15.11.09

Saviano - Appello per il ritiro della legge sul processo breve

Antonio Albanese: Cetto Laqualunque ed il linguaggio della politica

Ho firmato l'appello sotto riprodotto, insieme ormai a quasi centomila persone, e invito anche chi legge a farlo (QUI)
Non credo affatto che Berlusconi, il cui unico scopo è salvare sé stesso, sia in qualche modo sensibile a questo genere di richieste.
Rimane l'ennesima manifestazione di dissenso, tanto sterile quanto irrinunciabile, contro un sistema politico - ma prima ancora economico - sempre più marcio.
È anche un monito per Fini e tutti coloro che continuano a scegliere "il male minore" come se questo potesse scongiurare il peggio. (Vedi
Fini e il male minore di Barbara Spinelli su La Stampa)

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

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