici, che non lascia presumere nulla di buono per il futuro prossimo, con o senza Berlusconi.
Ecco perché, pur associandomi ad ogni manifestazione di dissenso - purché disancorata degli attuali partiti - resto pessimista circa l'evoluzione della situazione.

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