2011-01-22

Il Papa, l'uomo del Colle,Tarcisio Bertone. Chissenefrega!



Napolitano esorta "Scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto"
Bertone chiede «legalità e moralità»
Il Papa invita «società» e «istituzioni pubbliche» a ritrovare la moralità, «per dare nuova consistenza ai valori etici e giuridici di riferimento»

Il Presidente si turba e continua la solfa sui toni da abbassare.
Il cardinal Tarcisio, chiaro e incisivo quando si tratta di appoggiare Berlusconi e il suo governo, richiama vagamente alla legalità e alla moralità - lui che sembra avere le idee assai confuse in fatto di moralità quando parla di gay, pedofili e preti pedofili!
Il pastore tedesco non ci risparmia le sue esortazioni ovvie e generiche.
Aria fritta insomma.

E tutti lì, i media, ad aggrapparsi a queste misere cose come fossero segni di abbandono dello scomodo Berlusconi.
Frasi di rito e palle fruste. Fintantoché si sovvenzionano lautamente le scuole private, che vuol dire in massima parte cattoliche - a parte il milione di euro regalato personalmente alla moglie di Bossi (la "legge mancia" e soldi a valanghe per tutti) - favorendo economicamente in ogni maniera la chiesa, a partire dal famigerato 8 per mille, il Vaticano non ha alcun interesse a sloggiare il cavaliere di Arcore. Proprio ieri la notizia che l’ultima bozza del decreto sul federalismo fiscale prevede l'esenzione da tasse per tutto l'immenso patrimonio immobiliare di proprietà ecclesiastica. In un modo o nell'altro anche san Pietro è sul libro paga di Berlusconi.

Decisamente non se ne può più del puttanaio di Arcore con il corollario di idiozie di destra e di sinistra che ne è conseguito.
Basta ipocriti moralismi! Se per incastrare Berlusconi ci vuole una procace minorenne nel suo letto ben venga Ruby. Succederebbe un po' ad Al Tappone come è successo a suo tempo per Al Capone. Incastrato per un reato minore a fronte di centinaia di crimini efferati. Ma non è una gran cosa, nè per il sistema giudiziario né per una società che si dice "civile". Forse è per questo che nonostante tutto il clamore la cosiddetta "gente", di fatto, se ne frega.

Il 5 dicembre 2009 centinaia di migliaia di persone si autoconvocarono a Roma, senza partiti o altri apparati, per chiedere "politicamente" che il cavaliere di Arcore si dimettesse.
Sull'appello di convocazione al No Berlusconi Day era scritto tra l'altro:
Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali - come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra "una dittatura" - (...)
Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione (...)
Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell'Utri. (...)
Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.

L'opposizione che non c'è continuò ad ignorare e proseguire nelle sue ignobili manfrine.

Oggi, tra l'altro, la Cassazione ha ribadito la condanna definitiva per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra di un'altro tra gli uomini "migliori" del presidente del consiglio: Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia.

Lo scandalo del berlusconismo non sono le povere puttanelle che affollano le molteplici ville e residenze di Berlusconi. A parte quelle che sono riuscite a ottenere privilegi inimmaginabili (probabilmente avendo a disposizione maggiori strumenti di ricatto) le altre che si prestano a tutto, sperando nell'avverarsi di un sogno, fanno anche un po' pena.
Lo scandalo è il berlusconismo stesso e tutti coloro che si sono lasciati ammaliare dalle promesse dell'uomo che fa sognare gli italiani e che ha precipitato l'Italia in un incubo.

2011-01-21

Berlusconi ha regalato un milione e mezzo anche a Dell'Utri

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Berlusconi è buono e generoso. Distribuisce soldi a profusione. Lo fa con slancio perché ha bisogno d'amore e riconoscenza.
A beneficiarne non sono soltanto le procaci signorine che alloggiano a sue spese, ricevendo buste gonfie di euro, doni e, talvolta, un seggio in Regione nel "listino" di Formigoni (quando non un seggio in parlamento e, perché no, un ministero).
Anche i maschi godono dei sui favori. Di Lele Mora e il fido Fede s'è sentito in questi giorni.
Ora salta fuori anche un bonifico per un milione e mezzo di euro a Dell'Utri, l'amico siciliano, in profondo rosso sui conti correnti della banca - commissariata e in sospetto di riciclaggio - di Verdini, coordinatore del PdL.
Ne saltano fuori di nuove in continuazione, ma alla fine di proprio nuovo c'è ben poco.
I cablo pubblicati da Wikileaks parlavano anche delle feste di Berlusconi, definito dall'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble ''inetto, vanitoso e incapace come leader'', ''fisicamente e politicamente debole'' provato dalle ''frequenti lunghe nottate" e "l'inclinazione ai party" che non gli consentono di "riposare a sufficienza''. Le sue feste venivano definite ''selvagge''.
Le intercettazioni, fatte trapelare dai parlamentari che le hanno avute tra le mani, non fanno che confermare cose arcinote.
Quale la linea di difesa? Ciascuno di sé, e dei propri soldi, deve poter fare ciò che vuole. Ineccepibile (e i difensori ad oltranza del cavaliere dovrebbero ricordarsene anche quando vogliono imporre di vivere a chi vuole morire). L'unico limite alla libertà individuale è il rispetto delle leggi e delle regole che permettono a tutti di esercitare il medesimo diritto alla libertà.
Fondamentale per la libertà di ciascuno è che l'esercizio della libertà di chi è più forte non danneggi in alcun modo chi è più debole.
Tutto bene. Il resto è stucchevole moralismo e ipocrisia.
Il problema è che Berlusconi ha più volte travalicato i limiti della legalità addirittura piegando le leggi alle sue personali necessità pur di sfuggire alla magistratura. Come ci sia riuscito non è un mistero. Lo strapotere economico e mediatico ha convogliato sul suo libro paga una tale quantità di individui in debito di riconoscenza da permettergli, finora, qualsiasi cosa. La sua mentalità è tipica di chi si sente onnipotente. Tutto è in vendita e tutti possono essere comperati.
Le sue "puttane" come ormai tutti dicono apertamente, sono ben misera cosa a confronto delle "puttane" mediatiche, per lo più di sesso maschile, al suo diretto servizio sui giornali e sulle reti televisive, indifferentemente, di sua proprietà o pubbliche.
Il berlusconismo è un tale intreccio di collusioni che può crollare da un momento all'altro, come accaduto a Ben Ali in Tunisia, ma può anche durare ancora a lungo.
Ciò che è peggio è che Berlusconi ad un certo punto potrebbe mollare la presa, per una ragione o per l'altra, ma non finirà con lui l'intreccio di interessi, pressioni economiche, egoismi ed ingiustizie sociali generate da oltre quindici anni d'imbarbarimento della vita pubblica in assenza di qualsiasi credibile opposizione.

Italia - Il fiume del grande caimano

2011-01-20

Che bella giornata! C'è chi si preoccupa, chi si diverte e chi...



Il cauto Morfeo del colle si "preoccupa" il Fanfulla da Arcore si "diverte" e noi?
Disoccupati, cassaintegrati, giovani senza prospettive, lavoratori a mille euro al mese, anziani alla canna del gas, miserabili pensionati, cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese alle prese con prezzi esosi, tariffe indecenti, servizi al collasso, vessati da contenziosi e richieste di pagamenti, più o meno dovuti, dai quali non è possibile difendersi e sui quali sono applicate sovrattasse da strozzinaggio, noi ci divertiamo, siamo moderatamente preoccupati o ci disperiamo?
Che bella giornata di Checco Zalone, nonostante il successo strepitoso al botteghino, è un film di serie C, buono per quattro facili risate, ma anche amaro.
Ne viene fuori lo spaccato dell'Italia odierna, drammaticamente in bilico tra radici culturali affondate in un passato di miserie e scaltrezze e presunzione di una competenza "moderna" di cui in realtà nulla si sa e comprende. Non si salva niente e nessuno. Dall'Arma dei Carabinieri, alla Curia, della religione, alla famiglia. Tutto è mescolato in uno stesso calderone. La pacca conclusiva di Checco sulla spalla del Papa - che sembra quasi la demolizione definitiva di qualcosa che vacilla - sintetizza il trionfo dell'ignorante - poiché tutto ignora - vanitoso e privo di scrupoli. Zalone è l'italiano tipo, vagante in un vuoto assoluto di idee, sentimenti, valori, non tanto per cattiveria quanto perché assolutamente esente da scrupoli di coscienza.
Amara pure la conclusione dei terroristi musulmani che hanno rinunciato all'attentato alla madonnina del Duomo di Milano. Non serve colpire i simboli degli Italiani, stanno distruggendosi da soli.

