26.2.05

Uno show illegale nella Tv pubblica

di Vittorio Agnoletto
Come era prevedibile la puntata di giovedì sera di Punto a capo si è trasformata in un processo sommario, ove l'accusa e il giudice erano rappresentati dalla medesima persona: il conduttore. Attraverso la trasmissione di alcune intercettazioni telefoniche è stato violato il segreto istruttorio, il tutto in assenza degli imputati e della difesa.

E' stato giusto non prestarsi a questa trappola preconfezionata e, è il caso di dirlo, sarebbe stato opportuno che qualunque parlamentare dell'opposizione avesse rifiutato l'invito.

Per il resto il gioco è stato molto semplice: affastellare spezzoni diversi di filmati tagliando, cucendo, scegliendo le inquadrature, trasmettendo e interrompendo le frasi in momenti precisi secondo una predefinita strategia finalizzata ad addossare al movimento la responsabilità delle drammatiche giornate di Genova. Ovviamente, nel medesimo tempo non una parola è stata sprecata sulla mattanza nella scuola Diaz, sulle torture di Bolzaneto e sulla morte di Carlo. In quel contesto ogni frase pronunciata in studio era comunque destinata a risultare inefficace sommersa dall'effetto mediatico ricercato.

L'ennesimo maldestro e inefficace tentativo di ribaltare la verità su quanto avvenuto nel luglio 2001.

Mi auguro che vi sia un immediato intervento della Commissione di vigilanza, ma nutro ben poca fiducia sull'efficacia che questo possa avere nei confronti di un consiglio di amministrazione RAI insensibile ormai a qualunque richiamo al più elementare rispetto delle regole. Sarebbe altrettanto doverosa un'azione del Garante della privacy a tutela dei diritti degli imputati, ma i suoi poteri sono molto limitati in una vicenda del genere. In Italia le leggi e i regolamenti sembrano essere trasformati in optional.

Non resta quindi che chiedere, per l'ennesima volta, un pronunciamento dell'Europa che vincoli l'Italia al rispetto di principi democratici condivisi.

Presenteremo un ricorso, secondo i tempi e le modalità previste dalla normativa europea, alla Corte Europea di Strasburgo con la richiesta di aprire un procedimento sulla trasmissione "Punto e a capo" per violazione dell'art.8 della Convenzione Europea per i diritti dell'uomo; tale articolo infatti recita "……ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e della corrispondenza…". (oggi la corrispondenza comprende, ovviamente anche le comunicazioni telefoniche.)
In questi giorni, inoltre, è in discussione, al Parlamento Europeo, la relazione annuale sullo stato dei diritti nell'Unione Europea: proveremo ad inserirvi un richiamo formale al governo italiano affinché ponga termine all'uso fazioso e strumentale dei mezzi di comunicazione ed in particolare della televisione, sottolineando anche la necessità di tutelare il diritto alla privacy.

E' utile ricordare che nella relazione del 2001 l'Italia fu pesantemente criticata proprio per i fatti del luglio genovese. Il prossimo 7 marzo, nella seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo rivolgerò un'interrogazione urgente, sulla vergognosa trasmissione dell'altra sera, alla Commissione Europea evidenziando la palese violazione dell'art. 7 della "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea - Carta di Nizza" ormai integrata nel Trattato Costituzionale Europeo. Sarà interessante verificare se il commissario con la delega ai diritti civili, on. Frattini, risponderà nel rispetto delle direttive dell'Unione o se farà prevalere la fedeltà a chi lo ha indicato per quel prestigioso incarico, ovvero il governo Berlusconi.
http://www.liberazione.it/commento.asp?tutto=1

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