9.11.09

Prima o poi tutti i muri cadono

Vent'anni fa, oggi, cadeva il muro di Berlino senza che nessuno l'avesse previsto in tempi tanto brevi. Insieme a quello si sfaldò anche, più prevedibilmente, il socialismo reale. Michail Sergeevič Gorbačëv, ultimo Segretario generale del Partito comunista dell'Unione Sovietica, già da quasi cinque anni, con la Glasnost ("trasparenza") e la Perestrojka ("ristrutturazione"), stava smantellando il comunismo sovietico. L'anno precedente alla caduta del muro aveva decretato la fine della dottrina Brežnev che impediva qualsiasi autonomia alle nazioni satelliti dell'Unione Sovietica, sancite dal patto di Varsavia.
Finiva così, per implosione, senza spargimenti di sangue e rimpianti l'epopea sovietica che tante speranze e delusioni aveva suscitato nei lavoratori di tutto il mondo. Il resto è già storia fatta di poche luci e tante ombre. Il concludersi dell'esperienza iniziata con la rivoluzione d'ottobre del 1917 non pone termine al conflitto tra classi dominanti e classi dominate, sfruttati e sfruttatori. Il capitalismo sembra essere rimasto l'unico modello di riferimento praticabile, ma nulla è per sempre. Libertà, giustizia, solidarietà non sono garantite nè dal comunismo nè dal capitalismo. La grande utopia socialista di un mondo migliore sembra lontana oggi più che mai. Nessuno dei veri dissidenti dell'est ha trovato successo politico ad ovest. Non mancano neppure i nostalgici dei regimi autoritari che stavano meglio quando stavano peggio. Non sono necessariamente coloro che godevano di privilegi. Semplicemente sono persone che si sentivano più protette in quel mondo povero dove però non mancava l'indispensabile piuttosto che in questo dove tutto ha un prezzo e se non sei bravo a lottare soccombi. Per i giovani è diverso. In fondo basta avere soltanto vent'anni per non serbare ricordi di come era prima.

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