2011-01-19

L'informazione della Lega nord


la testata del giornale e il sito il 18 gennaio 2011 - clicca sulle immagini se vuoi ingrandirle

Oggi, per curiosità, sono andato a vedere cosa dicevano i celoduristi sulle vicende in corso. Bossi, si sa, considera il Berlusca un bauscia e lo consiglia spesso di essere più furbo (forse come lo fu lui ai tempi?...)
Magari però qualche leghista avrebbe avuto piacere di saperne di più su quel che sta succedendo e, chissà, dire anche la sua. Invece il sito è in manutenzione e il silenzio tombale.
Nonostante i quattro milioni di euro pubblici gettati annualmente nel cesso del quotidiano leghista La padania è in profondo rosso nei conti perché vende poche copie. Ma va?

Cardinale Sepe - Berlusconi. In ogni persona c'è anche del bene. 'O miracolo!

il cardinal Sepe alle prese con il sangue di San Gennaro

Il cardinal Sepe, arcivescovo di Napoli e grande viaggiatore, da New York spezza la sua lancia a favore del cavaliere di Arcore.
Sepe, già indagato per corruzione nel giro di ristrutturazioni e vendite di immobili con la "cricca" Anemone, Balducci, Bertolaso, ha tutto l'interesse, anche pro domo sua, a sostenere che "in ogni persona c'è anche del bene".

2011-01-17

U pilu? «Fusse che fusse la vorta bona»


Antonio Albanese: il primo comizio di Cetto Laqualunque


Non so se questa volta il cavaliere di Arcore, che sempre più ricorda Fanfulla da Lodi, sarà davvero indotto a togliere il disturbo. Certo che se riuscirà "u pilu" là dove non è riuscita la politica non sarà una grande vittoria della democrazia.
Comunque continuiamo ad augurarci che faccia al più presto le valigie più che per il famoso "bene del paese" per ricominciare a parlare di cose che contano, come, ad esempio, la condizione dei lavoratori. Grazie agli operai Fiat si era aperto un piccolo spiraglio sugli autentici problemi dell'Italia e degli italiani e subito zac! Tutto si è oscurato perché la scena è stata ripresa dal presidente del consiglio con le sue storie d'alcova. Credo che le persone normali, con un po' di sale in zucca, non ne possano più di queste storie che fanno ridere il mondo. Sarebbe assai meglio se Berlusconi, con la sua mentalità d'avanspettacolo scadente, andasse a godersi soldi e puttane - maggiorenni o minorenni che siano - in qualcuna delle sue ville sparse sul pianeta, portando via con sé la sua indecente corte dei miracoli.
Purtroppo il danno al cervello di una parte degli italiani è ormai irreversibile, dopo anni di massicce dosi Mediaset e Rai, ma frequentando il Web, qualche segnale di rinascita si comincia a cogliere.
Certo che si è messi proprio male per sperare che al suo posto vada un Tremonti, o addirittura un Casini o un Angelino Alfano.
Il fatto è che dall'altra parte non c'è nessuno, ma proprio nessuno.
Basti dire che a sindaco di Torino a un Chiamparino, che ha rilasciato sulla vicenda Fiat dichiarazioni folli - folli per uno che voglia rappresentare anche solo vagamente la "sinistra" - si pensa di far succedere l'impresentabile Fassino, sponsorizzato da De Benedetti [sic!]. Del resto anche Renzi, il sindaco "rottamatore" di Firenze, non è stato da meno nello sparar cazzate pro Marchionne. La prossima volta che ci sembrerà "simpatico" ricordiamoci il detto "dimmi con chi stai e ti dirò chi sei". Parlare dei Bersani, D'Alema e compagnia bella non vale neanche più la pena. Il guaio è che nemmeno Vendola, con il suo linguaggio immaginifico e la poca sostanza, è più di tanto affidabile.
Nei giorni caldi a cavallo del referendum l'unico a dare una sensazione di concretezza e competenza, relativamente alle questioni di cui parlava, è stato Maurizio Landini, il leader della Fiom. Con lui si può essere o non essere d'accordo eppure appare più "vero" di tanti altri.

2011-01-16

Fiat. Credevano di stravincere e invece sono stati col fiato sospeso fino all'ultimo

Credevano di stravincere e invece sono stati col fiato sospeso fino all'ultimo.
Il ricatto di Marchionne è passato solo grazie al voto degli impiegati che non si spaccano certo il culo sulle linee di montaggio.
Ora i turni saranno più lunghi, la pausa per riposare solo di dieci minuti, il diritto di sciopero non più garantito. A rappresentare gli operai resteranno i Bonanni, gli Angeletti e gli altri sindacatini gialli ossequiosi alla dirigenza. Questa è la democrazia marchio Fiat.
Però i lavoratori che ancora producono qualcosa, anche se - e non certo per colpa loro - obsoleto ed invendibile come le automobili della fabbrica torinese, hanno ampiamente dimostrato di volere il pane... ma anche le rose.

2011-01-14

Fiat Bread and Roses


"Penso che a Mirafiori vincerà con percentuale elevata il sì e quindi il buon senso" si sbilancia il cavaliere di Arcore caracollando in sella.
Facile profezia.
Altri invece auspicano l'avvento del pane e delle rose.
Assai più difficile.

Deludente la decisione della Corte costituzionale

C'è poco da dire. Il senso di delusione per la decisione della Consulta era inevitabile. Si sapeva già che avrebbe dato un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Riaffermando la centralità del giudice rispetto alle decisione di concedere o meno il legittimo impedimento, da un lato si ribadisce che nessuno, nemmeno Berlusconi, può decidere autonomamente se presentarsi o meno ad un processo che lo riguarda, dall'altro si ammette la possibilità per il capo del governo di avere buone ragioni per far slittare i suoi procedimenti legali. Evidentemente il problema è che non dovrebbe proprio esistere il caso di un primo ministro imputato di reati comuni che resta tranquillamente al suo posto.
Comunque, ma già lo si sapeva, Berlusconi può dormire sonni tranquilli, almeno per quanto riguarda l'eventualità di finire in galera per i processi in corso. Ci penseranno i suoi avvocati-parlamentari, pagati a nostre spese, a tirare in lungo i procedimenti fino alla loro prescrizione, in futuro esattamente come in passato.
Tanta attesa e tanto rumore per nulla. Berlusconi lo sapeva tanto bene da potersi permettere di affermare che se ne fregava delle decisioni della Consulta.
Non capisco, proprio non capisco, l'euforia dei giornali che, a seconda delle tendenze politiche, vedono nel pronunciamento della Corte costituzionale un segnale comunque a proprio favore.
La decisione è un compromesso che nei fatti non cambia nulla. Come spesso accade in questo disgraziato paese tutto va avanti come sempre.
E intanto a Milano parte un nuovo procedimento contro Berlusconi. Le ipotesi di reato per il presidente del Consiglio sono «concussione» e «prostituzione minorile» per il caso Ruby.
[Vedere Corriere della Sera: Caso Ruby: Berlusconi indagato ]

2011-01-13

Le regole inflessibili della «mamma cinese»

Ha molto successo sul Web l'elenco di regole della perfetta madre. (Vedi articolo Corriere «Noi madri orientali. Inflessibili e migliori».
Sciocchezze per lo più.
Dare regole ai propri figli è giusto, così come è giusto che la scuola pretenda il rispetto di norme comportamentali condivise e insegni più matematica e, magari, meno latino. Ma il problema vero non è tanto quello che si insegna quanto come si educa e con quale metodo.
Il sistema della madre cinese di Yale è solo ridicolo e non si discosta molto da quello della nostra scuola tradizionale (dalla quale per molti versi non ci siamo ancora affrancati) che non ha prodotto grandi risultati sugli studenti privi di background culturale (e sono i più, senza contare coloro che hanno altri tipi di problemi).
L'inflessibilità da parte di genitori ed insegnanti può anche andar bene in taluni casi purché non diventi fine a sé stessa. In tal caso non si insegna alcunché se non a sottomettersi. Se è vero che i genitori italiani sono diventate iperprotettivi con i propri figli, lo sono per una profonda ignoranza del mestiere del genitore e per la convinzione radicata di essere sempre nel giusto qualsiasi cosa dicano a facciano. L'incapacità a mettersi in discussione, a comprendere le ragioni degli altri a resistere agli impulsi emotivi più immediati dà luogo a generazioni fragili, impreparate ad affrontare i dinieghi, poco propense all'autocritica. Ognuno, sulla base dei modelli proposti dai media, è convinto di essere il meglio e meritarsi tutto. Tali i genitori, quali i figli.
Uscirne con l'esaltazione dell'autoritarismo da luogo a commenti farneticanti del tipo "Qui purtroppo la scuola è infestata da psicologhe, laureate in "scienza" dell'informazione e dell'educazione. Tutta gente con il vuoto pneumatico nel cervello e infatti l'Italia è agli ultimi posti per quello che riguarda l'apprendimento scolastico. Dovremmo importare le insegnanti cinesi e lasciare a casa le nostre maestrine. Le poche che insegnano la disciplina e si fanno rispettare vengono immancabilmente infamate dai genitori con accuse di violenza sui bambini o di eccessiva severità."
Eppure scommettiamo che moltissimi lo sottoscriverebbero?

2011-01-12

Qualche considerazione su Fiat, Marchionne e i lavoratori


Berlusconi vale 11490 operai Marchionne soltanto 435 titolavo un post a giugno di quast'anno.
Ora per Marchionne ha rifatto i conti Mucchetti (Marchionne e lo stipendio del dipendente Fiat) e, se dice il vero [perché dubitarne visto che è pubblicato dall'"autorevole" Corriere che non brilla certo per opposizione a Marchionne) il CEO Fiat guadagna ben 1.037 volte il suo dipendente medio.
Vogliamo menarne scandalo? Da sempre i "padroni" sfruttano. Non a caso, chi più chi meno, si arricchiscono.
I moderni CEO assunti per guidare grandi imprese, banche e quant'altro, hanno esattamente la "missione" di garantire guadagni agli azionisti (i padroni appunto). Se falliscono kaput, finiti. Inevitabile che si tutelino accumulando enormi somme in breve tempo, tali da assicurare vite da nababbi a sé stessi ed indefinite generazioni future di figli e nipoti. Più restano, poi, meglio è.
Dunque se lo stipendio di Marchionne era "soltanto" 435 volte maggiore di quello di un suo operaio, con le stock option [uno dei famigerati strumenti derivati della finanza, nello specifico opzioni su azioni regalate o con diritto di acquisto ad un prezzo inferiore a quello di mercato che offrono la possibilità di realizzare enormi plusvalenze] sale a 1037 volte.
Ora il problema non è che "Marchionne insulta ogni giorno il Paese" come accusa Il leader della Cgil Susanna Camusso e neppure che per via della globalizzazione conviene produrre automobili altrove. Dell'Italia alla Fiat non è mai fregato niente se non "nella misura in cui", come si dice, ne traeva un profitto. I discorsi sul "patriottismo aziendale" valgono meno di zero, interessano poco e servono solo a riempire ore di trasmissioni televisive e pagine di giornali sollevando cortine fumogene. Assai banalmente se il costo di fabbricazione di una automobile (rispetto alla quale il salario dell'operaio è piccola parte) sarà inferiore in Italia (e questo dipende anche dalla produttività di ogni singolo lavoratore) Marchionne resterà, altrimenti andrà altrove. Ciò che conta esclusivamente, per Marchionne, è che alla fine di ogni anno, in un modo o nell'altro, il valore del suo gruppo (compreso il 25% in Chrysler), cresca e il dividendo azionario soddisfi i padroni. Fiat - e ancor più gli operai Fiat - sono solo parti del tutto.
Giusto? Certo che no! Per questo fanno bene quelli della Fiom a resistere. Perderanno? Quasi certamente. Di sconfitte è piena la storia dei sindacati dei lavoratori. Ma che gli intransigenti a Mirafiori vincano o perdano cambierà ben poco. Il loro destino non è nelle loro mani.
Proprio l'aspirazione a riprendere in mano le proprie sorti, rivoluzionando i rapporti di produzione, aveva prodotto quei movimenti di massa in grado di migliorare le condizioni della "classe lavoratrice" [Ndr: una rilettura, per quanto "critica", del Manifesto di Karl Marx farebbe bene a molti]. Oggi le cose sono molto più complicate. Tutti hanno qualcosa di più da perdere che le proprie catene, ma abbandonare posizioni giorno dopo giorno, anno dopo anno ha prodotto un esercito di precari senza diritti e il rischio è proprio quello di tornare in condizioni tali che alzare la testa diventerà impossibile. Impossibile proprio come dire no al ricatto di Marchionne.

2011-01-09

Spot nucleare in TV - Gioco a scacchi con la morte


controspot di NEUPAULpalen

Ci stanno martellando con lo spot della partita a scacchi tra favorevole e contrario al nucleare.
L'ingannevole spot è finanziato dal forumnucleare.it per nulla neutrale. Si tratta infatti di una associazione di aziende, tra le quali l'ENI, apertamente favorevole alla reintroduzione del nucleare in Italia. Dietro questa operazione di pubblicità ingannevole sta Chicco Testa ex segretario e presidente di Legambiente, ex deputato Pci e Pds ed ex fervente anti-nuclearista pentito, ora sfegatato pro-nucleare privo di dubbi, come capita spesso ai pentiti. E vai!

Saint Moritz, D'Alema, Il Riformista e gli Angelucci

Massimo D'Alema, in un'intervista a Il Riformista, risponde all'accusa di Berlusconi di essere un "comunista in cachemire".
"La sciarpa che indossavo non era di cachemire, posso fargliela vedere. Il giaccone è un vecchio giaccone. Le scarpe le ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro, possono testimoniarlo le tante persone che hanno fatto la fila con me. Ma il punto non è la campagna qualunquista. Questo attacco non è casuale. È il segnale che Berlusconi pensa alle elezioni. Ma dice anche molto sul nostro sistema di informazione"
"A Berlusconi, comunque, non è rimasta che la forza di imporre queste mascalzonate. Per il resto, è finito, ha trascinato il paese al disastro" conclude D'Alema.

Ne prendiamo atto e non stentiamo a crederci. Il Baffino ha sempre un po' avuto il braccino corto...
In quanto al fatto che Berlusconi sia "finito" ce lo auspichiamo da un pezzo, ma lui è sempre lì. Sicuramente il cavaliere "ha trascinato il paese al disastro", ma una bella mano per fare ciò l'ha ricevuta proprio da D'Alema e soci. I "patiti dell'informazione" lo sanno bene, gli altri non hanno mai saputo o dimenticano facilmente.
Comunque rilanciare la smentita dalemiana su Saint Moritz è doveroso anche perché appare su un giornale che pochi leggono e nessuno compra, voluto da D'Alema stesso, Il riformista appunto, appartenente alla famiglia Angelucci (i chiacchierati re delle cliniche che grazie alla privatizzazione della sanità pubblica incamerano 500 milioni di euro all'anno), la stessa che possiede anche la testata di Libero, giornale parimenti percettore di contributi pubblici.

2011-01-06

D'Alema a Saint Moritz. Attaccati al tram e fischia l'Aida

"Tacataltram e sufla l'aìda!" si dice in quel di Milano a coloro che non hanno alcuna possibilità di ottenere ciò che desiderano.
In questa epifania senza futuro per i lavoratori spogliati di qualsiasi potere contrattuale e giovani e disoccupati privi di prospettive, piacerebbe a tutti andarsi a rilassare in montagna, al mare o ai tropici. Anzi a tanti giovani e meno giovani che hanno perso il lavoro basterebbe la prospettiva di ottenerne uno, prima o poi.
Che il baffino nazionale, con il consueto cattivo gusto, si faccia sorprendere sulle più esclusive nevi svizzere così come in barca sui sette mari, non scandalizza nessuno tranne quelli del Giornale che, come si dice, ci pucciano il biscotto.
A stupirsi può essere solamente chi si ostina a classificare D'Alema e soci come dirigenti di sinistra quando invece hanno trascorso la vita a rinnegare tutto il passato ed affossare nella sostanza, così come nella forma, tutto ciò che avesse anche solo una parvenza di sinistra.

Vedi aggiornamento 9 gennaio

2011-01-04

Festività 2011. Niente 25 aprile e primo maggio per gli sfaticati


Una "bellezza" per Libero la scarsità di "ponti" festivi nell'anno a venire. Il Belpietro-Feltri team definisce "puro godimento" la mancata festività del 25 aprile (perchè cadrà in Pasquetta) e del primo maggio (in domenica).
Pure Marchionne - quello che "Se vince il no, salta Mirafiori" - ne sarà entusiasta. Un po' meno gli operai per i quali ogni festa è una boccata d'ossigeno nella vita di merda di tutti gli altri giorni.
Anche queste piccole cose aiutano a capire chi sta con chi e perchè.

2010-12-27

Post-natalizio

Giordano Bruno

Sonetto IN LODE DE L'ASINO

O sant'asinità, sant'ignoranza,
santa stolticia e pia divozione,
qual sola puoi far l'anime sì buone,
ch'uman ingegno e studio non l'avanza:
non gionge faticosa vigilanza
d'arte qualumque sia, o 'nvenzione,
né de sofossi contemplazione,
al ciel dove t'edifichi la stanza.
Che vi val, curiosi, il studiare,
voler saper quel che fa la natura,
se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura;
ma con man gionte e 'n ginocchion vuol stare
aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
eccetto il frutto de l'eterna requie,
la qual ne done Dio dopo l'essequie.

2010-12-20

L'importanza di chiamarsi Presidente

Dal Presidente degli Stati Uniti al Presidente del Copasir - nessuno sapeva cosa fosse fino a quando il baffino nazionale, Massimo D'Alema, non ne è diventato Presidente - l'aspirazione a presiedere accomuna le più diverse personalità. L'uomo di valore - ma anche la donna, vedi la Marcegaglia - vuole fermamente una presidenza qual che sia. C'è chi è orgoglioso di essere diventato "Presidente" di un consiglio scolastico o anche solo di una assemblea di condominio.
Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente del Senato o della Camera, Presidente di Commissione, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Presidente di Regione, di Provincia, di Partito, di squadra sportiva, di giornale, di scuderia automobilistica, di museo, dell'Aci, dell'Arci, dell'Ospedale, delle Ferrovie, della Borsa, della Banca, della Rai, della Cei (sia come Comitato Elettrotecnico Italiano sia come Conferenza Episcopale Italiana), del diavolo che ci porti... purché Presidente.
Se sei un Presidente importante hai sempre qualcuno intorno che ti apre porte e portiere, ti sussurra "Presidente", sorride compiaciuto, si occupa dei tuoi bisogni primari e secondari. Il presidente si muove leggero tra corridoi silenziosi, circondato da collaboratori discreti. Siede su comode poltrone, da udienza in uffici lussuosi agli ultimi piani degli edifici, alloggia nelle suite prestigiose degli hotel. Il Presidente presiede, ascolta, prende la parola tra la rispettosa attenzione degli astanti, firma delibere (firmare è una delle sue attività prioritarie).
Ci sono individui che nella loro vita fanno collezione di presidenze. Luca Cordero di Montezemolo, ad esempio, si dice sia stato Presidente, fin da piccolo, della sua sezione di Giovani Esploratori; un Lupetto prodigio.
Ci sono infine Presidenti emeriti che conservano le prerogative presidenziali pure non essendo più in carica, come il diritto a viaggiare su aerei di Stato.
Il più rappresentativo tra loro ci ha lasciato da poco. Si chiamava Kossiga e sbroccava con una certa fequenza. Nella sua lucida follia talvolta si lasciava sfuggire cose sacrosante apprese durante l'esercizio del potere. Ebbe a dichiarare: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. (...) Lasciarli fare [gli studenti]. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio."
Così Gasparri, forse ricordandone le parole, ha ammonito: "Le manifestazioni studentesche sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate."
Però non si può terminare senza citare almeno uno dei Presidenti attuali, ricco sfondato. Rivela WikiLeaks quanto scrive di lui un eminente diplomatico americano: "La sua vittoria è stata segnata da forti proteste di piazza.... le sue risposte a domande talvolta spigolose hanno dato luogo alle risposte bizzarre di un uomo chiaramente disturbato. (...) ha detto a una giornalista che il suo terzo mandato non sarebbe stato l’ultimo. Ciò chiaramente dimostra che vuole rimanere al potere per tempo indefinito".
Cosa avete capito sciocchini! Si tratta di Aleksandr Lukashenko, Presidente della Bielorussia, rieletto oggi con l'80 per cento delle preferenze tra arresti degli oppositori e accuse di brogli.

2010-12-19

Bersani ai suoi critici del PD: "Non capite un tubo!"

Le ennesime "astute" sortite di Bersani (basta alle primarie, visto che le vincono quelli non appoggiati dai vertici, e alleanze con Casini e, perché no, Fini - ma cosa si fumano questi dirigenti del PD?) hanno fatto reagire il popolo del Web contro "L'amato leader" - come impietosamente rilevato da Gramellini su La stampa.

«Sono un ex iscritto e tra poco sarò un ex elettore» (Francesco). «Ma Fini è di destra! Come è possibile anche solo pensare a un’alleanza con lui?» (Michele). «Stasera restituisco la tessera» (Francesca). «Così non andiamo da nessuna parte, anzi sì: al suicidio» (Chiara). «Mi domando cosa avete nel cervello. Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere!» (Gianni). «Cacchio, ma si può?» (Gian Piero). «Se succede, lascio il partito in un secondo» (Gianluca). «Bersani fa bene, sono d’accordo con lui» (Fassina, ma forse è la sorella dell’ex segretario). «Cioè, fatemi capire: dovrei scegliere alle prossime elezioni fra Fini e Berlusconi?» (Alessandro). «Dopo la fatica che abbiamo fatto a liberarci di Binetti e Rutelli, paffete che ci ritroviamo a subire i loro veti!» (Monica). «State ancora una volta riuscendo a rivitalizzare Berlusconi. Sono allibito» (Stefano). «Ero un ventenne che aveva trovato una piccola speranza. Ora lei me l’ha spenta di nuovo. Grazie, segretario» (Riccardo). «D’ora in poi come inizierà i suoi comizi? Cari democratici, cari compagni, cari camerati?» (Concita). «Grazie a tutti quelli che stanno commentando l’intervista» (Pier Luigi Bersani). «Segretario, tu ci ringrazi, ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?» (Monica).
La risposta è arguta quanto astute le proposte. "Non capite un tubo!"

2010-12-18

La Russa insulta ripetutamente uno studente



Il ministro "La Rissa" non si smentisce mai per finezza espositiva e ricchezza di argomentazioni ad Anno Zero.
Dimentica però il suo passato da picchiatore fascista, quarant'anni fa, quando l'agente di polizia Marino morì a Milano per una bomba lanciata dai suoi camerati in una manifestazione non autorizzata.
Impagabile l'intermezzo con Casini che fa da paciere.
La Russa smentisce che suo figlio avrebbe mai potuto essere in piazza.
Già: il papà ministro gli ha già assicurato un posto ben remunerato nel consiglio di amministrazione dell'Automobil Club Italia insieme all'amichetto della ministra Brambilla ed altri vip. Alleluia!

2010-12-16

Julian Assange uomo dell'anno

Nel 2006 Time decretò "uomo dell'anno" tutti coloro che del Web sono attori attivi e passivi. Chi lo usufruisce, insomma, in tutte le sue forme. Campeggiava in copertina lo schermo di un computer che richiamava la schermata di Youtube. La scritta recitava: “La persona dell’anno sei tu. Si tu. Tu controlli l’età dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo”.
Questo rito del magazine americano, ripreso a destra e a manca, di nominare uomini e donne dell'anno può anche non significare un granché. Però quella scelta del 2006 sembrava una apertura alla democrazia globale dell'informazione, il riconoscimento di una rivoluzione culturale che ridimensionava il ruolo primario dei grandi mezzi di comunicazione a favore di una informazione parcellizzata costruita dal basso. Implicitamente il Time ammetteva la centralità di Internet nel mondo della informazione e della comunicazione.
Quattro anni dopo la rivista fa un salto indietro clamoroso. Ha chiesto ai suoi lettori di esprimersi, ma, davanti ai 382.025 voti per Julian Assange (di gran lunga al primo posto tra i votati), ha preferito dedicare la copertina prestigiosa a Mark Zuckerberg (solo al 18esimo posto con 18.353 voti). Immediate le proteste della rete.
Sembra quasi che in questo modo i giornalisti tradizionali, spiazzati dalla potenzialità della rete, che sempre più finisce con relegarli ad un ruolo di secondo piano, si siano vendicati arrogandosi il diritto di scegliere, anche contro le preferenze dei loro stessi lettori. A fronte di un Assange che con il suo WikiLeaks svela a tutto il mondo il pensiero "segreto" e le malefatte dei potenti, ponendo, senza mediazioni, a disposizione di chiunque tutti i documenti originali (e per questo viene messo alla gogna) si preferisce un geniale ragazzotto multimiliardario che, un po' per gioco, si è inventato una fortunata piattaforma di comunicazione sociale. Facebook è sicuramente un evento epocale con il suo mezzo miliardo di utenti sparsi nel mondo (vedi sotto la mappa delle relazioni), ma di fatto è, specularmente al Web, spazzatura in elevatissima percentuale. Però, per dirla con De André, "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". Così nel cumulo di ciarpame accatastato, tanto su Facebook come nel Web in generale, si trova tutto ciò che può soddisfare qualsiasi ricercatore. Inoltre non è facile prevedere quali nuovi usi di Internet potranno venir fuori dall'inventiva degli utilizzatori. Qui il discorso diventa complesso e non è la sede per affrontarlo.
Comunque, per i giornalisti della carta stampata, questa realtà diventa sempre meno controllabile ed è dunque più che comprensibile la loro resistenza, per quanto destinata al fallimento. Ciò può in parte spiegare l'attuale scelta di campo del Time. Di WikiLeaks, avrebbe volentieri fatto a meno. Meglio dunque premiare l'inventore di un apparentemente meno pericoloso luogo di incontri interpersonali come Facebook che Julian Assange, detestato da coloro che influiscono sulle sorti del mondo e temono la mancanza di controllo sulla comunicazione.

(cliccarci sopra per ingrandirla)

Mappa su scala mondiale delle relazioni di amicizia tra tutti gli iscritti a Facebook. Si è utilizzata una scala di colori, che va dal nero al blu al bianco, per rappresentare con linee di colorazioni diverse le relazioni personali tra gli utenti in tutto il mondo.

2010-12-15

Video scontri Roma



Non mi piacciono i manifestanti violenti così come non mi piacciono i poliziotti violenti.
Ieri a Roma hanno legittimamente manifestato decine di migliaia di persone, per lo più giovani, contro tutto il marcio del nostro sistema politico, ma oggi tv e giornali non parlano d'altro che di questi scontri.

2010-12-14

"Coglionazzo dimettiti!" "Vadi alle Bahamas!"

Così ha gridato a Fini un deputato della maggioranza appena riconfermata per tre voti. "Troia" ha inveito un finiano alla Polidori, rea di essere passata all'ultimo momento con Berlusconi per interessi economici legati al Cepu, di proprietà della sua famiglia e sponsor del cavaliere.
L'innato bon ton di questi parlamentari, in un modo o nell'altro prezzolati - il fatto di essere scelti dal "capo" per un seggio è già di per sé una forma di pagamento per favori ricevuti o che si riceveranno -, si è confermata questa mattina. Risse, cori da stadio e ovazioni per i deputati che, a tariffa, erano passati dalla così detta opposizione alle dirette dipendenze del cavaliere di Arcore (i due dipietristi in primis), hanno caratterizzato la "storica" seduta.
Squallidi individui siedono in questo parlamento e, comunque vadano le cose, brutta gente siederà anche nel prossimo, poiché ormai la metastasi del sistema politico è irreversibile.
Che Fini di dimetta o meno è del tutto indifferente, come indifferente era l'esito dell'odierna votazione per le sorti di questo paese allo sbando. Solo i giornalisti fibrillavano a comando per la commedia tragicomica che si recitava nelle sedi governative (vedi mio post di ieri Crisi da fine legislatura e pensioni parlamentari....)
Di Pietro, che con i suoi eletti ha contribuito alla caduta del governo Prodi e oggi alla tenuta di quello Berlusconi, si è esibito nel solito show che non incanta pià nessuno. Rivolto al cavaliere - uscito dall'aula durante il suo intervento - ha urlato: "Vadi alle Bahamas!" [Sic: vadi]
Un'opposizione di qualità quasi quanto la maggioranza, non c'è che dire.

2010-12-13

Crisi da fine legislatura e pensioni parlamentari... Non vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso

Fibrillazione diffusa in attesa del voto di domani in Parlamento.
Ma davvero agli italiani non intrippati con l'informazione e la politica interessa qualcosa di quello che accadrà domani e che ripercussioni avrà sul futuro di Berlusconi e del suo governo? Non so, ma ne dubito.
Il fatto è che "il palazzo" è oggi lontano più che mai dalle persone comuni e resta poco, oltre al disprezzo, per una quantità di individui eletti perché nelle grazie dei signorotti del voto, primo fra tutti il cavaliere di Arcore. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la democrazia rappresentativa sfugge a chiunque abbia voglia di pensarci.
Se domani il cavaliere resterà in sella lo dovrà quasi esclusivamente ai rapporti di vassallaggio instaurati in una quindicina d'anni di potere autocratico e alla paura dei peones parlamentari di perdere prebende e pensione vitalizia per non avere ancora raggiunto i due anni e mezzo di mandato, quanto basterebbe per sistemarsi per sempre. Ridicolo. Eppure tra Camera e Sanato sono ben 345 in queste condizioni e per lo più personaggi animati da tutto tranne che da passioni politiche autentiche.
L'opposizione, che opposizione non è stata capace di fare, e Fini sperano nel miracolo e fingono certezze che non hanno. Stringono le chiappe e incrociano le dita non avendo poi la più pallida idea di dove si andrà a parare anche nel caso Berlusconi finisse sotto di qualche voto.
A tutti coloro che si augurano la fine di questa lunga fase di decadenza culturale e morale che caratterizza il berlusconismo, ma si estende ben oltre i suoi confini, non resta che la disperazione. Comunque vada ci vorrà molto tempo per invertire le tendenze in atto. Certo si vorrebbe vedere andare a casa per sempre una genia mummificata di parlamentari incapaci di azioni politiche a favore del benessere collettivo. Ma non si tratta soltanto del ceto politico centrale e periferico. Tutto un apparato dirigente colluso con pratiche economiche delinquenziali, quando non direttamente con la malavita organizzata, andrebbe spazzato via. Gli attori di questo teatrino hanno aspetti esteriori diversi. A volte orrifici sotto spessi strati di cerone e ripetuti quanto improbabili lifting, altre impeccabili ed asettiche, altre ancora si presentano in sembianze di giornalisti ciarlieri, procaci fanciulle e rampanti giovanotti, però mummie sono e mummie restano.
casa delle libertà

Anche YAHOO! ha propensioni alla censura?

Casualmente mi sono imbattuto in un post di oggi su Yahoo! Answers così concepito:

"Crisi da fine legislatura e pensioni parlamentari: coincidenze....?"

Ma cliccandosi sopra Yahoo porta ad una pagina sulla quale si legge:
Questa domanda è stata eliminata
Le domande su Yahoo! Answers possono essere eliminate in accordo con le nostre Linee Guida della Community.

Mi sono chiesto se anche questa fosse una coincidenza e sono andato a curiosare nella copia cache.
Ecco cosa stava scritto sulla pagina rimossa.

Crisi da fine legislatura e pensioni parlamentari : coincidenze....?

La crisi....:

inizio attuale legislatura : 29/ 04/ 2008
crisi da fine legislatura attuale ( discorso di fini a perugia ) : 07/ 11/ 2010 .

tempo trascorso : 2 anni , 6 mesi , 8 giorni .

e le pensioni....:

Il comune cittadino può andare attualmente in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età. Se lo scalone di Maroni non sarà toccato dal governo Prodi, dal prossimo anno ci vorranno addirittura 60 anni. Deputati e senatori potranno invece affrontare la vecchiaia con il conforto di ricche pensioni-baby. Secondo i regolamenti di Montecitorio e Palazzo Madama il diritto al vitalizio si acquisisce versando le quote contributive (attualmente 1.006 euro mensili) per almeno cinque anni di mandato. Davvero una bella differenza con i 20 anni di contributi minimi richiesti ai cittadini per la pensione di vecchiaia. E non basta. I parlamentari hanno voluto annullare anche gli effetti dell'instabilità politica che in Italia, si sa, porta sovente alla chiusura anticipata delle legislature. Come? Decidendo all'unisono che in questi malaugurati casi

2 anni e sei mesi

di effettivo incarico sono sufficienti per il diritto alla pensione. Basta pagare contributi volontari per i due anni e mezzo mancanti. E senza nemmeno affannarsi con i versamenti: agli onorevoli parlamentari è infatti permesso di saldare anche a 'fine mandato e in 60 rate'. Più facile di così!


La storia dei due anni e mezzo corrisponda al vero, il fatto dei contributi non so.
Comunque mi chiedo perché Yahoo si sia sentito in dovere di cancellare il tutto.

2010-12-10

Inglesi, tasse, diritto allo studio

Happy wife, happy life. Moglie felice vita felice

Un non più giovane principe e la sua consorte trascorrono serenamente la loro vita tra castelli, passeggiate a cavallo, viaggi, interessi naturalistici e serate di gala.
Un brutto giorno teppisti scalmanati che si definiscono studenti - tutti sanno che i veri studenti stanno a casa a studiare - aggrediscono a colpi di uova e ortaggi la lucida Rolls Royce che li trasporta, provocando sui regali volti uno stupito moto d'inatteso timore. "Perché questi giovani sudditi si comportano in maniera tanto sconveniente mentre noi sorridiamo e salutiamo agitando la mano?" Si sarà chiesto il principe che da troppo tempo attende di diventare re.
Il motivo e semplice: sono state triplicate le tasse universitarie.
Vergogna! Chi l'ha detto che lo studio debba essere un diritto?

2010-12-09

Stupidopoli. Compravendita parlamentari, Alemanno, Frattini, WikiLeaks e giornalisti "embedded"

Se, e dico se, gli italiani fossero mediamente più attenti alle allucinanti vicende politiche che vedono protagonisti gli uomini pubblici dell'olimpo berlusconiano - anziché perdersi nella marea melmosa delle chilometriche trasmissioni dedicate a povere ragazzine scomparse, trucidi omicidi, grandifratellesche emozioni - si renderebbero conto della deriva grottesca di questo fine impero del cavalier Silvio da Arcore.
Vanno forte le quotazioni dei parlamentari in procinto di passare a dare una mano, o meglio un voto, non a gratis, al decotto Berlusconi - ultimi due tizi dell'Italia dei Valori - ah! ah! ah! la dice lunga sulla capacità del Di Pietro di scegliersi gli uomini da eleggere, ma anche di questo avevamo già avuto esperienza.
Nel clima di si salvi chi può, in una Roma allo sfascio economico, il duro e puro sindaco Alemanno sistema all'Atac, l'azienda dei trasporti, parenti, amici, sodali di partito e pure una ex cubista. Ben 854 assunzioni a chiamata diretta alla faccia della crisi.
Franco Frattini, miracolosamente assurto da maestro di sci a ministro degli esteri, continua a sparar cazzate. All'annucio delle rivelazioni di WikiLeaks aveva parlato di "terroristi che vogliono distruggere il mondo" e di "11 settembre della diplomazia". Per l'arresto del capo di WikiLeaks, Assange, esulta, rivendicandolo come un colpaccio della diplomazia: «Era ora, per fortuna l’accerchiamento internazionale ha avuto successo» e rincara «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono»
Mah! Per il momento è arrestato per un caso assai dubbio, per quel che se ne sa, di stupro, e, comunque, se risultasse colpevole, è giusto che venga punito. Non si vede però come possa essere condannato per i danni arrecati alla relazioni internazionali anche se, senza dubbio, cercheranno di incastrarlo e metterlo a tacere in ogni modo.
Chi conosce la fiaba I vestiti nuovi dell'Imperatore di Hans Christian Andersen sa che ci vuole l'ingenuità di un bambino per far emergere la verità, specie quando è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliamo vedere e tacciono solamente per timore reverenziale. Ora che "il re è nudo" (e non ci si riferisce soltanto alle risapute "marachelle" del nostro piccolo satrapo nazionale) ci si spreca in commenti, spesso al limite del demenziale, sul come evitare che le persone comuni sappiano quel che pensano davvero coloro che li governano e sul come limitare di fatto la libertà d'informazione.
Magari ci riusciranno e non mancheranno neppure, come non sono mai mancati, i giornalisti "embedd" sempre pronti a scodinzolare al seguito dei potenti in nome della "responsabilità". Allora avremo fatto un altro bel balzo indietro sulla strada della effettiva democratizzazione.

2010-12-08

John Lennon a trent'anni dalla morte - Imagine


(se non si sente cliccate qui)

Imagine
di John Lennon

Imagine

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

Immagina

Immagina non ci sia il paradiso
È facile se ci si prova
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immagina tutte le persone
vivere per l'oggi...

Immagina non ci siano nazioni
Non è difficile da fare
Nulla per cui uccidere o morire
E nessuna religione
Immagina tutte le persone
vivere la vita in pace...

Si puè dire che sono un sognatore
ma io non sono il solo
Spero che un giorno ti unirai a noi
e il mondo sarà come uno solo

Immagina non ci siano proprietà
mi chiedo se ci riesci
Nessuna necessità di cupidigia o fame
Una fratellanza di uomini
Immagina tutte le persone
condividere tutto il mondo...

Si può dire che sono un sognatore
ma io non sono il solo
Spero che un giorno ti unirai a noi
e il mondo vivrà come uno solo

2010-12-02

Monicelli. Branca branca branca, leon leon leon. Zazzazaparapapa' Fiiiiiii Bum!



Mario Monicelli, regista de L'armata Brancaleone e di tanti altri film di successo, è morto.
Era uomo geniale, come geniale è stato Lele Luzzati i cui inconfondibili disegni sono nel video. Degli uomini geniali sarebbe meglio non parlare. Bastano le loro opere a ricordarli.
Come ampiamente documentato ogni giorno, è della stupidità degli uomini da poco, pervenuti al successo, che si spendono milioni di vuote parole.

La morte di Mario Monicelli ha però suscitato un vespaio perché si è trattato del suicidio di un novantacinquenne malato. E allora si sono scatenati tutti.
Poco tempo fa un amico si è suicidato allo stesso modo gettandosi dal balcone. La cosa ha colpito dolorosamente tutto il giro delle sue conoscenze. Ognuno si è posto domande sul perché di un tale gesto, ma nessuno si è sognato di chiedersi se ne avesse o meno il diritto.
Se credi che la vita sia dono di Dio togliersela è peccato, va da sé, mentre è eroico perderla combattendo in suo nome. Ma, se ancora esiste il diritto di non credere in alcun dio, la mia vita appartiene a me solo, e quel che ne faccio sono affari miei.
A mio avviso buttarsi da un balcone è atto disperato. In un mondo più civile dovrebbe esserci la possibilità di morire dignitosamente e dolcemente per propria scelta quando la vita non è più degna di essere vissuta. Passare dalla concretezza dell'essere al nulla del non essere non è poi questo dramma esistenziale, quando non si ha più nulla da perdere se non la sofferenza.
Ma i "difensori della vita", i crociati del dolore come prova di coraggio per conquistarci una fetta di paradiso, ci negano il diritto di non credere nell'aldilà.
Ho sempre avuto il massimo rispetto per chi ha una fede e per le scelte che compie, ma, a quanto sembra, si mette sempre più spesso in discussione il mio uguale diritto a non credere in alcunché d'ultraterreno, quasi che il non avere una fede religiosa sia di per sé una pazzia.
Questo oscurantismo di ritorno, con tutte le sue ripercussioni nella vita quotidiana, per lo scatenarsi dell'irrazionalità che comporta, m'inquieta più della crisi economica globale che ci sovrasta.
Morire quando si vuole, come si vuole, senza chiese preti funerali e quant'altro dovrebbe essere possibile a tutti senza suscitare scandalo alcuno.

2010-11-28

Berlusconi - Wikileaks - Spectre: mi vogliono rovinare e chi non vota per me peste lo colga

The SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion

Silvio, come lo chiamano i suoi accoliti, non ne può più di "congiunture" sfavorevoli. Non sono lui, i suoi ministri, i suoi uomini piazzati ovunque a combinarne così tanto che si è perso il conto e fatta l'assuefazione a tutte le loro malefatte. È la Spectre che congiura.
Sono tutti in trepida attesa di quello che potrà venir fuori dai documenti resi pubblici da Wikileaks [definito sito di terroristi criminali perché ha la cattiva abitudine di "disperdere" sul web le notizie segrete che mettono al corrente noi, insignificanti cittadini, di quello che davvero fanno e pensano i potenti del mondo], ma per quel che riguarda "il Silvio" cosa mai potrà venir fuori di compromettente che già non conosciamo.
Che è considerato un pirla nel mondo intero? Sarebbe il meno.
Chi non vuol sapere continuerà a ignorare, gli altri proseguiranno a sperare che tolga l'incomodo al più presto e vada a godersi la vecchiaia in una delle sue innumerevoli ville sparse per il mondo, magari portando con sé Bondi e tutta la sua corte dei miracoli, Letta compreso.
Riproduco di seguito il gustoso corsivo di Alessandro Robecchi su Il Manifesto per farsi quattro amare risate domenicali.
Il Manifesto, in collaborazione con la Spectre. È in grado di mostrare in esclusiva mondiale il maligno disegno che si propone di screditare l’Italia a livello mondiale, un complotto demo-giudo-plutocratico-venusiano. La prima novità è che il disegno non è uno solo. Ecco il dettaglio della torbida macchinazione.
Nel primo disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che piazza il figlio della sua compagna al ministero, un lavoretto da consulente all’Osservatorio per lo Spettacolo (2009) per la miseria di 25mila euro.
Nel secondo disegno si vede ancora il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che trova un lavoretto (altri 25mila euro) all’ex marito della suddetta compagna, Emanuela Repetti, che evidentemente nella sua condizione di indigente deputata Pdl non poteva dagli una mano da sola.
Nel terzo disegno si vede – nell’ambito dei drastici tagli alla cultura – il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che elargisce una sovvenzione di 285mila euro a una compagnia teatrale che sta vicino a Fivizzano, il suo paese.
Nel quarto disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi finanziare la trasferta dalla Bulgaria di quaranta persone per presentare e premiare a Venezia un film che non ha visto nessuno, dove recita (?) l’attrice Bulgara Michelle Bonev, “molto cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi” (parole del ministro della cultura bulgaro). Le indiscrezioni parlano di una cifra intorno ai 400mila euro.
Nel quinto disegno si vede il ministro dei beni culturali Sandro Bondi stanziare di 670 mila euro per lavori di ristrutturazione in due chiese, site a Novi Ligure, città della sua compagna e attuale residenza del ministro.
Come tutti possono capire, c’è un complotto internazionale per screditare l’Italia, come ha fatto intendere l’ex maestro di sci dei figli di Silvio Berlusconi, il ministro degli affari esteri Franco Frattini. E’ ora di dire basta, di respingere questi disegni che screditano il paese. Cosa che faremo con decisione. Appena avremo smesso di ridere.

2010-11-26

Wikileaks. Documenti "di scenario". Booh!

Franco Frattini, dopo avere ricevuto la notifica, da parte dell'ambasciata americana a Roma, sulla possibilità che vengano pubblicati da Wikileaks documenti relativi alle relazioni bilaterali tra i due Paesi, ha tenuto a precisare che si tratta di documenti "di scenario".
Cosa voglia dire non si sa. Vedremo.
Ce l'hanno tutti con l'Italia secondo Frattini. Un complotto. Dal rudo a Napoli al crollo di Pompei, dal marcio in Finmeccanica [leggi Lorenza Sarzanini sul Corriere: «Società offshore per gli appalti gonfiati»] a Wikileaks. Del resto Berlusconi lo dice da sempre: la colpa è dei giornalisti - pochi - che conducono inchieste e dei giudici che indagano. Governo e imprenditori dal guadagno facile sono martiri. E va be'.

2010-11-25

Bondi. Ministro indecente di un governo indecente

C'era una volta il comune senso della decenza, cosa assai arbitraria per la quale benpensanti e giudici bigotti non esitavano a condannare per atti contrari alla pubblica decenza due gay che si baciavano in pubblico.
Non è indecente invece sentire un ministro della IN-cultura in carica sostenere impudicamente di aver aiutato due casi umani dando posto di lavoro e consulenze al figlio e all'ex marito della sua donna (fatta eleggere, per altro, al parlamento italiano, come tanti altri cani e porci, grazie alla oscena legge elettorale Calderoli). [Leggere al riguardo L’aiutino (pubblico) non si nega a nessuno di G.A. Stella sul Corriere]

Ma Sandro Bondi, evidentemente poco soddisfatto della sua performance a Anno Zero e di quella del suo boss Berlusconi a Ballarò, ha avuto la faccia tosta di dichiarare che i conduttori televisivi di queste due trasmissioni dovrebbero ripensare il proprio ruolo perché "Di questo passo viene letteralmente annientata la dignità della politica e la credibilità degli esponenti politici..."
Capito? Osceni non sono i comportamenti suoi, di Berlusconi o, tanto per fare un altro esempio a caso, del ministro della guerra La Russa con le sue incivili risse televisive e i posti assegnati a figli parenti ed amici. Indecenti sono i giornalisti che ne parlano.
È L'osceno normalizzato di cui scrive Barbara Spinelli su Repubblica.

2010-11-24

Berlusconi sbraca a Ballarò



Niente di nuovo. Le sparate televisive dell'iracondo cavaliere sono tra le cose che non fanno più notizia tanto gli italiani ci sono abituati.
"Ghe pensi mi" aveva detto a A tigi unificati ai primi di luglio, promettendo mari e monti.
Sui rifiuti napoletani, con a fianco il fido Bertolaso - che nel frattempo se ne è andato prudentemente in pensione - aveva garantito soluzioni prima in dieci poi in tre giorni. Gli ispettori europei, un po' indignati, hanno dichiarato una quarantina di ore fa che a Napoli hanno trovato la stessa disastrosa situazione del 2008.
Che Berlusconi non abbia bacchette magiche, checché ne pensino i suoi fan, è un fatto. Che a Napoli - e non solo a Napoli - il ceto politico, di destra come di centro o sinistra, sarebbe da mettere - metaforicamente, per carità! - al rogo è un altro fatto.
Delle parole di Berlusconi al telefono di Ballarò colpisce non tanto la consueta maleducazione ed arroganza anfetaminica da padrone assoluto alla quale il premier ci ha da tempo assuefatti, quanto la piccolezza del suo atteggiamento. Fateci caso. Lui telefona a Floris, concorda che accetterà il contraddittorio, poi fa la sua sparata e interrompe la comunicazione. Non solo: tenta di far credere agli ascoltatori che sia stato Ballarò a chiamarlo, non il contrario. Questa è paranoia. Siamo governati da un uomo tanto afflitto da manie di grandezza da non essere più in grado di ammettere nemmeno a sé stesso di essere stato lui a cercare gli altri e non gli altri a cercare lui. Sembra secondario, ma è indicativo di una mentalità.
Italiani, continuate imperterriti a votarlo.

2010-11-20

Dell'Utri - mafia. Motivazioni della sentenza di condanna. Altra mazzata per Berlusconi

Le motivazioni della sentenza di condanna in secondo grado nei confronti di Marcello Dell'Utri chiamano pesantemente in causa Berlusconi. (vedi Il ruolo di Marcello Dell’Utri)
Io non so se il berlusconismo è finalmente al capolinea oppure se il cavaliere riuscirà a cavarsela per il rotto della cuffia. Un giorno sembra finito, il giorno dopo si riprende come il protagonista in un brutto film horror.
La pochezza dei suoi oppositori - tutti i suoi oppositori - e l'idea qualunquista che i politici siano tutti uguali, sempre più radicata nella mente degli italiani, non fa presagire nulla di buono.
Anche stavolta diranno: Berlusconi ha pagato protezioni mafiose? E perché, gli altri cosa fanno? Gli altri, il tormentone che accomuna chiunque in una gelatinosa massa putrida.
La situazione è davvero brutta e non si intravvede luce in fondo al tunnel.
Mi chiedo perché io, e migliaia di altre persone meglio di me, continuiamo a stilare post di questo genere rilanciando notizie nella disperata speranza di smuovere qualcosa. Sembriamo soltanto turbinare in un grande circolo autoreferenziale non meno di quello dei grandi mezzi di comunicazione cartacei. Forse è soltanto un modo per sentirci più partecipi al grande psicodramma collettivo che sconvolge l'Italia.

2010-11-18

'ndrangheta a Milano? Fatemela vedere


Ripropongo l'intervento di Saviano anche per dare il senso di quanto sia pretestuoso l'attacco della Lega nei suoi confronti


Gian Valerio Lombardi, Prefetto di Milano, dice: "dov’è la ‘ndrangheta, fatemela vedere"...
«La mafia non esiste» dicevano i boss negli anni Settanta.
Anche a Pavia c'era chi sosteneva che la mafia non esiste e si diffidava Irene Campari, consigliere comunale, dal parlarne.
Poi, quest'estate, proprio a Pavia, hanno arrestato il direttore dell'ASL, Carlo Chiriaco sequestrandogli beni per un milione di euro...
Giovanni Giovannetti, ben prima che esplodesse il bubbone, aveva raggruppato in un suo post dal titolo, appunto, La mafia non esiste un bel po' di stralci da giornali, spezzoni di inchieste e fatti a dir poco inquietanti. La rilettura, alla luce dei fatti successivi, è interessante.

Alcune righe d'assaggio:
«Le mafie sono ormai radicate a Pavia e in provincia, operano negli appalti, nella ristorazione, nel piccolo e nel grande commercio». Lo ha confermato il Procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, (“la Provincia Pavese”, 25 settembre 2008). Difficile sperare che le mafie si fossero fermate a Buccinasco, la Platì del Nord. E infatti Pavia brulica di inutili cantieri, di oscure operazioni immobiliari, di lussuosi negozi sempre deserti che cambiano frequentemente proprietario, di oltre sessanta sportelli bancari nonostante l’assenza di attività produttive.
E più avanti:
...un fiume di denaro sporco dilavato in banche compiacenti, in borsa, nell’edilizia privata, nelle bische clandestine; oppure moltiplicato con il traffico dei rifiuti e nelle sale gioco (a Pavia si conta una new-slot ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale, una spesa media di 1.498 euro per ogni abitante), oppure negli appalti pubblici e nell’escavazione; o investito nel commercio e nella grande distribuzione, o nell’acquisto di cliniche, alberghi, ristoranti, cinema...
Basta guardarsi intorno.

2010-11-12

Pompei

Pompei, tempio di Giove con copia della testa

Pompei, agosto. Giornata limpida e calda, mitigata da una brezza costante che rende sopportabile la visita agli scavi.
Lunga fila all'ingresso. Prezzo del biglietto: 11 euro a testa.
Al Prado di Madrid si entra con 8 euro, al Pompidou di Parigi ci vogliono 10 euro e al Louvre 8,50.
Questi sono scavi, si dirà, unici al mondo. Vero come è vero che si tratta pur sempre di ruderi, un po' monotoni, come tutti i ruderi. Emozionano? Sì, se si pensa di calpestare le stesse pietre e precorrere le stesse strade di donne e uomini vissuti oltre duemila anni fa, curiosare dentro il perimetro delle loro case e cose del genere. Però è più una sensazione mentale che fisica. Ciò che appare sono pietre più o meno ben conservate che dicono poco a un profano. Poi ci sono i templi, le piazze, le grandi case dei ricchi con affreschi e mosaici e lì c'è il meglio. Pompei è una città e raggiungere i vari luoghi dove ci sono i reperti più interessanti vuol dire scarpinare. Infatti ci sono torme di visitatori - molti stranieri - scalmanati per il caldo, che si aggirano, mappe alla mano, per capire dove è questo e dove è quello. Non è facile. Le cartine che si prendono all'ingresso non sempre sono precise e i numeri non corrispondono con le numerazioni sui muri delle vie. La lettura delle indicazioni sulla guida prende tempo, né si è aiutati da spiegazioni su appositi cartelli per capire cosa si sta vedendo. Insomma è tutto abbastanza faticoso senza contare che a volte si arriva ad una domus particolarmente significativa e la si trova sbarrata per qualche ignota ragione. Altro elemento di delusione è l'assenza, pur comprensibile per ragioni di conservazione, delle migliori statue, dei manufatti del vivere quotidiano, dei calchi. Qui c'è solo qualcosa di minor conto accatastata alla rinfusa dietro una cancellata e copie. Gli originali sono altrove, al museo archeologico di Napoli e in altri luoghi. (Pompeiani in fuga: calchi di gesso e resina in mostra nell’Antiquarium di Boscoreale, in provincia di Napoli)
Alla fine sembra che l'oasi più apprezzata da molti, specie italiani con bambini annoiati al seguito, sia il posto di ristoro, lo Spizzico dove si mangia e si beve.
La magia della città, ben resa dalle suggestioni del video sottostante, non la si ritrova facilmente abbandonati a sé stessi nel caldo del mezzogiorno tra percorsi difficilmente rintracciabili.
Qui, come in tanti altri grandi musei, per apprezzare meglio le opere d'arte bisognerebbe avere il tempo di tornare più volte, con in mente itinerari ben definiti. Ma questo è altro discorso.
Ora il crollo della Domus dei Gladiatori ha riacceso i riflettori sullo stato di salute di questo sito, patrimonio dell'umanità.
Scrive Sergio Rizzo sul Corriere del 9 novembre che i soldi incassati non bastano a coprire le spese. Eppure undici euro per tre milioni di visitatori all'anno fanno una bella somma.
Dice Rizzo che i dipendenti sono 524, dei quali 312 addetti alla vigilanza, costano 18 milioni di euro all'anno e sono numericamente insufficienti. Personalmente non ne ho visto in giro neanche uno per tutto il tempo della visita, mentre al Prado, per fare un esempio, ogni sala ha il suo vigilante presente. Rizzo ci racconta anche che in realtà solo sette milioni all'anno degli incassi vengono reinvestiti per Pompei e gli scavi sono sempre stati una voragine mangiasoldi. Ai tempi del ministro Vincenzo Scotti (democristiano, poi sottosegretario nel governo Berlusconi IV) cento miliardi delle vecchie lire arrivati dal Fio (fondo investimento e occupazione) sparirono nel nulla senza che niente fosse fatto. Più di recente 80 milioni di euro accumulati dai sovrintendenti e non reinvestiti sono stati utilizzati altrove. Una trentina se li è ripresi l'allora ministro Buttiglione e quaranta sono stati trasferiti d'autorità alla Protezione civile che ha finanziato le opere in deroga del commissario Marcello Fiori.
L'uso "allegro" che ne è stato fatto dal duo Bondi-Bertolaso si evince dall'inchiesta pubblicata sull'Espresso di questa settimana Pompei crolla, loro mangiano.
Anche questa è l'Italia del basso impero dove tutto sta crollando.


2010-11-07

La crisi del Pdl e il Pd che non c'è. Tutti in cerca di un leader

Il limone mutante di Terzigno, cresciuto vicino alla discarica, è anche parlante - Cliccaci sopra per scoprire chi è

Azzarda Bersani dal palco dell'Auditorium: «Stiamo diventando il primo partito del Paese». Però non pronuncia la parola elezioni.
Curzio Maltese su La Repubblica (Il fai-da-te dei rottamatori) sembra spiegarne la ragione:
In una eventuale campagna elettorale il Pd non può infatti contare su nessun argomento forte, scavalcato in tutti dalla concorrenza. Sulla difesa della legalità e l’antiberlusconismo, ormai sinonimi, il Pd è meno efficace di Di Pietro e ora anche di Fini e Famiglia Cristiana, sulle questioni sociali e ambientali, per dire il precariato o il nucleare o la privatizzazione dell’acqua, è meno chiaro di Vendola e Grillo, sulla laicità e i diritti civili più ambiguo di tutti i nominati più i radicali, sull’immigrazione non ne parliamo. Perfino sulle legge elettorale il Pd non ha ancora scelto una linea, fra quattro o cinque possibili.

In questa Italia sommersa dai rifiuti, avvelenata dall'inquinamento, dalla corruzione, dalla disgregazione sociale, dove i giovani non hanno più futuro e il ceto politico ha subito una mutazione genetica malformante come il limone di Terzigno, riporre speranze sulle vecchie facce dei politici, poco importa se di destra, di centro o di sinistra è illusorio.
Lasciamo perdere i Berlusconi, Bossi, Casini, Rutelli, D'Alema, Veltroni, e compagnia cantante, non tutti nella stessa misura responsabili del disfacimento del paese, ma tutti corresponsabili dello sfascio istituzionale.
Titic e titac. Ti salta fuori dal cappello un Fini. Fini, uno che da quarant'anni mercanteggia con la politica e negli ultimi quindici ha condiviso tutte le peggiori scelte berlusconiane. Titac e titic ed eccoti lì i soliti Tremonti - un commercialista di successo che sa tutto su come far pagare poche tasse ai ricchi, ma poco ferrato in economia, cosa che non è necessariamente un male -, Luca Cordero di Monteprezzemolo - sempre accreditato ovunque al pari della verde erbetta, anche se sfugge quali siano davvero i suoi meriti a parte il cognome, Montezemolo, una dinastia per generazioni al servizio dei Savoia -, Mr. Sergio Marchionne, CEO Fiat - in tutt'altre faccende affaccendato, direi, per impelagarsi nella politica italiana -, Mario Draghi sul quale nessuno di quelli che in Italia contano, tranne Tremonti, porrebbe apertamente il veto. Ma anche questo Draghi, governatore della Banca d'Italia, non più un giovincello con i suoi sessantatre anni, con un curriculum da spavento tra studi, incarichi nazionali e internazionalie, appartenenze a consigli d'amministrazione e, tra l'altro, vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005, quale garanzia potrebbe mai offrire di essere l'uomo giusto per portare l'Italia fuori dal guano?
Valutando dalle referenze è mente fuori dal comune e dopo figuri come Bossi, Berlusconi e i loro scherani dio sa quanto l'Italia avrebbe bisogno di persone intelligenti alla guida della cosa pubblica.
Però l'essere stato ai vertici della Goldman Sachs, rimasta la più grossa banca operante nel "mercato delle scommesse" [quello che permette di guadagnare cifre colossali scomettendo appunto sugli andamenti futuri di prezzi, indici, tassi e valute] dopo la traumatica uscita di scena delle sue più dirette concorrenti (Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch) e non meno di queste corresponsabile della crisi finanziaria che ancora ci travaglia, non depone necessariamente a suo favore, se non per il fatto di essere un super esperto dei sofisticati meccanismi finanziari che determinano le sorti del mercato.
Del resto la Goldman, che ha retto meglio alla crisi finanziaria anche grazie ai 10 miliardi di dollari dei contribuenti americani ricevuti in prestito dal Tesoro Usa, è stata accusata di frode per aver creato e venduto prodotti collegati a mutui suprime, rilasciando informazioni inesatte e omettendo fatti chiave, dalla Securities and Exchange Commission (la Consob americana). Per mettere tutto a tacere lo scorso luglio ha pagato una multa record da 550 milioni di dollari ottenendo la chiusura della causa. In un libro recente, di grande successo in America, della Goldman Sachs è stato scritto: «Ha il carattere crudele di una tigre della Manciuria, si insinua in tutto il mondo, come un cacciatore esperto, quando sente l'odore di sangue si avventa!»
Dico queste cose non certo per simpatia nei confronti di Tremonti, ma semplicemente perché quando sento tante campane suonare a favore di una persona mi chiedo cosa le abbia slegate e faccio qualche ricerca. Ora posso sbagliarmi però questo Draghi non ha precisamente un passato da Madre Teresa di Calcutta e lo preferirei come consulente finanziario - se avessi una valanga di soldi - piuttosto che a capo di un governo che per il "patto sociale" tra stato e cittadini dovrebbe pensare anche al bene di questi ultimi.

2010-11-03

Un paese per comici - Berlusconi presiede il prossimo convegno nazionale sulla famiglia



Il «nobiluomo» Gianni Letta («Gentiluomo di Sua Santità» per suggerimento del card. Tarcisio Bertone) come atto di riparazione ha imposto a Silvio Berlusconi di presiedere al convegno nazionale sulla famiglia
Sic!

2010-11-02

"Meglio appassionato di belle ragazze che essere gay", Il Berlusca sì ch'l'è un om!

Diciamola tutta. Méi una bèla lögia che cü. Insomma meglio puttaniere che culattone. Questo proclama pubblicamente il nostro presidente del consiglio che ormai va a ruota libera.
Il dramma di questa Italia è che molti, apertamente o in cuor loro, sono d'accordo e non si scandalizzano se un primo ministro fa quel che fa e dice quel che dice.
Sia chiaro che dei gusti sessuali del cavaliere non ce ne importa niente. Può anche scoparsi una pecora se questo lo diletta, ma che esprima opinioni sui gusti altrui è inaccettabile. Nessun capo di stato di un paese civile si permetterebbe una simile battuta contro gli omosessuali, lui sì.
Tutta la mia solidarietà - e spero anche quella di chi legge questo post - ai gay lesbiche negri zingari ed ebrei da sempre dileggiati e perseguitati da individui col cervello atrofizzato.
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